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mercoledì, 02 aprile 2008

lettera al giornalista Marco Zatterin

caro Marco dal cognome così facile da ricordare, il ministro non è stato costretto alle dimissioni per il contenuto dei 200 SMS roventi di passione erotica, ma, e per un italiano apparirà impossibile, per aver usato a questo scopo il telefono ufficiale che lo STATO gli paga.

MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
Lei si chiama Johanna Tukiainen, ha 29 anni, vive a Miami e guida un gruppo di spogliarelliste dall'ammiccante nome di Scandinavian Girls, del quale fanno parte anche le sorelle Julia e Jasmin. Lui è Ilkka Kanerva, di anni ne ha 60, e fino a ieri era il ministro degli Esteri finlandese. Ora è il primo politico della storia del Paese nordico a lasciare il governo per «ragioni personali», spazzato via dai duecento sms a sfondo sessuale inviati in tre mesi col cellulare di servizio alla prorompente modella naturalizzata americana e pubblicati da una rivista scandalistica. «Possiamo farlo in un luogo eccitante?» recitava uno dei messaggini galeotti, inizialmente smentiti e poi confermati a testa bassa. Immediato il rimpasto con la nomina a ministro di Alexander Stubb, quarantenne, europarlamentare dal 2004. Succede nel Grande Nord, terra sulla carta povera di tabù, dove però le regole e le apparenze sono ancora considerate importanti. Uno se li immagina tolleranti e aperti, invece no, il responsabile della diplomazia nazionale non può farsi cogliere a corteggiare un'attricetta, cosa che dalle nostre parti passa inosservata anche sul palco del Family Day. L'etica finlandese impone che l'intestatario di uno stipendio pubblico, soprattutto se alfiere internazionale del Paese, non possa usare le pause di un vertice europeo per tacchinare una fotomodella: l'interferenza fra sfera privata e politica è considerata inaccettabile.
(continua)
Johanna, la bionda che ha fatto perdere la testa a Kanerva
***
E non è poi così strano, vero?, tanto che c'è un partito, quello del Berlusone tanto per non far nomi, che arruola un generalone della Finanza, molto noto perchè mobilita aerei di servizio per mangiare in privato, e con ospiti privati, del pesce fresco.
Notizia che ben poco scalpore ha suscitato della GRANDE STAMPA italiana, moto colpita invece dal fatto che qualcuno l'abbia mandato a casa in un modo forse irrituale.
LEI, caro Marco dal cognome che mi ricorda qualcosa, con i rimborsi spese al giornale come fa?


postato da: bkrema alle ore 13:56 | link | commenti
categorie: italia, politica, cronaca, giornalisti
domenica, 09 marzo 2008

cronache e sindaci americani di oggi

per essere un editoriale, lo è, ma non su un fatto d'Italia, su un sindaco d'America. In fondo anche il Corriere sa raccontare cose pesanti sui sindaci, d'America naturalmente.

è bello come la trama di un film, che forse non avrà mai un finale.

La prostituta e il sindaco Il delitto che scuote Detroit

Uccisa nel 2003. Un agente rivela: sono stati i miei colleghi

di Guido Olimpio

WASHINGTON — «Fragola» è bella ed è molto desiderata. Per questo la pagano bene quando lascia cadere il vestito nei night di Detroit. I clienti apprezzano. Ma forse non sono gli unici. «Fragola» ha mostrato il suo corpo a qualcuno di importante. In un fine settimana nel settembre 2002, l'avrebbero vista alla «Manoogian Mansion», la residenza del sindaco di Detroit Kwame Kilpatrick. Una esibizione seguita da un fuoriprogramma. La moglie del sindaco, Carlita, sarebbe piombata nella villa ed avrebbe preso a sberle la spogliarellista. «Spazzatura», ribattono gli amici di Kilpatrick convinti di cancellare le ombre. Ma ombre ancora più nere tornano il 30 aprile di un anno dopo. «Fragola», il cui vero nome è Tamara Greene, 27 anni, è assassinata a colpi di pistola in una via di Detroit. Il killer risparmia il compagno della donna che le è seduto accanto nella vettura. A terra rimangono diversi bossoli. Per la scientifica potrebbero essere stati sparati da un Glock, arma in dotazione alla polizia, ma comune anche tra i criminali. Il delitto rilancia, sotto una luce diversa, la presunta esibizione di «Fragola». Kilpatrick reagisce con veemenza. Smentisce tutto e caccia il vice capo della polizia Gary Brown, colpevole di indagare sulla spogliarellista e sui comportamenti illegali all'interno del Comune. In soccorso di Kilpatrick interviene il procuratore Mike Cox che liquida la vicenda del balletto come «una leggenda metropolitana ». Si muove anche la polizia di Stato — separata da quella metropolitana — e raccoglie testimonianze che sembrano dare ragione al magistrato. Ma l'atmosfera a Detroit è putrida. C'è un clima di sospetto, di pugnalate nell'ombra, di ricatti. Un ambiente che piacerebbe allo scrittore James Ellroy. Accade così che una pattuglia fermi per eccesso di velocità l'assistente del sindaco, Christine Betty. Una donna in carriera e molto — forse troppo — vicina al primo cittadino. Lei risponde telefonando al capo della polizia e insultando gli agenti: «Voi non sapete chi c... sono io?». Poi insinua che si è trattato di una trappola ordita dalla polizia. La poltrona di Kilpatrick diventa rovente. Nell'aprile del 2004 la polizia di stato afferma che il giudice Cox ha ostacolato l'indagine e un tenente della Omicidi di Detroit, Alwin Bowman, accusa: «Mi hanno trasferito per impedire che facessi luce sul delitto di Tamara». Il giallo di «Fragola» si intreccia con le beghe consiliari. La stampa picchia duro, i reporter scavano nella melma, si attaccano dove possono. È di nuovo la moglie Carlita a finire in prima pagina perché usa un gigantesco Suv fornito al Comune per le esigenze della polizia. Nulla rispetto ai guai che aspettano il marito. Vengono infatti diffusi dei messaggi sms dai rivelano rapporti troppo «stretti» tra Kilpatrick e l'assistente Christine Betty. Agli schizzi di fango segue un altro colpo. L'ex tenente Bowman presenta, il 29 febbraio, una denuncia che scuote il Palazzo: «Tamara è stata uccisa da qualcuno della polizia. E c'era un legame tra la vittima e uno stretto collaboratore del sindaco». L'ufficiale aggiunge che i suoi superiori hanno sempre mostrato «un interesse inusuale» per il caso. L'allora capo Jerry Oliver e il suo successore, l'ambiziosa Ella Bully Cummings, pretendevano di aver libero accesso alle carte dell'indagine. Una via vai di cartelline che avrebbero causato la perdita di documenti importanti. Un altro detective testimonia che alcune informazioni sono state cancellate dai computer del Dipartimento. Il tiro si sposta sulla Cummings che ha passato, contro ogni logica, il dossier Fragola all'unità «Cold case». Un modo per affossare l'inchiesta, dicono i nemici. «Non è vero», ribatte la Cummings chiedendo la collaborazione dei cittadini. Le ha risposto un amico della vittima: «Tamara doveva ricevere un grossa somma di denaro ». Era il prezzo del silenzio? Forse hanno preferito pagarla con una scarica di piombo.

anche in Italia ogni tanto accade qualcosa in una città, qualcosa di indicibile, ne parlarono poi, dopo, a cose finite. Fu il caso della UNO BIANCA, a Bologna, quando finalmente i caramba scoprirono che a capo di tutto c'era la pula. Dal 1987 al 1994. 24 morti ammazzati, 102 feriti

postato da: bkrema alle ore 05:31 | link | commenti
categorie: italia, politica, racconti, potere, giornalisti
mercoledì, 09 gennaio 2008

Ci sono articoli che si commentano da soli e che vale la pena di leggere in prima persona. Anche perchè, almeno io, ne ho le "tasche" piene di politica che è peggio della peggior telenovela.

Se fosse capitato a Ségolène

Lidia Ravera da L'Unità

Affascinanti, slanciati,occhiali scuri e abbigliamento sportivo, sembrano usciti vincitori da un opportuno patteggiamento col diavolo, Nicolas Sarkozy e Carla Bruni, nella fotografia che occupa la prima pagina di Le Journal de Dimanche. Lei, a quarant’anni, sembra una ragazza e lui, a cinquantaquattro, un quarantenne di quelli eterni, appena appena appannati di grigio, uno di quelli che riescono a dimostrare quarant’anni fino a un passo dalla sepoltura. Al modello «forever young» mancava un bambino (il drappello di ventenni biondi generosamente offerti da Cecilia e il ragazzino prodotto insieme, seppur anch’essi avvenenti, non bastavano) ed ecco che Carla fornisce il piccolo Aurelien, e Nicolas, nella foto, se lo carica sulle spalle, con le mani gli tiene i piedini, forte come un toro, dolce come si portano i patrigni nelle favole moderne.

Mezza Francia è deliziata dall’immagine del Presidente con la fidanzata. L’altra metà è scandalizzata dalla rapidità con cui si è consolato della perdita della precedente Madame Sarkò.

E magari è scandalizzata anche dalla fama di mangiatrice di uomini che accompagna la futura Madame Sarko. Tutte e due le metà dei francesi sono unite nell’inevitabile invidia: sono, i due promessi sposi, l’incarnazione del modello eterosessuale dominante. Il più ovvio. Quello cui tutti, sapendolo o inconsciamente, non possiamo fare a meno di aspirare. Lei è bella, piena di grazia, canta come un angelo ed è famosa quanto basta perché tutti sappiano che è bella e piena di grazia. Lui è forte, determinato, ricco e potente. Un uomo di successo. La fiaba è una sorta di sequel di Cenerentola: anche se la nostra bella non è mai stata povera, neanche da bambina, il più piazzato è certamente lui. Una ex-mannequin neo-chanteuse conta, comunque, meno di un Presidente. Quindi lo schema del sogno eterosessuale è rispettato: lei conferisce valore a lui nella misura in cui accende il desiderio degli altri uomini. Lui premia il valore di lei, mettendole a disposizione il suo regno. Si sposeranno, pare, a febbraio. La mamma di lei benedice le nozze dalle pagine di quotidiani e settimanali, le vacanze e i weekend dimostrano che l’uomo di potere non trascura le gioie private.

Tutto perfetto. Auguri e figli maschi... Sì, proprio figli maschi, perché nascere maschi, ancora oggi, anche qui in occidente, continua ad essere una bella botta di fortuna. Provate per un attimo a immaginare, sempre restando in tema di presidenti francesi, che Sarko avesse perso le elezioni e le avesse vinte, invece, Ségolène Royal, anche lei di bell’aspetto, anche lei cinquantenne, anche lei madre, anche lei non proprio perfettamente felice col marito. Ci siete? La vedete passeggiare da padrona per i saloni dell’Eliseo? Bene. Ora immaginate che Francois Holland, scocciato dall’idea di fare il «first lady», abbia deciso di divorziare due giorni dopo il trionfo della moglie. Verosimile no? Agli uomini le posizioni vicarie sembrano, in genere, piuttosto imbarazzanti (perfino quando hanno parecchio da farsi perdonare come Bill Clinton), non hanno la libidine dell’accompagno. Quindi: immaginate Ségolène neopresidente e neodivorziata, un po’ triste, un po’ smarrita e immaginate che, con sospetta rapidità, un grandissimo pubblicitario amico suo (magari lo stesso, Jacques Séguela, che ha fatto la campagna elettorale di Mitterand e ha fatto incontrare Carla Bruni a Sarko), le abbia appena presentato un bellissimo esemplare della nostra razza, un italiano di fascino, chennesò... Kim Rossi Stuart... Raul Bova... immaginate che Ségolène lo corteggi e lui si lasci corteggiare. Li vedete? Lei è più vecchia, ma è una bella donna. Lui la ammira. Insieme sono una bella coppia.

Eppure... eppure, la fotografia di loro due, Ségolène e Kim, Segolene e Raul, non piace. Lei non è invidiata, perché la bellezza di lui, a lei, non conferisce valore. Lui non è invidiato, perché il potere di lei annulla il suo, e lui è maschio, e i maschi devono essere più potenti delle donne. Di lei si direbbe: se l’è comprato, guarda lì, che schifo, una donna di cinquant’anni che si piglia su un bell’ometto. Di lui si direbbe: ma che uomo è? Vuole vivere all’ombra di una donna Presidente della Repubblica. Ma ce l’ha una dignità? Ma ce l’ha le palle?

Esagero? No, siate onesti, ho ragione. L’uomo «con le palle» è quello che acchiappa Carla Bruni, non quello che acchiappa la prima donna Presidente della Repubblica, anche se un o una Presidente della Repubblica conta più di una/un cantante, di una/un fotomodello, di un attore o di un attrice. Del resto, basta la recente polemica sulle rughe della povera Hillary Clinton a dare la misura di quanto, per le donne, qualunque sia il risultato delle loro ambizioni, sia cambiato, a livello profondo, ben poco. L’immaginario collettivo vuole il Principe Maschio e Cenerentola Femmina. L’«ordinary people» continua a considerare un uomo che ha molte donne, invidiabile. Una donna che ha molti uomini un po’ puttana. E ciò che rende l’uomo più forte anche in amore, il potere, alle donne continua a costare caro. Ségolène non c’è l’ha fatta, per quanto ci sia andata vicino. Hillary, se ce la farà, dovrà tenersi ben stretto il marito, si innamorasse chennesò... di Brad Pitt, il poveretto verrebbe retrocesso a «stagista» nonostante la carriera hollywoodiana.

È un fatto: il potere, per noi donne, non è eroticamente utile. Sarà per questo che, in fondo, continua ad essere piuttosto limitato il numero di quelle che provano a conquistarlo?

PS: però almeno Sarkosy non è il nostro EX!

postato da: bkrema alle ore 03:07 | link | commenti (3)
categorie: politica, donne, femmine, potere, giornalisti
giovedì, 03 gennaio 2008

giancarlo dotto, uno che come "finesssse" non sbaglia proprio e chiude così i suoi improperi contro gli auguri da sms seriale da una riverita tribuna come La Stampa.

Ci sono poi gli auspicatori malvagi, che non si accontentano di melassare il tuo anno che verrà con il generico sciroppo ma vanno puntigliosamente a circostanziare: «Auspico per te un meraviglioso 2008, che significa molto sesso, una casa a Parigi e una villa in Kenya». Ora, a prescindere che una villa in Kenya di questi tempi non è esattamente un augurio, se tu che lo ricevi non ce la fai nemmeno a pagarti quaranta metri quadri in borgata e la donna che te la dava, l’unica, ti ha appena mollato, si capisce perché il cotechino va di traverso e la lenticchia puzza di bruciato.

postato da: bkrema alle ore 18:43 | link | commenti (1)
categorie: politica, letteratura, giornalisti