Krema Blog

Il dolce e l'amaro dentro e intorno a noi

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Un vecchio signore che non ha nessuna voglia di andare in pensione mentale ma che può finalmente scegliere orari tempi e colleghi.

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mercoledì, 20 maggio 2009

argomento scomodo e inquietante

Con gli anni, com'è noto a molti di chi mi segue i miei a dicembre saranno 73 qualche mese in meno del PaPi, nascono preoccupazioni.

Capita a tutti di non trovare più le chiavi, a qualcuno forse non capita come a me l'altro giorno, in fase di trasloco, di partire lasciando qualche valigia e pacco sul cancellino dell villetta a schiera (giardino 20 mq) da cui me ne vado e arrivato a Bovolone (Vr) di notte rinviare al giorno dopo il viaggio di 200 km fra andatae ritorno. 

Al mattino poi t'accorgi che non hai nemmeno il solito mini borsello dove dentro c'è tutto dalla patente alle prepagate e persino le chiavi di qualche pezzettino della casa colonica che mi ospiterà per un po' di anni. Casaccia in mezzo a un mare di piante di tabacco e un paio di kilometri di strade sterrate, con la civiltà dei capannoni lontana anche qualche kilometro. Rigorosamente in affitto, secondo abitudine.

Per fortuna le valige erano ancora lì, nonostante gli extra-comunitari dei vari colori che secondo alcuni invadono il bresciano.  E anche il borsello c'era, dentro casa, posto su un di quei tanti cosi su cui si appende qualcosa.

Così leggendo un articolo de Le Scienze ho pensato di riportarlo qui, non fosse altro per prenotare in tempo quella finestra al decimo piano che impedirà a figli e nipotine/i di osservare l'implacabile dissolvimento di un individuo oltre a dover dipendere da una badante di cui non sarei neanche più capace di capirne la simpatia o anche solo la disponibilità umana e, perchè no, l'avvenenza. Quella che riempie gli occhi ed è come i fiori, non occorre necessariamente possederli.

 Per una diagnosi precoce

Un nuovo indice per prevedere l'Alzheimer

Si tratta di un indice del rischio che si articola su una scala di 15 punti: le persone che ottengono 8 o più punti sono ad alto rischio di sviluppare demenza nei successivi sei anni

Un nuovo strumento individuare i soggetti ultrasessantacinquenni a maggior rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer è desritto sull'ultimo numero della rivista “Neurology”, organo dell'American Academy of Neurology.

"Questo nuovo indice potrebbe essere molto importante sia per la ricerca sia per le persone a rischio di sviluppare la patologia e per le loro famiglie”, ha commentato Deborah E. Barnes, ricercatrice dell' Università della California a San Francisco e membro del San Francisco Veterans Affairs Medical Center. "Il metodo potrebbe essere utilizzato per identificare alcuni segni di demenza precocemente, permettendo di cominciare per tempo il trattamento anche in soggetti che non mostrano ancora chiari segni di demenza, garantendo così un ausilio al mantenimento delle capacità di memoria e di elaborazione del pensiero e la conservazione di una qualità della vita soddisfacente.”

In definitiva, si tratta di un indice del rischio che si articola su una scala di 15 punti. Le persone che ottengono 8 o più punti sono ad alto rischio di sviluppare demenza nei successivi sei anni. Molti degli item sulla scala sono ben noti fattori di rischio per la malattia di Alzheimer, come l'età avanzata, bassi punteggi ottenuti nei test che misurano le competenze cognitive e un profilo genetico che predispone alla malattia.

Altri fattori, per contro, sono più sorprendenti: soggetti sottopeso, che non bevono alcol, che hanno subito interventi chirurgici di bypass coronarico, e ottengono bassi punteggi nei test fisici come abottonarsi una camicia, sono ritenuti infatti a maggior rischio di sviluppare demenza rispetto a soggetti che non hanno questi fattori di rischio.

Per sviluppare l'indice, i ricercatori del Cardiovascular Health Study hanno esaminato 3375 persone di età media pari a a 76 anni senza segni evidenti di demenza che sono state seguite per sei anni. Durante questo periodo, 480 soggetti – pari al 14 per cento del totale - hanno poi sviluppato demenza. Complessivamente, il 56 per cento di coloro che avevano totalizzato alti punteggi sull'indice ha poi sviluppato demenza, contro il 23 per cento di quelli con punteggi moderati e il 4 per cento di quelli che avevano ottenuto punteggi bassi. L'indice ha classificato in modo corretto l'88 per cento dei partecipanti. (fc)

Pensateci, gli anni corrono veloci!

postato da: bkrema alle ore 01:57 | link | commenti
categorie: politica, scienza
sabato, 16 maggio 2009

ORATRE FRATRES

e scopate in pace!

Non a caso è un francescano a riportare nel mondo cattolico la gioia di vivere in tutte le sue manifestazioni, compreso il momento più esplosivo e personale da vivere non tanto, o non solo, come imperativo procreativo ma come la realizzazione intima del CANTICO DEI CANTICI.

Del resto il fondatore del francescanesimo, sviluppatosi poi in varie direzioni, ha posto IL CANTICO DELLE CREATURE come il manifesto del suo messaggio profetico. 

Praticare la sessualità e gioirne senza uscire dall'ortodossia vaticana. Naturalmente nel matrimonio 

Il «kamasutra» cattolico: il sesso spiegato da un francescano polacco. 

LONDRA. Avviso a tutte le coppie di cattolici praticanti: fate l’amore quanto e come volete, date sfogo alla fantasia e dateci dentro, non siate timorati e non vergognatevi. Dio è con voi. Non c’è proprio nulla da ridere o da scandalizzarsi, ci troviamo di fronte a un libro serissimo scritto dal padre francescano polacco Ksawery Knotz con il via libera della Chiesa di Varsavia. Il Guardian di Londra, con doveroso articolo in prima pagina, lo ha già battezzato: è il «Kama Sutra cattolico». Probabile che diventerà un best-seller, pare infatti che ci sia la coda degli editori europei per tradurlo. Chissà se arriverà anche in Italia. 

Intendiamoci, niente di piccante e di rivoluzionario, padre Ksawery non esce dai binari dell’ortodossia ecclesiale e non si sogna, ad esempio, di benedire l’uso dei contraccettivi. Però, restando nei confini della dottrina vaticana, offre della sessualità – ovviamente nell’ambito di un regolare matrimonio – una visione che stravolge il pensiero più bacchettone o conservatore che si voglia. Perché consumare senza divertirsi e senza dare fondo all'immaginazione, senza qualche scorribanda erotica gaudente? Forza, lasciate da parte, i pregiudizi. Padre Ksawery lo dice, eccome. «Molta gente immagina che il sesso debba essere privo di gioia, di giochi frivoli, di fantasia e di posizioni attraenti. Pensa che debba essere triste come uno dei canti di lode della Chiesa». Eh no. «Dio è interessato nella vita sessuale felice dei credenti e ha dato loro il suo regalo».

E che regalo. Forse ci sarà chi storcerà il naso. Possibile che un frate riesca a disquisire così, lui casto e puro? Padre Ksawery non si è mica alzato una mattina e ha deciso di punto in bianco di scofessare un tabù. Ha ascoltato, ha parlato, ha raccolto le confessioni del suo gregge. E alla fine ha pensato che era venuto il momento di spiegare che il «sesso è divino», non diabolico. Che non bisogna averne paura, che non è peccato. Ha scritto un libro, benedetto dalle gerarchie polacche. E continuerà le prediche. Non in parrocchia. Ma sul web. Aprirà un sito internet dove potrà dare, a mariti pigri e mogli timorate, tutti i consigli del caso. No, non esiste solo «la posizione del francescano».

postato da: bkrema alle ore 07:11 | link | commenti
categorie: politica, famiglia, eros, religioni, poeti
domenica, 10 maggio 2009

e adesso anche tutti MUSICAAA!

in fondo basta poco, una cuffia speciale con un po' di elettrodi, un pc adatto e, credo, qualche programma che trasformi quel che passa per il cervello in qualcosa di udibile o, si spera, di "espressibile".

il tutto trovato su L'Espresso, ma che molti di VOI certamente conosceranno già e che certamente non meraviglia neppure me, chimica, biochimica, fisica, onde tutte cose legate all'energia e, soprattutto, legate alle piccole energie quelle che nella biochimica ci consentono di essere quel che siamo.

e il resto del mondo con NOI perchè tutti interagiscono con quel che li circonda. Chissà fra un po' riusciremo anche a captare quel che si dicono fra loro le foglie d'insalata mentre stanno aspettando di essere raccolte e condite.

Pensa una musica. E il pc la suona

 
Si possono tradurre i pensieri in musica, senza strumenti e direttamente dal cervello? Proviamo a immaginare che le nostri menti riescano a comandare dispositivi elettronici creando musica e video solo attraverso il pensiero. Che cosa succederebbe se fossimo in grado di produrre melodie attraverso pratiche di controllo mentale?

Non si tratta di uno scenario da fantascienza, ma di qualcosa su cui si sta lavorando da tempo, con risultati spesso straordinari. Sono soprattutto le grandi università a occuparsi delle opportunità che la tecnologia può offrire in questa direzione, aprendo la porta ad esperienze nuove. Così da qualche anno gli studi scientifici sulla mente e la musica, insieme all'utilizzo delle più recenti tecnologie, creano prospettive molto interessanti, legate sia a esperimenti di tipo artistico sia, più pragmaticamente, al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità psicofisiche: nascono così campi di ricerca come la neuroscienza della musica e la Evolutionary Computer Music.

Dietro tutto ciò c'è la Bci (Brain Computer Interface), il sistema che permette il controllo dei macchinari con la forza del pensiero, nati per facilitare la comunicazione per disabili e basati sull'interazione tra cervello e computer.

In Inghilterra, nel Centro interdisciplinare per la ricerca della Computer Music dell'Università di Plymouth, il professor Eduardo Miranda, che dirige il Future Music Lab, sta lavorando con la sua équipe allo sviluppo di progetti legati alla Bcmi (Brain Computer Music Interface, termine da lui coniato), ovvero quella sezione della Bci applicata alla musica. "Uno degli obiettivi di questo progetto", spiega Miranda,"è utilizzare la musica come modalità di interazione per incrementare la qualità della vita delle persone disabili".


Il team ha dimostrato che l'idea di creare un'interfaccia tra il cervello e i computer attraverso applicazioni musicali non è fantascienza. Per creare musica con la mente il sistema usa la tecnologia degli elettroencefalogrammi. Ciò significa che, monitorando costantemente le onde elettroencefalografiche di un soggetto, il macchinario attiva ruoli generativi associati all'attività delle differenti bande di frequenza dello spettro del segnale che viene dal cervello. Si utilizza una specie di cuffia chiamata 'brain-cup' dove vengono inseriti gli elettrodi per captare le onde alpha e beta del cervello umano, che una volta intercettate vengono decodificate e trasformate in musica. L'équipe del Future Music Lab attualmente è l'unica ad occuparsi di Brain Computer Music Interface e il professor Miranda ha recentemente messo a punto una nuova dimostrazione (il cui video è on line sul sito de 'L'espresso'). In questa versione Bcmi gli algoritmi sono stati programmati per comporre note e musica originali, direttamente dalla mente di chi indossa la cuffia: tu dici alla persona di rilassarsi, e lui-lei crea una musica rilassante: e così via per diversi stati d'animo. "Stiamo cercando di capire come le persone possano controllare volontariamente il sistema che abbiamo progettato", spiega Miranda.

Il ricercatore Alexis Kirke, che da qualche anno collabora con Miranda, spiega che "l'esperimento si basa sugli stati mentali di chi vi si sottopone: gli elettrodi, collegati al computer, monitorano l'andamento dei propri stati emotivi a seconda della produzione musicale che ne deriva".
Naturalmente continua, almeno per un paio di pagine.

postato da: bkrema alle ore 09:24 | link | commenti
categorie: musica, scienza, tecnica, ricerca, potere, chimica