presuntuosi, fanatici, repressori e repressi, di tutto e di più. Se appena si organizzano e imparano a leggere escrivere, tutte, manco come fuchi serviremo. Tanto più che per come pagano i ricercatori, nel mondo non solo in Italia, solo le femmine scelgono di lavorarci. I maschi, noi, tutti a dirigere, produrre e vendere... quel che loro trovano.
Scoperta rivoluzionaria del Northeast England Stem Cell Institute e dell’ateneo di Newcastle in Gran Bretagna. Per la prima volta al mondo, scrivono gli studiosi capitanati da Karim Nayernia sulla rivista Stem Cells and Development, è stato creato in laboratorio sperma umano, partendo da cellule staminali embrionali.
La ricerca britannica potrebbe rivoluzionare il campo delle cure per contrastare la sterilità. Nell’arco di appena una decina d’anni, stimano infatti i ricercatori, potrebbe essere utilizzata comunemente tra le terapie disponibili per veder spuntare la cicogna. E non è tutto.
Gli studiosi - a capo di una ricerca che sta già rimbalzando sulle testate online dell’intero pianeta - non escludono che un giorno potrebbero arrivare a creare sperma in laboratorio partendo da staminali femminili. Una possibilità che aprirebbe scenari senza precedenti, con il gentil sesso in grado di riprodursi da sè senza l’immancabile, per lo meno al momento, contributo maschile, con tutti gli inevitabili risvolti etici del caso.
Gli scienziati sono partiti da staminali derivate da embrioni donati in seguito a trattamenti di fecondazione assistita. Le cellule sono state conservate in contenitori saturi di azoto liquido, quindi portate a temperatura corporea e miscelate con un ’intrugliò chimico per incoraggiarne la crescita. Le staminali erano contrassegnate da un marcatore genetico che ha permesso ai ricercatori di individuare e separare le cosiddette germinali, ovvero quelle cellule che, durante le prime settimane di sviluppo dell’embrione, si differenziano fino a formare spermatozoi oppure oociti. Le cellule XY (maschili) sono state sottoposte, a questo punto, al processo di ’meiosì, meccanismo della riproduzione sessuale. Per arrivare alla creazione e allo sviluppo dello sperma ci sono volute dalle quattro alle sei settimane. Gli spermatozoi creati in laboratorio non sono perfetti, ammette lo stesso Nayernia, ma hanno tutte le qualità fondamentali per il processo riproduttivo. I ricercatori hanno prodotto un video per documentare la ricerca.
quando i nonni accudiscono i piccoli nipoti migliorano le loro qualità cerebrali, in parole normali: il cervello riattiva funzioni "giovani", non giovanili.
CARI FIGLIOLI, PERO', NON APPROFITTATEVENE!
Il cambiamento di funzioni nell'alveare, con il ritorno ad attività che normalmente sono attribuite agli individui più giovani, aiuta a migliorarne le capacità di apprendimento.
Il cambiamento di ruolo sociale aiuta a conservare e migliorare le capacità di apprendimento delle api anziane: a scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del Politecnico di Berlino, che ha presentato i risultati di uno studio in proposito al convegno della Society of Experimental Biology in corso a Glasgow.
Nel quadro di una ricerca sui processi di invecchiamento del cervello, i biologi diretti da Ricarda Scheiner avevano deciso di prendere come modello sperimentale le api, che vivono in un ambiente socialmente molto strutturato, per esaminare l'eventuale incidenza della divisione del lavoro fra di esse su tali processi.
Le api più anziane di una colonia sono molto spesso destinate a svolgere la funzione di bottinatrici, un compito che richiede un notevole sforzo energetico. I ricercatori hanno appurato che all'aumentare della durata del periodo trascorso in questa funzione, la capacità di apprendimento associativo delle api subiva un declino, mentre, d'altra parte, nulla di simile si riscontrava nelle api che passavano il tempo a svolgere compiti di nursery all'interno dell'alveare, anche quando la loro età era confrontabile con quella delle bottinatrici.
A questo punto i ricercatori hanno artificialmente forzato un sottogruppo di bottinatrici a tornare a occuparsi di compiti di nursery, scoprendo, con loro stessa sorpresa, che effettivamente tale cambiamento di ruolo sociale produceva un miglioramento delle capacità di apprendimento, il che dimostra una notevole plasticità dei circuiti neuronali di questi insetti.
"Le api sono un grande modello - ha commentato la Scheiner - non solo perché da esse possiamo apprendere molto sull'organizzazione sociale, ma anche perché ci permette di far tornare a uno stadio cerebrale 'più giovane' alcuni individui. Se rimuoviamo dall'alveare tutte quelle che si dedicano alla nursery, alcune bottinatrici torneranno a questi comportamenti e i loro cervelli 'ringiovaniscono' ".
"Ora - ha concluso la Scheiner - speriamo di riuscire a studiare i meccanismi responsabili di questi effetti dipendenti dall'età, come quelli dei danni ossidativi, e anche nuove strade per combatterli." (gg)
Se poi parliamo di ambito lavorativo specie nel settore non direttamente manuale, che richiede cioè un discreto ed adeguato corredo fisico, più che largo ai giovani sembrerbbe quasi meglio riinviare i "vecchi" a tirare la carretta. Cosìnon impoltroniscono e riorganizzano il loro cervello.
Se poi non dovesse succedere, i "vecchi" così distaccati comprenderebbero che mentre loro continuavano a dirigere e pretendere allo stesso modo, se non di più, i reparti avevano cambiato moltissimo (negli ultimi 45/50). E quindi darsi una mossa.