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martedì, 10 novembre 2009

FOLLIE D'AMORE e amnesie da passione...

fra tante notizie non certo gratificanti e tali da rendere almeno un po' diversi i nostri discorsi. Naturalmente son quasi sempre di tipo "pruriginoso" e che suscitano commenti, soprattutto di maschi, fra l'ironico e il preoccupato, come il fatterello riportato da IL MESSAGGERO.

ROMA (9 novembre) - Né troppo bello, né troppo brutto, solo forse, troppo intenso e così dopo aver fatto sesso con il marito ha perso la memoria. Lo ha raccontato alla Cnn la cinquantanovenne Alice che ha detto di soffrire di amnesia a breve termine, fortunatamente per lei temporanea: tecnicamente si tratta di amnesia globale transitoria, che può verificarsi dopo un'attività faticosa, come l'esercizio fisico intenso, un tuffo in acque troppo fredde o troppo calde o, appunto, un rapporto sessuale.

Il disturbo
è comparso all'improvviso lo scorso agosto, di mattina. Dopo un'accesa performance fra le lenzuola con il marito. Anzichè apparire compiaciuta, Alice sembra confusa. Resta a letto, mentre Scott accende la tv e guarda le Olimpiadi di Pechino 2008. È l'estate della Michael Phelps-mania: il nuotatore e le sue vittorie sono praticamente ovunque. Eppure Alice chiede: «Ma come, ci sono le Olimpiadi?». Il marito è perplesso, capisce che qualcosa non va e le chiede, a sua volta: «Chi è il nostro presidente?». «Bill Clinton», è la risposta. Scatta immediata la chiamata al 911, i paramedici sospettano un ictus e la donna viene portata al pronto soccorso.

Una volta in ospedale, ogni 10 minuti rivolge al marito e a chi le sta intorno le stesse domande, tipo «dove sono?» o «che ci faccio qui?». I medici diagnosticano l'amnesia globale transitoria, una rara condizione neurologica che si verifica in particolare in persone con più di 50 anni. E, dopo il racconto del marito, indicano nel rapporto sessuale la causa che ha scatenato la perdita della memoria a breve termine. La donna ricorda soltanto che la notte precedente era andata a dormire con un leggero mal di testa, senza prendere nulla per farlo passare. E nonostante si sia ripresa completamente, tuttora non ricorda cosa successe quella mattina. Non ha smesso di fare sesso con il marito, l'unica precauzione è evitarlo quando ha mal di testa.

Vale la pena riportare i significativi commenti dei lettori de Il Messaggero.

Evitera' di far sesso quando ha il mal di testa? Non fanno tutte cosi'??????????? commento inviato il 09-11-2009 alle 15:25 da peaeye

Deve essere proprio rara, ...... 'sta condizione neurologica che si verifica negli ultra-cinquantenni. Sennò ci avremmo tutta una classe politica che non si ricorderebbe manco la via di casa... commento inviato il 09-11-2009 alle 16:27 da Jesse

la cosa che nessuno ha notato la cosa che nessuno ha notato è che dopo il sesso appassionato, lui ha acceso la tv.... Che poeta! PS: commento da maschietto: finchè ci saranno uomini così (grazie ai quali ci meritiamo i mal di testa delle donne) ci saranno tante fanciulle da consolare......... commento inviato il 09-11-2009 alle 16:48 da lugigio

Secondo me...... la signora ha perso la memoria perchè preferisce non ricordare la prestazione mediocre del marito. commento inviato il 09-11-2009 alle 18:13 da Ceci

PUÓ SUCCEDERE....Puó succedere anche agli uomini? Sii se sei rinc..... commento inviato il 09-11-2009 alle 20:34 da remo dk

EPPURE SI PARLA di accesa performance fra le lenzuola col marito. Dunque perchè dare sempre la colpa al maschio? Magari era così frigida che lo sforzo le ha fatto perdere la memoria! commento inviato il 09-11-2009 alle 21:19 da Palmerio

X JESSE 16,27 ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah il tuo commento è semplicemente fenomenale ! commento inviato il 09-11-2009 alle 21:35 da francesco61 se a 59..

fa sesso così io piuttosto la invidio.. chissenefrega se poi viene l'amnesia...vorrei vedere quanti giovani hanno "accese performance" dopo presumibilmente un po' di anni di matrimonio!!! commento inviato il 09-11-2009 alle 23:00 da Sandram

postato da: bkrema alle ore 07:39 | link | commenti
categorie: eros, femmine, umanità, maschi
venerdì, 09 ottobre 2009

CON QUELLA sesta PUO' DIRE QUEL CHE VUOLE...

Probabilmente l'ha fatto solo per richiamare l'attenzione perchè con quelle dimensioni forse non riusciva a farsi vedere in faccia dallo schermo.

In fondo però è ampiamnte scusata, chissà se qualcuno ricorda questi allegri signori, così arrabbiati con chi oggi li prende in giro, cosa urlavano contro questa signora scienziata?

Ecco una delle tante cose che in questa ghenga non arriverà, un qualche Nobel ad esempio. Non perchè il Nobel sia chissà cosa, l'hanno preso in molti specie all'estero, però anche quello dev'essere gestito da Komunisti, mai che arrivi a qualche onesto esponente degli attuali governanti. E nemmeno un Pulitzer (o un analogo europeo) a gente come Feltri, Fede o magari Pansa.

MILANO - Incredibile gaffe durante la registrazione della puntata del «Chiambretti Night» che andrà in onda questa sera su Italia 1. Cristina Del Basso, prorompente ex concorrente del «Grande Fratello 9», sollecitata da Piero Chiambretti a commentare le preferenze su Internet che la vedrebbero alle spalle della Montalcini, incappa in una «papera» clamorosa, affermando che la scienziata Premio Nobel per la medicina sarebbe morta.

 

CHIAMBRETTI - Contraddetta da Chiambretti, Del Basso ha tentato di scusarsi dicendo che gliel'avevano riferito. La showgirl, ospite del «Chiambretti Night» per intervenire sul tema della chirurgia estetica, uno dei fil rouge di questa nuova stagione, ha anche ammesso di portare la sesta misura di reggiseno.

E' una delle tante divertenti notiziole trovate su Il Corriere. Questa è accompagnata anche dal rituale video.

Naturalmente tutto questo clamore ha certamente uno scopo: quello di aiutare Chiambretti ad essere un po' più visibile, perchè stando in Mediaset non può certo parla male del suo Kapo e Padrone.

postato da: bkrema alle ore 09:47 | link | commenti
categorie: politica, scienza, femmine, tettone, tribù
domenica, 20 settembre 2009

geotritone?

Per muoversi in Sardegna occorre prestare molta attenzione perchè ovunque inciampi trovi delle esclusività importanti.

Vediamo un po' uno dei post sottostanti, da misero continentale mi sono soffermato su aspetti macrocospici, quelli che uno qualsiasi non può non notare, non sottolineare.

Però con quanto affetto, quanto rispetto uno abbia per questa isola (e i suoi abitatori) si scontra con qualcosa di sconociuto e molto loro.

C'è un commento poco sotto di cui riporto una parte.

paesaggi da emozioni dopo le vacanze. io sono capra scorno e urlo " guardate anche voi che ci venite cosa succede nel maneggi immondo di luoghi di natura sacri all'uomo '

kreben ti parlerò poi del geotritone sardo rarissimo come specie che insieme a tante altre specie di animali, rettili pesci e farfalle rischia l'estinzione a causa dei veleni rilasciati da basi militari costruite nelle grotte.

e un nome quasi da viaggio di Ulisse nel lungo ritorno ad Itaca GEOTRITONE
SARDO, già perchè anche di questo hanno una specialità tutta esclusiva. Del resto ripensando è tutto molto ovvio, flora fauna, o come capisco meglio io animali e piante, mica possono prendere il traghetto e allora hanno caratteristiche del tutto esclusive.

Per le persone è un po' diverso, spesso li abbiamo costretti noi ad andarsene giocando magari sul loro fiero-essere e dandogli una bandiera, ad esempio Brigata Sassari, o come accaduto da poco facendo promesse folli elettorali salvo poi bloccare e ritirare ogni prospettiva lasciando a loro come alternativa o la funziona folclorica e ausiliaria di un turismo di rapina o l'abbandono e l'emigrazione magari anche solo in continente in modo comunque di distruggerne storia e indipendenza.
GEOTRITONE

Specie endemiche della Sardegna, è possibile trovarli all'interno di grotte con un alto tasso di umidità o nelle zone montane tra le spaccature delle rocciefino ad un massimo di 1700 m s.l.m. Escono dai nascondigli solamente di notte, di giorno solo in occasione di piogge. Si nutrono di artropodi, ovvero invertebrati di piccola o media grandezza. Vivono solitari eccetto durante i periodi di riproduzione. Assieme all'EUPROTTO costituiscono le ultime specie di vertebrati della fauna continentale terziaria. In Sardegna esistono quattro differenti specie, evolutesi differentemente per isolamento geografico.

  1. Geotritone dell’Iglesiente, Speleomantes genei.
  2. Geotritone imperiale, Speleomantes imperialis.
  3. Geotritone del Supramonte, Speleomantes supramontis.
  4. Geotrotone del Monte Albo, Speleomantes flavus.

Morfologia

Hanno una respirazione esclusivamente cutanea e bucco-faringea poiché privi di polmoni e branchie. Raggiungono circa 15 cm, la coda è lunga e schiacciata lateralmente. Hanno la testa grossa, appiattita e gli occhi sporgenti. La bocca è larga e la lingua è appiattita. Gli arti anteriori hanno quattro dita, mentre cinque le zampe posteriori. Le dita hanno una terminazione a ventosa per poter aderire sulle pareti liscie. Hanno un dorso grigio maculato, mentre il ventre è biancastro.

Riproduzione

A differenza delle altre specie, quelle della Sardegna possono riprodursi senza l'ausilio dell'acqua deponendo le uova singolarmente in sabbie umide all'interno di grotte. La riproduzione avviene nei periodi marzo – aprile e novembre - dicembre ed inizia con una complessa danza nunziale del maschio seguita dalla fecondazione interna I piccoli si sviluppano senza metamorfosi.

PS: notare come son saggi, non han bisogno dell'acqua sanno combattere e vivere anche dove le specie "comode" continentali sarebbero sempre lì a cercare la bottiglietta di minerale.

DIMENTICAVO

C'è anche l'
Euprotto non è poi così lontano dal GEOTRITONE, forse è ancora però un po' più antico, li il maschio mantiene una qualche maggior cautela per raggiunger l'unico scopo che ne giustifica l'esistenza, come del resto ovunque in natura.

Il maschio si distingue dalla femmina per la presenza di uno sperone sulle zampe posteriori, usato per afferrare la femmina nell'accoppiamento, che superficialmente può assomigliare a un sesto dito.

Cautela sembra (o sembrava) necessaria anche tra gli umani.

postato da: bkrema alle ore 13:52 | link | commenti (1)
categorie: politica, vita, viaggio, scienza, sardegna, femmine, provvidenza
mercoledì, 08 luglio 2009

E TRA un po', neppure come FUCHI!

presuntuosi, fanatici, repressori e repressi, di tutto e di più. Se appena si organizzano e imparano a leggere escrivere, tutte, manco come fuchi serviremo. Tanto più che per come pagano i ricercatori, nel mondo non solo in Italia, solo le femmine scelgono di lavorarci. I maschi, noi, tutti a dirigere, produrre e vendere... quel che loro trovano.

Scoperta rivoluzionaria del Northeast England Stem Cell Institute e dell’ateneo di Newcastle in Gran Bretagna. Per la prima volta al mondo, scrivono gli studiosi capitanati da Karim Nayernia sulla rivista Stem Cells and Development, è stato creato in laboratorio sperma umano, partendo da cellule staminali embrionali.

La ricerca britannica potrebbe rivoluzionare il campo delle cure per contrastare la sterilità. Nell’arco di appena una decina d’anni, stimano infatti i ricercatori, potrebbe essere utilizzata comunemente tra le terapie disponibili per veder spuntare la cicogna. E non è tutto.

Gli studiosi - a capo di una ricerca che sta già rimbalzando sulle testate online dell’intero pianeta - non escludono che un giorno potrebbero arrivare a creare sperma in laboratorio partendo da staminali femminili. Una possibilità che aprirebbe scenari senza precedenti, con il gentil sesso in grado di riprodursi da sè senza l’immancabile, per lo meno al momento, contributo maschile, con tutti gli inevitabili risvolti etici del caso.

Gli scienziati sono partiti da staminali derivate da embrioni donati in seguito a trattamenti di fecondazione assistita. Le cellule sono state conservate in contenitori saturi di azoto liquido, quindi portate a temperatura corporea e miscelate con un ’intrugliò chimico per incoraggiarne la crescita. Le staminali erano contrassegnate da un marcatore genetico che ha permesso ai ricercatori di individuare e separare le cosiddette germinali, ovvero quelle cellule che, durante le prime settimane di sviluppo dell’embrione, si differenziano fino a formare spermatozoi oppure oociti. Le cellule XY (maschili) sono state sottoposte, a questo punto, al processo di ’meiosì, meccanismo della riproduzione sessuale. Per arrivare alla creazione e allo sviluppo dello sperma ci sono volute dalle quattro alle sei settimane. Gli spermatozoi creati in laboratorio non sono perfetti, ammette lo stesso Nayernia, ma hanno tutte le qualità fondamentali per il processo riproduttivo. I ricercatori hanno prodotto un video per documentare la ricerca.

postato da: bkrema alle ore 16:42 | link | commenti
categorie: politica, donne, vita, ricerca, femmine
domenica, 01 febbraio 2009

BARBARA SPINELLI: FEMMINICIDIO

un mondo, fatti, ancora fin troppo presenti dalle nostre parti di occidentali, cristiani e spesso sinistri evoluti.

non credo servano commenti, se non l'osservazione che di questo non avevo letto niente nei giornali che "fanno opinione". Una nuova tendenza del rinnovato LIBERAZIONE?

se è questo il motivo, la necessità del cambio di direttore veniva da molto lontano.

Processo a un uomo perbene che picchiava un poco la moglie

Liberazione, 1 febbraio 2008
Roberto Spaccino, al processo per la morte di Barbara Cicioni: «Le davo smanate, non botte» 
«Prima o poi ti ammazzo è una espressione delle nostre parti. Mia moglie non l'ho mai picchiata, al massimo smanate e schiaffettoni che non lasciano il segno, la violenza vera è quella che ti manda all'ospedale e Barbara non è mai finita al pronto soccorso».
Unico imputato al processo per la morte della moglie Barbara Cicioni, 33 anni, incinta di otto mesi, Roberto Spaccino si difende con un sorriso beffardo. E' accusato di omicidio aggravato e maltrattamenti, la pm Antonella Duchini lo incalza proprio sugli schiaffi che per anni ha riservato alla moglie come parte integrante del ménage famigliare.
E lui, stizzito, distingue tra litigio e botte. Il litigio, nel mondo di Spaccino, sono schiaffetti, schiaffettoni, "sventoloni", "smanate", e tutto questo «non sono botte». Perché le botte «sono quelle che lasciano il segno», sono i "boccaloni" dati con il rovescio della mano. Roberto diceva spesso «io questa prima o poi l'ammazzo», l'uomo precisa che questo è un modo di dire di Marsciano, «un intercalare nostro, mio e di mia moglie».
Rinchiuso nella gabbia dell'aula della Corte d'Assise di Perugia, l'uomo trova il tempo per scherzare con gli avvocati, salvo poi piangere quando pensa ai figli Nicolò e Filippo affidati al prozio di Barbara. I suoi difensori provano a convincere i giudici che Spaccino quel 24 maggio 2007 non strangolò Barbara perché lui è un uomo perbene, non si ubriaca, non fuma, non gioca d'azzardo e insomma al massimo frequentava qualche night, tradiva talvolta la donna con le clienti della lavanderia e prostitute e tuttavia non aveva una relazione extraconiugale fissa, spesso le urlava "sei una puttana come tua madre" perché la madre aveva divorziato presto da un marito violento, le diceva "sei un cesso" e "sei grassa", eppure Spaccino le regalava sempre delle rose per il suo compleanno ed «era cocchino e premuroso», questo padre di famiglia non è stato mai denunciato per rissa né per maltrattamenti domestici e se Barbara non è mai andata dalla polizia a raccontare che veniva malmenata dal marito, perché mai lui sarebbe poi arrivato persino ad ucciderla?
La cronaca del processo Spaccino è la cronaca di un femminicidio che non fa scalpore e che tuttavia racconta l'esasperante normalità della violenza domestica. Spaccino, uomo qualunque, è italiano e tutto porta a pensare che abbia ucciso la moglie: tuttavia non è straniero e non ha stuprato nessuna. Statisticamente, Roberto impersona l'identikit più frequente e sottaciuto: il 69% degli stupratori è marito o fidanzato della vittima mentre soltanto il 10% dei violentatori è straniero. E questo vale anche per i femminicidi.
Racconta Spaccino che quella sera, sul tardi, tornò a casa e trovò Barbara morta sul pavimento della camera da letto, i due bambini dormivano nella stanza accanto ma nei giorni successivi disegnarono la madre a terra in un lago di sangue. Agli inquirenti Roberto, ex camionista, disse che erano stati gli albanesi ad uccidere la moglie dopo una rapina: mancavano soldi e gioielli, la casa a soqquadro. Vivevano in una villetta di Compignano, una frazione di Marsciano (Pg).
Poche ore prima del funerale scattò l'arresto: Roberto aveva ammesso le liti frequenti, un famigliare durante una intercettazione disse che si trattava di una «morte annunciata» perché in paese si sapeva che Roberto picchiava Barbara ma nessuno aveva il coraggio di intervenire, nessuna folla inferocita come quella di Guidonia si riuniva sotto le finestre della villetta per linciare l'aguzzino di quella donna dal viso dolce e serio. Roberto era uno di loro, un padre di famiglia che portava i bambini a calcio.
Come dice Spaccino, era Barbara «il cervello della famiglia»: aveva aperto una lavanderia e la gestiva con il marito. Durante la perizia psichiatrica in carcere, Roberto evidenzia che «il carattere della moglie era piuttosto forte, più del suo (...) una donna forte che non si faceva sottomettere facilmente». Di se stesso, allo psicopatologo forense Giovanni Battista Traverso, dice di essere «un uomo tranquillo»: Traverso afferma che l'imputato possiede «un piano cognitivo sostanzialmente integro» e privo di patologie psichiatriche, cioè un uomo assolutamente normale.
Si erano conosciuti ad una sagra di paese quando Barbara aveva appena quattordici anni e lui 18, lei aveva vissuto il divorzio dei genitori in maniera traumatica e non voleva separarsi per evitare un dolore ai figli. Il marito non era affatto contento della terza gravidanza, le ripeteva come una cantilena «questo figlio non è mio». La accusava di averlo tradito, quando era lui a svolazzare di donna in donna. Interrogato questa settimana per la prima volta durante il processo, Spaccino si lascia andare a considerazioni contradditorie: «Barbara era molto gelosa, non so perché». Poi modifica la sua versione: «In tutta la mia carriera ci sono andato (con le donne, ndr ) tre o quattro volte».
Sottigliezze. Le prodezze del marito di Barbara sono varie, includono persino un rapporto sessuale con una spogliarellista in cambio del lavaggio di un tappeto del valore di 36 euro. Proprio per sottrarsi al controllo della moglie, l'aveva convinta ad aprire a nome suo una seconda lavanderia a Deruta dove ammiccava e seduceva numerose donne. Con la scusa di un incidente che lo aveva costretto a lasciare il mestiere di camionista, Roberto passava ogni anno una settimana alle terme e anche nelle piscine calde trovava gradevole la compagnia femminile.
Dai verbali dell'udienza emerge la dicotomia sessita: a casa la moglie e madre seria, fuori le frequentazioni allegre («Certo che la gelosia di Barbara mi dava fastidio, io le dicevo che non c'era niente. Del resto lei che ne poteva sapere? E le avventure, si sa, ce l'hanno tutti»). Lavorava come un mulo, la donna, figli e lavanderia e un marito che pretendeva tutto.
La sera della sua morte avevano litigato, Roberto insisteva per andare quella sera tardi a fare il distillo in lavanderia, Barbara sospettava che fosse una scusa per dedicarsi a nuove scappatelle, lui aveva alzato le mani contro Barbara e lei si era messa un cuscino davanti la faccia per attutire i colpi e non svegliare i bambini, questo è almeno il racconto del marito che oggi ripete continuamente che lei gli aveva fatto male al dito, quel 24 maggio.
La famiglia Spaccino fa cerchio attorno al figlio accusato di omicidio, d'altronde un giorno Barbara aveva colpito col mestolo Roberto sulla mano e il suocero, vedendo il figlio col dito sanguinante, le aveva detto: «Se non la smetti di toccare mio figlio ti mando a casa tua e ti rompo la falce sul collo». Nel clan Spaccino la violenza era usuale, tanto che la cognata di Barbara le aveva suggerito un avvocato che curasse la separazione.
Nel corso del suo esame, il 27 e 28 gennaio scorsi, Spaccino se la prende con la stampa e la televisione accusandoli di dipingerlo come un mostro: «Io a mia moglie non ho mai messo le mani addosso, non gli ho mai menato». Una visione distorta della violenza: io non sono violento, sono violenti gli altri, gli stupratori, gli stranieri, quelli che mandano all'ospedale. E senza rendersene conto si contraddice, ammette che gli «schiaffetti» erano continui per motivi banali e quotidiani, «se la cena non era pronta» oppure «quella volta dei calzini», e comunque gli schiaffetti erano reciproci, anche Barbara «smanava» e dunque lui doveva mollarle dei ceffoni «per calmarla» come se reagire per legittima difesa, da parte della donna, lo autorizzasse a rispondere con maggiore forza.
Successe anche il 24 maggio 2007, Spaccino ammette di aver schiaffeggiato la donna ma di essere uscito alle 23.30 per andare alla lavanderia quando Barbara era steso sul letto, viva, e di averla trovata morta al ritorno, a mezzanotte e mezzo. Dall'autopsia risultò che la Cicioni era stata strangolata verso le dieci e trenta, massimo undici, provocando inoltre la morte in grembo della piccola Viola. E poi i Ris trovarono tracce di sangue della vittima, portate dall'assassino, dalla camera da letto fino al garage e dentro l'Opel Zafira di Spaccino.
Il 30 maggio l'uomo venne arrestato e portato nel nuovo pentitenziario di Capanne, nella periferia di Perugia, con l'accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi, dalla crudeltà verso la vittima e dal rapporto fra coniugi. Successivamente venne trasferito al carcere di Terni, dove si trova tuttora.
La procura di Perugia gli contesta anche gli abusi nei confronti di Barbara e dei figli poiché li ha costretti ad assistere ai maltrattamenti, l'interruzione di gravidanza e la simulazione di reato.Cinque associazioni aveva chiesto di costituirsi parte civile, i giudici perugini ne hanno accettate tre (Telefono Rosa, Differenza Donna, Comitato internazionale 8 marzo), mentre le altre due (Giuristi Democratici e l'associazione Ossigeno onlus) stanno comunque seguendo il processo insieme con la Rete delle donne umbre e il Sommovimento femminista di Perugia per fare comprendere che la morte di una donna per mano del marito è una violazione dei diritti umani.
Il processo Spaccino, al di là della cronaca giudiziaria, entra nelle viscere di un delitto famigliare e della violenza domestica, mostra come in una grottesca pièce teatrale i meccanismi alla base del sessismo e del patriarcato: la madre di Roberto che chiama «puttane» le donne che il figlio frequentava, la difesa di un uomo che minimizza le botte e considera «sfaticata» la madre dei suoi figli.
Le femministe chiedono alle donne di partecipare alle prossime udienze del 12 e 19 marzo, 2, 14 e 21 aprile e per la lettura finale della sentenza di primo grado a metà maggio.
postato da: bkrema alle ore 23:50 | link | commenti (3)
categorie: politica, famiglia, femmine, giudici, medio evo
giovedì, 02 ottobre 2008

solo testo, senza commento

letto e pubblicato

Ius primae noctis 

di Piero Fiorelli, Assistente ordinario di Stato del diritto italiano nell’Università di Roma

[Da «Enciclopedia Cattolica», vol. VII, coll. 526-527]

Che nel medioevo, particolarmente nei secc. dall’XI al XIII, ma anche molto prima e molto dopo, i signori feudali avessero ed esercitassero un diritto di trascorrere con le mogli dei loro sudditi la prima notte di matrimonio (ius primae noctis o più crudamente ius cunnatici), è un’opinione non ben fondata, che il fantasioso storico scozzese Ettore Boece (1526) mise per primo in circolazione, e che poi, accolta da scrittori anche seri, fu diffusa oltre i limiti dell’onesto da un’abbondante e per lo più scadente letteratura.

A cominciare da Girolamo Muzio (1553), che riferiva tradizioni al suo dire non remote, s’è creduto da qualcuno all’esistenza di tale diritto anche in terra italiana, e si sono interpretate come allusive ad esso alcune carte e narrazioni di vane regioni ed età, venete, piemontesi, meridionali, dal sec. XII in poi.

Quanto di vero e quanto d’arbitrario sia contenuto in quel che si racconta dello ius primae noctis, non si può stabilire se non distinguendo. Un costume di far deflorare la sposa da un personaggio autorevole della sua tribù, o della stessa sua famiglia, è attestato presso popoli primitivi, e le sue origini sono variamente spiegate dagli etnologi. E non è meno sicuro che abusi senza nome, in luoghi e tempi disparati, furon perpetrati da feudatari in danno delle spose dei loro sudditi. Non è invece provato che quel costume pagano si continuasse presso i popoli cristiani del medioevo, né che quegli abusi feudali assurgessero in alcun luogo o tempo a vero e proprio diritto. Provato è soltanto che molti signori feudali, in Italia e fuori, imposero ai loro sudditi tasse matrimoniali, da pagarsi dove una volta tanto, dove a determinate scadenze (anno, settimana) per tutta la durata del matrimonio: tasse, che hanno lasciato fino ai nostri giorni qualche tenue traccia nel costume di certe regioni, anche in Italia.

In esse non è da vedere il prezzo del riscatto di un ipotetico ius primae noctis, e forse neppure una trasformazione della compra germanica della sposa; ma piuttosto, e più semplicemente, il compenso per l’assentimento dato dal signore alle nozze; tanto più che nel medioevo una tassa simile fu spesso riscossa dall’autorità ecclesiastica per la dispensa dall’obbligo imposto agli sposi di serbar castità nella prima o nelle tre prime notti di matrimonio.

Bibliografia: K. Schmidt, I. p. n., Friburgo in Br. 1881; A. de Foras, Le droit du seigneur au rnoyen âge, Chambéry 1886; A. Manno, Di un preteso diritto infame medievale, in Atti della R. Accademia delle scienze di Torino, 22 (1886-87), p. 564 sgg.; A. H. Post, Grundriss der ethnologischen Juriprudenz, I, Oldenburg e Lipsia 1894, p. 24 sgg.; F. Gabotto, Un millennio di storia eporediese (356-1357), in Eporediensia, Pinerolo 1900, p. 131, n. 1; R. Corso, Von Geschlechtsleben in Kalabrien, in Anthropophyteia, 8 (1911), p. 148 sg.; G. Pansa, Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo, I, Sulmona 1924, p. 251 sgg.; G. M. Monti, Il dominio universale feudale e l’«jus cunnatici» in terra d’ Otranto, in Annali del Seminario giuridico-economico dell’Università di Bari, Bari 1927, parte 2a, p. 14 sgg.

postato da: bkrema alle ore 22:39 | link | commenti
categorie: politica, famiglia, storia, religioni, femmine, santa madre
domenica, 01 giugno 2008

NIENTE CANI CLANDESTINI o extracomunitari: le PULCI han da essere padane!

non sia mai detto che arrivino da noi pulciosi cani stranieri, le razze canine han da essere padane, parola di Gentilini! (ma qualcuno vuol far il DNA del vicesindaco.sindaco, fosse mai che qualche antenata avesse tralignato in passato, lei fortunata di esser morta prima).

TREVISO
Tolleranza zero, difesa dei diritti degli italiani, salvaguardia delle tradizioni locali. Non sono temi nuovi, quelli sul tavolo del prosindaco di Treviso, il leghista Gentilini. Solo, questa volta, la crociata è a difesa dei cani. Italiani, certo.

«Non vogliamo razze straniere - ha detto il vicesindaco- oggi chiedo un salto di qualità: avere come amico dell’uomo i cani e le razze che avevano i nostri progenitori. Vogliamo quegli amici dell’uomo che accompagnavano i nostri agricoltori e rispettavano l’economia floreale».

La notizia, riportata dalla "Tribuna" di Treviso ha suscitato la reazione di allevatori e veterinari. Ha detto Fabio Fattori: «I cani sono sempre incroci di razze che vengono da diverse aree geografiche. È difficile trovare una razza italiana di cane, figuriamoci una veneta o addirittura trevigiana». Anche l'allevatore Guido Pontello smentisce l'esistenza di "padani a quattro zampe". «Al massimo l’unica connotazione possibile è nazionale, vedi il setter inglese o il bracco italiano. Più specifici non si può andare».

Il Gentilini dev'essere uno di città, nei miei lontani anni di nascita contadina ho conosciuto cani di tutte le razze e, di solito, concentrate in un unico esemplare chiamato "can da pagliaio", poi c'eran i cani da caccia, spesso meticci anche quelli per unire il gusto della penna a quello del pelo, secondo sapienza di cacciatori contadini.

Magari il Gentilini farà il controllo anche di quel che mangia evitando prodotti estranei, tipo avocado o simili, pensate sol che gli venga il pensiero di ospitare all'interno un DNA di merda, in parte non padana!

postato da: bkrema alle ore 06:12 | link | commenti
categorie: politica, famiglia, cronaca, femmine, potere, tribù
mercoledì, 07 maggio 2008

gatta, ma con un peverino da femmina!

fosse stato maschio se ne sarebbe stato fermo, al massimo nascondendosi per paura di perdere il tranquillo sito da bamboccio

L'incredibile storia di Silver raccontata dalla padrona
"L'abbiamo subito lavata, puzzava di gasolio"

Gatta percorre 740 km
ritrovata grazie al web

<B>Gatta percorre 740 km<br>ritrovata grazie al web</B> 

LONDRA - Ha percorso 740 chilometri attraverso il Regno Unito, è stata ritrovata dalla padrona grazie a Google, salvo poi riperdersi. Infine è tornata a miagolare davanti alla sua casa. Protagonista di un viaggio avventuroso da Hapton a Londra, andata e ritorno, è la gatta Silver.

Sei anni, il felino era scappato dalla sua casa nel Lancashire il 14 aprile scorso. Ma la prima parte del suo viaggio è durata ben poco: appena due giorni dopo, infatti, è stata ritrovata per le strade di Finchley, a Nord di Londra. La signora Tara Kauser, che l'aveva accolta nella sua abitazione, ha pubblicato un annuncio sul sito
gumtree.com
, descrivendo minuziosamente le caratteristiche fisiche dell'animale, dalla grandezza alle striature simili a quelle di una tigre.

Anche la sua vera padrona, la 23enne Angel Jones, ha pensato subito di fare ricorso a internet per ritrovare Silver, cresciuta con lei sin da piccola. Il punto di partenza della sua ricerca è Google, sul quale ha digitato le parole "gatto perso" e "striature da tigre". Pochi clic e Angel riesce a trovare l'annuncio pubblicato da Tara Kauser. Le scrive immediatamente un'email, e in risposta riceve anche una sua foto: "E' lei, al 99,99%".

Ma la gioia di aver ritrovato il suo animale dura poco: Silver, infatti, si era di nuovo data alla fuga. A quel punto Angel si scoraggia, anche perché nei giorni seguenti le ricerche via internet non danno gli stessi frutti della prima volta. Ma il 26 aprile, 8 giorni dopo, accade qualcosa di inaspettato: Silver viene ritrovata vicino alla sua abitazione. "Era sporca e puzzava di benzina diesel", racconta Angel. "Io non riesco proprio a capire come abbia ritrovato la strada per casa. Di certo si sarà fatta dare un passaggio da un camion - osserva la padrona - è impossibile che in due giorni sia arrivata così lontana, a nord di Londra".

Come prima cosa, la gatta è stata lavata: "Ne aveva proprio bisogno. Sembrava appena uscita da un camino. Era anche dimagrita". Per la padrona, comunque, è scappata via per dispetto: "Il giorno della fuga, stavamo sistemando la sua nuova cuccia, ma lei ci stava continuamente tra i piedi. Così le abbiamo urlato di allontanarsi. Lei ci ha preso alla lettera".

postato da: bkrema alle ore 09:21 | link | commenti (5)
categorie: politica, racconti, cronaca, femmine
giovedì, 27 marzo 2008

non ditelo in giro rischieremmo di non avere più ministri, parlamentari, monsignori...

Scandalo in Danimarca «Condotta immorale», il parlamentare si dimette. Sesso con una 15enne, via il deputato

Pubblico «mea culpa» di Jeppe Kofod, stella dei socialdemocratici

«Ho dato prova di scarso giudizio ». Stringe i denti. «Ho tenuto una condotta moralmente inappropriata». Serra i pugni. «Sono il solo responsabile dell'accaduto». China il capo. «Mi dispiace profondamente». Mr. Gentleman se ne va. È la caduta in diretta del più amato (e lanciato) dei socialdemocratici danesi.

Colletto sbottonato e occhi tristi dietro le lenti da primo della classe, Jeppe Kofod si dimette dalla carica di vice presidente della Commissione Affari Esteri del partito per aver avuto rapporti sessuali con una ragazzina di quindici anni. «Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata», ha ammesso appena quattro giorni dopo il deputato di Copenhagen, 34 anni, studi ad Harvard, single. Passione e redenzione nella liberal-protestante Danimarca, dove la legge garantisce il diritto di avere relazioni sessuali dai quindici anni in poi (se la ragazza era consenziente Kofod non rischia alcun procedimento giudiziario) ma covano conflitti non risolti, recepiti e spesso amplificati nei riti della politica. «Il partito ha deciso di far cadere la testa di uno dei suoi personaggi di più alto profilo per evitare un scandalo di proporzioni ancora maggiori — spiega al Corriere Pjanre Steenseeck, editorialista del Berlingske Tidende, il più antico quotidiano nazionale —. In questi anni "Mr. Gentleman" Kofod si è conquistato la stima di colleghi ed elettori lavorando sodo e tenendo una condotta esemplare. La reazione collettiva all'episodio è stata di una violenza inaudita. Ieri i giornali gridavano allo scandalo, ma il tema che da domani tutti dovremo affrontare, è la pervasività di un puritanesimo del tutto scollegato dalla modernità. Non è stata violata la legge, ma il paradossale codice morale dei danesi, tra i primi negli anni Settanta a legalizzare la pornografia, chiama vendetta».

Certo che la parte sottolineata andrebbe bene a molti, non capisco però come mai approfittare del proprio ruolo sia più vicino alla modernità.

Evidentemente se è un capo partito a far trotterellare sulle ginocchia con le mani ben addentro allora va bene, se è un normale non si sa mai come si intenda. 

postato da: bkrema alle ore 16:50 | link | commenti (2)
categorie: politica, cronaca, femmine
mercoledì, 09 gennaio 2008

Ci sono articoli che si commentano da soli e che vale la pena di leggere in prima persona. Anche perchè, almeno io, ne ho le "tasche" piene di politica che è peggio della peggior telenovela.

Se fosse capitato a Ségolène

Lidia Ravera da L'Unità

Affascinanti, slanciati,occhiali scuri e abbigliamento sportivo, sembrano usciti vincitori da un opportuno patteggiamento col diavolo, Nicolas Sarkozy e Carla Bruni, nella fotografia che occupa la prima pagina di Le Journal de Dimanche. Lei, a quarant’anni, sembra una ragazza e lui, a cinquantaquattro, un quarantenne di quelli eterni, appena appena appannati di grigio, uno di quelli che riescono a dimostrare quarant’anni fino a un passo dalla sepoltura. Al modello «forever young» mancava un bambino (il drappello di ventenni biondi generosamente offerti da Cecilia e il ragazzino prodotto insieme, seppur anch’essi avvenenti, non bastavano) ed ecco che Carla fornisce il piccolo Aurelien, e Nicolas, nella foto, se lo carica sulle spalle, con le mani gli tiene i piedini, forte come un toro, dolce come si portano i patrigni nelle favole moderne.

Mezza Francia è deliziata dall’immagine del Presidente con la fidanzata. L’altra metà è scandalizzata dalla rapidità con cui si è consolato della perdita della precedente Madame Sarkò.

E magari è scandalizzata anche dalla fama di mangiatrice di uomini che accompagna la futura Madame Sarko. Tutte e due le metà dei francesi sono unite nell’inevitabile invidia: sono, i due promessi sposi, l’incarnazione del modello eterosessuale dominante. Il più ovvio. Quello cui tutti, sapendolo o inconsciamente, non possiamo fare a meno di aspirare. Lei è bella, piena di grazia, canta come un angelo ed è famosa quanto basta perché tutti sappiano che è bella e piena di grazia. Lui è forte, determinato, ricco e potente. Un uomo di successo. La fiaba è una sorta di sequel di Cenerentola: anche se la nostra bella non è mai stata povera, neanche da bambina, il più piazzato è certamente lui. Una ex-mannequin neo-chanteuse conta, comunque, meno di un Presidente. Quindi lo schema del sogno eterosessuale è rispettato: lei conferisce valore a lui nella misura in cui accende il desiderio degli altri uomini. Lui premia il valore di lei, mettendole a disposizione il suo regno. Si sposeranno, pare, a febbraio. La mamma di lei benedice le nozze dalle pagine di quotidiani e settimanali, le vacanze e i weekend dimostrano che l’uomo di potere non trascura le gioie private.

Tutto perfetto. Auguri e figli maschi... Sì, proprio figli maschi, perché nascere maschi, ancora oggi, anche qui in occidente, continua ad essere una bella botta di fortuna. Provate per un attimo a immaginare, sempre restando in tema di presidenti francesi, che Sarko avesse perso le elezioni e le avesse vinte, invece, Ségolène Royal, anche lei di bell’aspetto, anche lei cinquantenne, anche lei madre, anche lei non proprio perfettamente felice col marito. Ci siete? La vedete passeggiare da padrona per i saloni dell’Eliseo? Bene. Ora immaginate che Francois Holland, scocciato dall’idea di fare il «first lady», abbia deciso di divorziare due giorni dopo il trionfo della moglie. Verosimile no? Agli uomini le posizioni vicarie sembrano, in genere, piuttosto imbarazzanti (perfino quando hanno parecchio da farsi perdonare come Bill Clinton), non hanno la libidine dell’accompagno. Quindi: immaginate Ségolène neopresidente e neodivorziata, un po’ triste, un po’ smarrita e immaginate che, con sospetta rapidità, un grandissimo pubblicitario amico suo (magari lo stesso, Jacques Séguela, che ha fatto la campagna elettorale di Mitterand e ha fatto incontrare Carla Bruni a Sarko), le abbia appena presentato un bellissimo esemplare della nostra razza, un italiano di fascino, chennesò... Kim Rossi Stuart... Raul Bova... immaginate che Ségolène lo corteggi e lui si lasci corteggiare. Li vedete? Lei è più vecchia, ma è una bella donna. Lui la ammira. Insieme sono una bella coppia.

Eppure... eppure, la fotografia di loro due, Ségolène e Kim, Segolene e Raul, non piace. Lei non è invidiata, perché la bellezza di lui, a lei, non conferisce valore. Lui non è invidiato, perché il potere di lei annulla il suo, e lui è maschio, e i maschi devono essere più potenti delle donne. Di lei si direbbe: se l’è comprato, guarda lì, che schifo, una donna di cinquant’anni che si piglia su un bell’ometto. Di lui si direbbe: ma che uomo è? Vuole vivere all’ombra di una donna Presidente della Repubblica. Ma ce l’ha una dignità? Ma ce l’ha le palle?

Esagero? No, siate onesti, ho ragione. L’uomo «con le palle» è quello che acchiappa Carla Bruni, non quello che acchiappa la prima donna Presidente della Repubblica, anche se un o una Presidente della Repubblica conta più di una/un cantante, di una/un fotomodello, di un attore o di un attrice. Del resto, basta la recente polemica sulle rughe della povera Hillary Clinton a dare la misura di quanto, per le donne, qualunque sia il risultato delle loro ambizioni, sia cambiato, a livello profondo, ben poco. L’immaginario collettivo vuole il Principe Maschio e Cenerentola Femmina. L’«ordinary people» continua a considerare un uomo che ha molte donne, invidiabile. Una donna che ha molti uomini un po’ puttana. E ciò che rende l’uomo più forte anche in amore, il potere, alle donne continua a costare caro. Ségolène non c’è l’ha fatta, per quanto ci sia andata vicino. Hillary, se ce la farà, dovrà tenersi ben stretto il marito, si innamorasse chennesò... di Brad Pitt, il poveretto verrebbe retrocesso a «stagista» nonostante la carriera hollywoodiana.

È un fatto: il potere, per noi donne, non è eroticamente utile. Sarà per questo che, in fondo, continua ad essere piuttosto limitato il numero di quelle che provano a conquistarlo?

PS: però almeno Sarkosy non è il nostro EX!

postato da: bkrema alle ore 03:07 | link | commenti (3)
categorie: politica, donne, femmine, potere, giornalisti