era nata e cresciuta nel lager elegante e coccolato dello zoo. Non sono di quelli che lanciano anatemi su queste istituzioni, son pur sempre un modo attraverso il quale piccoli e grandi costruiscono immagini ricordi mentali di qualcosa che non potranno mai vedere in modo diretto.
rimane pur sempre un apologo di quanti sono nati dagli arrivati da fuori e dei loro problemi, nonostante tutte le integrazioni possibili.

ARRIVI?
il mondo sogghiga, la fidanzaa ti saluta e se ne va, pazienza è la vita, però gli SPONSOR quelli mantengono la loro fiducia (cioè, tranquilli, i soldi ci sono ancora tutti).
e poi ci si chiede come mai, e blà, blà, blà. Ma se questi sono i modelli di vita, se su queste persone sbavano folle, allenatori, grandi capi economici, politici e dello sport che cazzo volete! Lasciate ai ragazzini fare lo you tube che vogliono, 999 perderanno scopo di vita, ma uno imparerà la lezione e farà i soldi!
RIO DE JANEIRO - Ronaldo si vergogna ma precisa che non è stato mollato da nessuno sponsor. Il centravanti del Milan ritrova la parola dopo la controversa vicenda di cui è stato protagonista. Il 31enne, che a Rio de Janeiro sta svolgendo la rieducazione dopo l'operazione al ginocchio sinistro, è stato vittima di un tentativo di estorsione dopo una serata trascorsa con 3 transessuali. Attraverso il suo entourage, Ronaldo ha smentito la notizia secondo cui la branca brasiliana della Tim avrebbe rescisso il contratto di sponsorizzazione. L'annullamento dell'accordo, annunciato dal quotidiano "O Globo", secondo i rappresentanti del calciatore potrebbe arrivare solo alla fine di un procedimento giudiziario e solo dopo un'eventuale condanna. L'azienda, interpellata dal sito globoesporte.com , ha fatto sapere che "sta analizzando la vicenda" che "non ha adottato nessun provvedimento".
Intanto, Ronaldo ha concesso la prima intervista dopo lo scandalo. Il "fenomeno" ha accolto nella casa di sua madre, Sonia Nazario, una reporter della trasmissione "Fantastico".
Nell'intervista, che verrà trasmessa oggi, Ronaldo non ha eluso nessuna domanda: ha fornito la sua versione dei fatti, ha ammesso di provare vergogna e ha raccontato qual è stata la reazione della sua fidanzata, ormai ex, Maria Beatriz Anthony.
non entro nel merito, materia troppo delicata per parlarne solo da informazioni di rimbalzo, certo la ragazzina, anzi la donna, è decisa e tenace, ma, consentitelo, anche i genitori dimostrano, alla fine, di assumersi responsabilità quasi certamente non loro.
PORDENONE - Sono tornati sui loro passi i genitori della quindicenne incinta che a Pordenone, si era rivolta all'avvocato per scongiurare l'eventualità di dover abortire. "L'esposizione mediatica della vicenda - ha detto l'avvocato dei genitori - ha convinto la coppia a cambiare idea. Ordinare alla figlia di abortire, sarebbe stata una scelta eccessivamente severa. Visto come sono andate le cose, i genitori della ragazza si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere la figlia di nuovo a casa".
E' stato il clamore della notizia rimbalzata sui giornali e nei telegiornali, a far tornare sui loro passi i genitori della minorenne. Erano convinti che a 15 anni o poco più, un secondo figlio da un 21enne albanese non era una scelta giusta.
Prima di questa gravidanza, due anni fa, la ragazzina aveva dato alla luce un altro bambino, figlio dello stesso amore per il giovane extracomunitario, che però era stato dato subito in adozione.
Questa volta i genitori sembravano convinti che il bambino non dovesse nascere, che la soluzione migliore fosse l'aborto. La figlia però era contraria e per difendere la sua decisione, si era rivolta ad un avvocato: "Voglio questo figlio. Non saprei sopportare il dolore di un altro allontanamento, né di un aborto".
Quando l'avvocato si era già rivolto al giudice tutelare, la questione è diventata di dominio pubblico e il rumore che aveva provocato sui giornali ha indotto i genitori a cambiare idea. "Dopo due anni di silenzio e di indifferenza - ha spiegato Laura Ferretti, l'avvocato dei genitori - le due parti contrapposte si sono scontrate aspramente, facendo emergere tutte le diffidenze e i pregiudizi reciproci. Alla fine di questa discussione, i genitori si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere sia il bambino sia la figlia nella loro abitazione. Una volta tanto, l'intervento mediatico è stato risolutivo". Nel frattempo, il giovane neopapà si è trovato un lavoro e anche la futura suocera si è detta pronta a contribuire alla crescita del nipotino.
Spero solo che il comportamento dei due neo genitori nasca da un reale sentimento e non da arroganza nello scaricare le proprie illusioni e difficoltà sugli altri.
Giustamente se si ha la volontà di donare una vita si ha anche l dovere di accettare di assumersene tutte le responsabilità successive.
Un figlio non è uno spot e nemmeno un giocattolo!
no non voglio fare della filosofia e parlo solo di un dolore banale, e proprio per queso forse ancor più fastidioso.
Alcune premesse indispensabili per capire. Io, come persona, come individuo, per motivi di inconvenienti prima di nascere, complicatisi un po' dopo (una ventina d'anni dopo) nel 1959 decisi, io e il chirurgo cioè, che era meglio togliere dai piedi, letteralmente, un pezzo della gamba destra.
Parliamo quindi di quasi 50 anni fa. Un fatto drammatico? non proprio, nessuno mi trattò da poverino, madre natura mi aveva fornito di sufficiente rabbia dentro, anche perchè di sfighe addosso a me ce n'erano altre e ben visibili, e di un super ego piuttosto nascosto ma che alimentava bene un focherello irridente, ma anche simpatico, per guardare il mondo.
Tutto bene dunque? tutto sommato sì, qualche problema nel trovare lavoro, allora i chimici tiravano, ma come si faceva se poi dopo io in laboratorio non fossi stato un'aquila, mica mi potevano mandare su e giù per gli impianti (mi vedessero adesso, certo non velocissimo)? Convenni anch'io con il capetto della Cogne, della Montecatini, della Ferrania, etc., tanto che mi convinsi che era una scusa perchè forse non avevo i numeri veri, quelli mentali e caratteriali intendo, per entrare nell'industria.
Andò quindi come doveva, entrai nella scuola, anche nel dopo laurea all'Università avevo combinati guai e casini, litigando persino con il pupillo del mio capo e così divenni un decente prof di chimica che talvolta pareva parlasse come un contadino o un operaio di un tempo, tanto semplificavo i concetti.
Tutto è andato tutto sommato per il meglio fino a poco più di un mese fa. Sarà stato il clima elettorale, sarà stato che ultimamente in produzione avevo mosso pochi sacchi e quindi i muscoli si erano un po', come dire, annoiati per sopportare tre giorni tiratissimi e, a farla breve, la sinistra, quella valida, decise che si metteva in mutua.
Francamentemi ero molto stupito, passerà mi dicevo, il polpaccio, quello vero, era come indurito e gli analgesici non sembravano ottenere grossi risultati e decido di prendermi una pausa. Avevo tirato forte, ero riuscito a fare un po' di produzioni nuove, erano riuscite bene, qualcuno dei giovani operai scuoteva la testa, quelli più vechi vicini alla pensione (con almeno dieci anni meno di me) ci avevano rinunciato a invitarmi ad andarci, in pensione.
Così decido vado a Cagliari da certi amici, poi mi convinco a farmi vedere ed è stato favoloso accorgersi di un mondo medico "umano" e neppure troppo costoso e alla fine la diagnosi: i "gemelli" si erano piuttosto sfilacciati, c'era una abbondante emorragia che aveva compresso tutto il sistema del trasporto sangue e tutto l'altro sistema, quello di spinte e controspinte, attorno al ginocchio ne aveva risentito.
Io avevo riassnto dicendomi, vedi la sinistra si è stufata dopo 70 anni abbondanti di sgobbare anche per la destra, e vediamo di ascoltarla.
Le cure? Eparina per evitare che quel po' di coaguli del polpaccio si mettano a viaggiare e magari cominciano a far dei trombi (!) e poi, due bastoni, letto e gamba alta (cuscino) per almeno 15 giorni. Sai che sballo, però aveva ragione quel giovanotto di ortopedico che sapeva di fisica, di meccanica e di psicologia applicata. Naturalmente adagio con l'OKI (quelle cose non steroidee etc.).
Meno male che i miei amici hanno la casa piena di libri e il mio portatile, con UMTS ben funzionnte in quella città, 1,8 mbsec (non so esattamente cosa significhi)
Naturalmente blocco del lavoro, e-mail a quei quattro gatti che mi stimano come chimico e per ortuna fino a quasi due settimane dopo posso starmene a cuccia ma poi bisogna tornare perchè, se non ci sono io... Non è proprio così ma alcune produzioni schifose, anche per carenze di impianti, le posso fare solo io.
E qui comincia il guaio, clinicamente forse guarito, ogni tanto abbandoni i bastoni, ti va bene per un po', poi torni a casa, ti stendi e cominciano i dolorini misteriosi. Ed ecco il dolore che ti affanna, che ti preoccupa, che ti carica d'ansia, perchè non ne capisci il motivo.
Certo i muscoli, i tensori, quel gioco impietoso e splendido di bilanciamenti corporei deve riprendere il corso, ma i ricordi delle superiori non erano (almeno ai miei tempi) sistemici, no, erano analitici, classificatòri.
E allora perchè se tutto è risolto a volte mi fa più male di prima. Non è che i Raggi, le eco, erano fatti male?
Quando un dente duole, alla fine ti incazzi, ma è il dente e fa male lì. Se hai un'ustione è li che ti fa impazzire, quando tagliavano, 50 anni fa, per forza doveva far male, mica era il coscione del bue.
E allora mi son convinto ancor di più che è il non sapere, il fatto di non conoscere (a grandi linee, ovvio) quel che succede che ti spaventa e ti fa sentire ancor di più il dolore e allora ti fa quasi concludere, dopo, che il dolore non esiste se non nei casi estremi, purchè attorno qualcuno spieghi con linguaggio adatto alla tua preparazione i meccanismi fisici e no, e si tolgano dai piedi i pietosi sospiranti.
Perchè, in fondo, il dolore, come il piacere, come un profumo, come un colore, come un viso con i segni del tempo e che vedi come sempre splendido, son tutte sensazioni che le generazioni, il vivere hanno codificato per migliorarti e difenderti.
Ma per non essere tropo spaventati, spesso inutilmente, ditecelo.
Se c'è una curva che gira a destra, il volante deve andare per di là, perchè altrimenti, prova, vai a sbattere e vai a sbattere perchè le ruote... Che borsa vero quelle lezioni di guida?
eppure...
Le sorprese inaspettate per un deciso sostenitore della superiorità bianca: ritrovarsi con una qualche nonna che ha giocato con un BOVERO NEGRO.
Pensate un po' se si scoprisse un antenato non celtico, ma "mediterraneo", tipo turcomanno o rumeno o similtragica origine, per certi nostri esagitati concittadini ...
Talvolta vien da pensare che fare e rendere pubblico un DNA sia più efficace delle patrie galere.
nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Lo scienziato bianco che giudica i neri meno intelligenti dei bianchi è più nero di quanto potesse immaginare. Suona come uno scioglilingua, ma è la verità, scientifica per di più: il genoma di James Watson, il premio Nobel americano che un paio di mesi fa ha suscitato scalpore e condanne per avere dichiarato che i neri sono geneticamente meno intelligenti dei bianchi, ha 16 volte più geni di origine nera nel proprio Dna rispetto al bianco medio occidentale. Ciò significa, con tutta probabilità, che un suo bisnonno o trisavolo era di origine africana.
Come ironia della storia, non poteva essercene una migliore. La notizia è stamane in prima pagina sul Sunday Times di Londra, che riferisce la scoperta fatta da un laboratorio di analisi genetiche. Bisogna sapere che il professor Watson aveva diffuso recentemente su internet il proprio genoma, ovvero la mappa di tutti i suoi geni, "nell'interesse della scienza", in altre parole affinché gli specialisti della materia potessero studiare il suo magnifico cervello, grazia al quale lo scienziato scoprì nel 1953 la struttura del Dna e vinse il premio Nobel.
Ebbene, esaminati i preziosi dati, la società deCode Genetis ha scoperto che il 16 per cento dei geni di Watson provengono da un antenato nero di discendenza africana, mentre gli esseri umani di discendenza europea, ossia europei e americani d'oggi, hanno mediamente al massimo l'1 per cento di geni di questo tipo. "Un livello del 16 per cento dei geni di di tal genere induce a credere che l'individuo in questione abbia avuto un bisnonno che era un nero africano", commenta Karl Stefansson, direttore del laboratorio che ha fatto le analisi. "E' stato molto sorprendente ottenere un risultato simile nel genoma di Watson". L'analisi del suo genoma indica anche che un altro 9 per cento dei geni dello studioso provengono da antenati di origine asiatica.
Calcolando l'età attuale e un po' di tempi verrebbe quasi da pensare che dovremmo essere all'epoca della costruzione delle grandi linee ferroviarie americane costruite da mano d'oper in gran parte asiatica (cinesi) e ovviamente e inevitabilmente colorata. Si potrebbe addirittura ipotizzare anche l'attività dell'antenata e questo deporrebbe a favora della stessa: solo con un carattere e una intelligenza sopra la media poteva sopravvivere in quella "meravigliosa" società americana, probabilmente proprio per il suo essere nello stato più squisitamente capitalistico ed elementare, da cui volendo si poteva uscire in pochi altri modi.
E tutto questo senza alcuna miserabile ironia, da viaggiatore della vita che aveva già occhi e cervello e orecchie aperte in quegli anni fra il '42 e il '50 in cui l'Italia rinasceva dalla sbornia fascista e imperiale e dalla distruzione di cose e di umani della guerra e, ancor peggio, dopoguerra (i bimbi crescono in fretta quando piove).
BENVENUTO FRA NOI "NORMALI" O PROFESSORE CON TANTO DI NOBEL!
Sono bravi questi ragazzi, hanno stima dei loro prof, ma hanno un'idea fissa: un posto fisso a tempo indeterminato, non importa quale, non importa se piace, che sia fisso per favore e per sempre.
In fondo deve servire solo per guadagnare il necessario per poter pensare ad altro.
Vi e mi risparmio tutta l'introduzione e i numeri relativi che il prof. Cammelli riassume, con la solita precisione e con giudizio critico che negli anni non è cambiato. Sono stato in una piccola commisione con lui per valutare il destino dell'Istituto tecnico di Bologna, glorioso antico Istituto, in cui insegnavo.
La conclusione dice molto di più:
Il lavoro: marketing e posto fisso. E se il mercato del lavoro tende a chiedere flessibilità, e i giovani vengono sollecitati a diventare "imprenditori di se stessi", i diplomati sembrano non gradire granché l'invito e la tendenza. I ragazzi cercano stabilità del lavoro, acquisizione di professionalità e indicano il contratto a tempo indeterminato come modello di riferimento, più di qualsiasi altra tipologia contrattuale. Con la speranza di lavorare magari per un'area aziendale di marketing, comunicazione, pubbliche relazioni, area vendite e area organizzazione, pianificazione: i settori preferiti. In tal caso, a sorpresa, non importa la maturità liceale o quella tecnico-professionale. Non fa niente se la professione non è coerente con gli studi e con i propri interessi culturali. C'è flessibilità, ma per i diplomati italiani vale solo in questo caso. Per trovare un lavoro, qualunque.
"vedrai com'è bello lavorare con piacere in una fabbrica di sogni tutta luce e libertàaaa". E hanno ragione, vestiti da fighetti, con l'auto aziendale, il computerino da viaggio, gli alberghi, le segretarie... Ohé, ma nessuno a fare il fisico, il chimico, l'ingegnere di produzione, il capocantiere... Ma è perchè si suda?