da sempre le religioni monoteiste preferiscono il dio che odia gli uomini e con lui tutto il creato, rispetto al dio che forse li ama. E tutto questo appare decisamente incomprensibile visto che, in fondo secondo loro, tutto il creato è,appunto, opera sua, di Dio.
questa dicotomia è ben presente e di immediato rilievo nel mondo della scienza, specie se parliamo di scienza sperimentale, quella che non si accontenta di elaborazioni più o meno mentali, ma di ogni affermzione cerca nei fatti, negli esperimenti, nei dati reali conforto e conferma. La scienza quindi del dubbio, perchè solo dal dubbio nasce la necessità e la voglia di sapere, di conoscere.
ed è forse questo il timore, perchè se uno comincia a dubitare, se qualcuno vuol conoscere e capire, allora diventa ed è pericoloso e prima o poi vorrà conoscere e capire anche il potere e, sulla base di questa conoscenza, smettere di subire e decidere, quindi, di poter accettare o rifiutare.
guai a costoro, vanno tutti bloccati e distrutti.
PER UN DIO CHE AMA LA SCIENZA: STUDIOSA CATTOLICA DIFENDE LA RICERCA SULLE STAMINALI
34705. ROMA-ADISTA. Ancora non si è insediato alla Casa Bianca – l’investitura ufficiale avverrà il prossimo 20 gennaio – che già il neoeletto presidente Barack Obama ha suscitato le prime polemiche da parte delle gerarchie cattoliche orfane di George W. Bush (presidente uscente tanto impopolare in patria quanto rimpianto in Vaticano per la sensibilità dimostrata sui “temi etici”, fra cui evidentemente non rientrano materie come la guerra).
Le dichiarazioni di John Podesta, direttore della squadra di transizione di Obama, sui primi provvedimenti che il nuovo presidente adotterà – fra cui la revoca del decreto presidenziale che negava finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali – hanno infatti provocato forti reazioni.
Tra i primi a intervenire il card. Javier Lozano Barragán, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, che lo scorso 11 novembre (vedi Adista n. 81/08), durante una conferenza stampa sul tema della “Pastorale nella cura dei bambini malati”, così si è espresso in merito: “Le disposizioni sulle staminali embrionali si devono considerare secondo i progressi della scienza”. “In un primo momento - ha proseguito - si credevano una panacea per tutto e invece gli scienziati dicono ora che le staminali embrionali non servono a nulla e che non hanno mai portato ad una guarigione. Studi recenti danno invece valenza positiva alle cellule adulte o prelevate da cordone ombelicale”.
Sulla questione è intervenuta Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio di ricerca sulle cellule staminali di Milano, con un articolo pubblicato lo scorso 16 novembre sul supplemento domenicale del Sole 24 Ore: “Sono cristiana e lavoro sulle cellule staminali embrionali che ho a disposizione – ha scritto la Cattaneo - oltre che sulle staminali adulte e su molte altre ricerche che non coinvolgono le staminali. Credo di essere nel giusto quando elaboro ricerche condotte su cellule che ‘embrione non sono’ e, ottenute da blastocisti, ‘che persona non sono’”.
Quanto alla rimozione del divieto alla ricerca ipotizzata dallo staff di Obama, la Cattaneo ha precisato che si tratta di un “divieto che ha sempre fatto largamente sorridere per la sua ipocrisia: non si impediva affatto la ricerca sulle embrionali, bastava che fosse svolta con fondi privati. I quali, per la fortuna dei colleghi americani, sono negli Usa numerosi e provenienti dalle altrettanto numerose donazioni, fondazioni e istituti. Quindi, negli anni della ‘proibizione’, è successo quello che normalmente succede nella ricerca statunitense: tutto è continuato”.
Durissimo è inoltre il giudizio sulle parole del card. Lozano Barragán: “È inevitabile chiedersi come sia possibile dar credito a dichiarazioni così assurde, non verificate e non verificabili. Perché usare l'argomentazione falsamente scientifica, sfruttando una posizione da ‘guida morale’ (e dunque non discutibile) per deformare il piano della discussione, significa interferire improvvidamente in un campo di ‘non competenza’ (intesa come conoscenza scientifica)”. “Questo - ha aggiunto la Cattaneo - in uno stato laico, non può essere civilmente accettabile. Neanche da chi è cattolico. Pensare inoltre di poter far credere di conoscere a priori le idee ancora da sviluppare e l'esito degli esperimenti ancora da svolgere significa pensare di poter far credere di essere investiti della capacità di leggere nel futuro con la sfera di cristallo”.
Al contrario di quanto sostiene il cardinale, le staminali embrionali “sono interessantissime per capire come si formano le cellule specializzate del nostro organismo e come degenerano nelle diverse malattie” e per questo motivo – quantunque non implichino “garanzia di cura nell’uomo” – contribuiscono senza dubbio a muovere un “primo passo”. “Potranno aiutarci a capire e, speriamo”, grazie all’ulteriore sviluppo della ricerca, “a diminuire le sofferenze altrui”.
“Ho anche la speranza - ha scritto la Cattaneo in conclusione del suo articolo - che esista un Dio ben più grande di qualsiasi immaginazione terrena e che non ha bisogno di dogmi per imporsi.
Un Dio che lascia liberi gli uomini e le donne di pensare, sperare, amare, gioire, e credere nei modi, nei tempi e nelle forme più diversi. Persone impegnate con la propria coscienza e la propria diversa tensione etica a contribuire ad accrescere, per chi crede, quel dono ricevuto. Un Dio che magari nutre anche un certo amore per la Scienza. Perché, forse, un Dio che vuole tenerci all'oscuro e nella sofferenza non esiste”.
nella "civilissima" Lombardia, nella benestante Lombardia a volte accadono fenomeni collettivi che coinvolgono persino istituzioni che per loro natura dovrebbero essere ampiamente vaccinate da pregiudizi di razza o di censo.
eppure...
Due bimbi tolti ai genitori per disegni osé. Indagate 3 maestre: falsa testimonianza
MILANO (16 novembr) - Per la vicenda giudiziaria durante la quale furono allontanati per oltre due mesi dalla famiglia due bambini, fratello e sorella, di Basiglio (Milano) - per un disegno osè che qualcuno intese come raffigurante un rapporto sessuale tra i due piccoli - ora sono state iscritte nel registro degli indagati della Procura di Milano, per falsa testimonianza, una dirigente scolastica e due maestre. Tre avvisi di garanzia sono stati infatti notificati nei giorni scorsi, su ordine del pm milanese Marco Ghezzi, alla preside della scuola e a due maestre le cui dichiarazioni avevano contribuito a far sì che, nel marzo dell'anno scorso, il Tribunale dei Minori di Milano decidesse di sottrarre i piccoli alla famiglia e portarli in due diverse strutture protette. E per tutto quel tempo, l'intera comunità di Basiglio ha chiesto il ritorno a casa dei due fratellini e, anche con manifestazioni di piazza, ha preso strenuamente le parti dei genitori.
Era stata la preside, il 14 marzo scorso, a inoltrare una segnalazione con i requisiti di urgenza riguardante il disegno osè trovato alla sorellina in classe ai Servizi sociali del Comune di Basiglio, centro del Milanese noto per avere uno dei redditi pro-capite più alti d'Italia, e che aveva fatto scattare l'iter giudiziario.
La sera stessa, i bambini erano stati prelevati da casa e portati in alloggi protetti perché non avessero contatti con i genitori. Il 15 aprile il Tribunale aveva ratificato la decisione.
«Due giorni dopo l'episodio, la mamma di un'altra alunna si era presentata e aveva detto: quel disegno l'ha fatto mia figlia», racconta ora il legale della famiglia, Antonello Martinez. Nonostante ciò, preside e maestre avevano insistito nelle loro dichiarazioni con la conseguenza che i bambini erano stati restituiti ai genitori dopo oltre due mesi.
Nei giorni scorsi, è anche stata depositata una perizia la quale dimostra che il disegno non è opera della bambina e riconosce ai genitori «competenza genitoriale adeguata». Martinez, comunque, considera tutt'altro che conclusa la vicenda e si aspetta che altre persone siano chiamate a rispondere al pm in seguito alla denuncia presentata nei confronti dei servizi sociali del Comune di Basiglio per «violenza su minori».
PS: suggerisco uno sguardo a questo link, per ricostruire il clima. Particolarmente efficace la lettura di alcuni commenti "locali".
e meno male, così la Binetti si sente meno sola.
California: referendum boccia le nozze tra gay
NEW YORK - La California ha approvato per referendum il bando delle nozze tra gay. Il voto degli elettori, 52 a 48 per cento, ha rimesso in dubbio la legalità di migliaia di matrimoni tra omosessuali celebrati negli ultimi quattro mesi e mezzo. Sono circa 18 mila le coppie gay che si sono unite in matrimonio da quando in maggio la Corte Suprema statale ha deliberato sulla legalità delle nozze tra omosessuali.
Quello sui matrimoni gay era uno dei numerosi referendum che la California indice in coincidenza con le principali elezioni, ed era probabilmente il piu' controverso di questo 4 novembre. All'inizio della campagna il ''no'' al bando veniva dato ampiamente in testa, visto il carattere tradizionalmente 'liberal' della California, che per esempio autorizza, entro certi limiti, l'adozione da parte delle coppie gay e riconosce ai conviventi diritti analoghi a quelli delle coppie sposate.
E' stato verosimilmente l'elettorato cattolico, in crescita nel Golden State dove gli ispanici sono sempre piu' numerosi, a contribuire al si' alla cosidetta proposta numero otto. La campagna per il no e' stata finanziata anche da grandi aziende californiani, come la Apple di Steve Jobs, che ha versato 100mila dollari.
Non e' chiaro che cosa succedera' esattamente in California per le migliaia di coppie gay che si sono sposate, ma probabilmente la loro unione verra' ufficialmente riconosciuta in una maniera o l'altra. Attualmente i matrimoni omosessuali sono autorizzati solo in Massachusetts e nel Connecticut.

ieri leggevo su Libero nell'editoriale di Feltri il fastidio per chi anche solo in ipotesi potesse immaginare che a vincere potesse essere un neghér, adesso bisognerà spiegargli che in USA, a volte, succede l'impossibile.
Dai primi titoli e commenti ho preferito scegliere questo, dal MESSAGGERO, meno roboante e inginocchiato di tanti altri (in Italia i pantaloni van sempre rinforzati al ginocchio). Ne riporto la parte centrale
Obama è figlio di un immigrato keniano e di una donna bianca del Kansas. Ha vissuto la sua infanzia tra le Hawaii, dove è nato, e l'Indonesia, ha combattuto per poter crescere in un'America che non gli mai ha regalato niente, ma che gli ha anche dato le possibilità di meritarsi una scalata sociale - dalla Columbia University alla Harvard Law School - che sarebbe molto difficile in qualunque Paese europeo.
Il nuovo presidente Usa ha saputo incarnare l'anima profonda degli americani, quella che sa vivere di sogni e traguardi apparentemente irraggiungibili, di cambiamento e di nuove sfide. In lui, gli americani che oggi guardano con paura a un futuro dai contorni indefinibili e carico di presagi negativi, hanno visto un uomo capace di dare nuove speranze e, forse, di indicare una strada diversa da quella difficile e tortuosa che sono costretti a percorrere da qualche tempo.
I paragoni, per ora sicuramente prematuri, fatti con John Fitzgerald Kennedy si giustificano, in parte, più dal lato emotivo che da quello concreto dei programmi e dei fatti, anche se Obama ha già indicato alcuni cambiamenti strutturali davvero significativi. Ma il punto fondamentale è che Obama ha saputo parlare al cuore dei suoi concittadini, dando loro la sensazione e, forse, la convinzione che un cambiamento non solo è necessario, ma anche possibile.
Gli Stati Uniti oggi hanno dato una lezione importante anche alla Vecchia Europa. Nei momenti difficili gli americani sanno ritrovarsi come hanno fatto oggi nelle lunghe file, in tutti gli angoli del Paese, davanti ai seggi elettorali. Sanno decidere con coraggio senza guardarsi indietro, sanno
scegliere senza paura di sbagliare, sanno osare e voltare pagina.
Non in tutti i Paesi europeo oggi sarebbe possibile immaginare un presidente di colore figlio di un immigrato.
PS: da una intervista di un nobel di pelle scura, abbastanza vecchia da esser stata trattata da "negraccia"
Alla fine però è stato completamente accettato?
«Non solo, ha anche dimostrato di essere meglio di noi. I neri hanno sempre votato candidati bianchi ma nessuno aveva mai visto prima d’ora una campagna tanto saggia e visionaria. Obama ha creato la sensazione palpabile che bianco e nero non contano più perché siamo tutti uniti nel reclamare la nostra America. Una grande storia americana».
In che senso?
«La mia storia e quella di Obama non sarebbero mai possibili in Francia o in Italia, non perché l’Europa è più razzista dell’America, ma perché è estremamente più protezionista sul mercato del lavoro. In Europa Obama sarebbe ancora in attesa della cittadinanza».
Se è per questo anche come cittadino italiano, se sei e vivi in Italia, una avventura alla Obama non è possibile, rimani dove nasci. E basta fare un giro in Parlamento, negli ordini professionali, fra i giudici, persino nel giro della cosiddetta "malavita organizzata". A forza di proteggere destra e sinistra hanno raggiunto il vero risultato: cristallizzazione assoluta senza nessun cambiamento di stato.
Per vedere una istituzione con qualche barlume di componenti provenienti da vari strati sociali bisogna tornare all'Assemblea costituente, ma anche lì attenti, se c'era qualcuno fuori dal giro era solo perchè veniva dalla guerra di liberazione o dall'ambiente vaticano. In questo occorre riconoscerlo, fino a un certo punto delle gerarchie la Chiesa recluta ovunque, purchè sia garantita la fedeltà assoluta.
ed ecco pronti a gesti scaramantici e toccamenti di ogni tipo, specie se maschi. C'è qualcosa di strano nel mondo dei cimiteri italiani debbo ancora capire se è un fatto culturale, religioso o semplicemente un discorso che si vuole cacciare.
Io non ho girato molto all'estero, però qualche ricordo ce l'ho, di un paio di viaggi destinazione Polonia e poi un altro destinazione Ungheria. Viaggi con scopo lavoro, ma fatti anche per capire e conoscere, anche se in modo epidermico, come vivono, come sentono, come sono quelli che abitano lì, specie nei centri minori, visto che di cose connesse all'agricoltura mi occupavo, non è certo nelle città maggiori che si coltiva e si alleva. Anche se è poi nelle città maggiori che si finisce per discutere contratti e progetti.
E fu proprio andando che mi accorsi che ogni tanto, al bordo della strada, senza mura a proteggere e separare c'erano dei quadrati di campo con delle croci, delle strutture metalliche, delle lapidi con vialetti, immagini, il tutto sereno, tranquillo e qualche persona che si trovava lì, come a fare due chiacchiere.
Quest'estate son tornato in Val di Vizze, ci si arriva da Vipiteno, c'ero stato in qualche anno fra il 1970 e il 1980, avevo un ricordo di un gasthof, o gasthaus non ricordo, in pratica entravo in una casa linda e colorata dove, con una scala di legno a sbalzo tipica del mondo contadino di un tempo, anche nella mia Romagna dell'infanzia, si accedeva alla stanza dove avrei dormito. Un antenato dei B & D di oggi, solo che il letto era di legno rustico e il materasso ancora fatto con un saccone di tela grezza e riempito dei cartocci del granturco. Quelli che se ti muovi si sente un suono crocchiante e se dormi non da solo forse è meglio che usi un po' di riguardi per il riposo degli altri.
Stavolta era diverso, alberghi e B & D colorati e accoglienti ancora, ma più vicini agli usi e costumi dei cittadini di oggi e così ho notato, camminando nelle frazioni, a Caminata, che proprio lì, a due passi, di lato della strada c'era un piccolo ordinato cimitero con persone che stavano proprio lì anche da oltre 150 anni e senza la cupezza, il terrore incubico della morte, così presente fra noi italioti.
Certo non era l'allegro cimitero trovato in un altro luogo d'Europa di matrice culturale simile, fra Ungheria e Romania, con lapidi in legno che raccontano le abitudini, le attitudini e le piccole manie di chi è sepolto proprio lì. Una tradizione iniziata una settantina di anni fa e che continua con chi ha ereditato il gusto artigianale, diventato alla fine fatto culturale.

Ma perchè questo discorso "cimiteriale"? Non certo perchè è il 2 di Novembre, ma per capire come mai in questa nostra Italia possano accadere fatti come quelli raccontati dal Corriere. Anche se, almeno secondo me, c'è ben poco da capire.
A forza di parlare di Paradisi Inferni Purgatori Limbi e simili si è talmente intriso i discorsi di divino tanto da dimenticare l'umano che è in tutti noi. O che dovrebbe esserci. E anche quel divino è più rivolto alla salvaguardia degli addetti, specie se di alto livello, così da privilegiare il monumentale e nascondere tutto il resto o caricandolo di significati paurosi. Chissà, forse perchè così non ci si deve accorgere di quanto splendido sia il solo fatto di vivere e allora la morte e il ricordo della morte non sono che la normale conseguenza del vivere stesso.
LA NOTIZIA
«Cessate d'uccidere i morti», invocava Giuseppe Ungaretti. Scriveva, il grande poeta, della carneficina della guerra. Ma mai come oggi quei versi sono apparsi attuali. Mai come oggi, infatti, la morte è stata stuprata. «È arrivato questa mattina il corpo di una bambina, che ne facciamo? Deve essere cremata», chiede in un'intercettazione il dipendente al titolare di un'azienda coinvolta in uno degli scandali più sconvolgenti. Risposta: «Mah... Niente cremazione, buttala via, nell'immondizia, tanto è poca roba».
Lo facevano sul serio, di buttare i corpi nel pattume. La cronaca di Nadia Francalacci su Panorama gela il sangue: «Quando le ruspe hanno iniziato a scavare, è spuntato un piede. Era di uno dei sei corpi saponificati abbandonati in un campo di 30 metri quadrati assieme ai resti di amputazioni ospedaliere, a feti abortiti per gravi malformazioni e a decine di sacchi di plastica neri che contenevano le ceneri di centinaia di persone cremate e mai riconsegnate ai familiari».
Non passa giorno, ormai, senza il trauma di una nuova inchiesta della magistratura o di una nuova ispezione dei carabinieri dei Noe, i Nuclei operativi ecologici. I quali, partendo da una indagine sul «riciclaggio» di maniglie di ottone, crocefissi, bare e perfino abiti dei defunti, hanno messo sotto esame una cinquantina di strutture che si occupano di cremazioni scoprendone di tutti i colori. È successo a Roma, dove i giudici indagano da tempo su diverse salme dimenticate nelle loro casse in un deposito anche per due anni mentre già i parenti portavano «mazzi di crisantemi al camposanto di Fiumicino, convinti che le ceneri dei familiari stessero definitivamente lì». È successo a Padova, dove qualche settimana fa sono state sequestrate le ceneri di tre persone buttate tutte insieme nello stesso contenitore dagli addetti alla cremazione di una ditta che si vantava d'avere ottenuto il riconoscimento di controllo di qualità «Iso 9000». È successo a Segrate, dove sono state trovate otto casse che contenevano ceneri mischiate di chissà quanti defunti e ottanta casse zincate con i resti ossei di centinaia di corpi ormai derubati della loro identità. È successo a Mirteto, Prato, Collecchio, Roccastrada, Vignola, Fornovo, Parma, Piacenza e, insomma, un po' in tutte le località in cui la «Euroservizi», una delle aziende più coinvolte, aveva vinto gli appalti per le cremazioni. Per non dire di Fidenza, dove la società aveva ammassato in 60 sacchi neri dell'immondizia una tale quantità di ceneri che, dice una stima, «potrebbero appartenere a circa 2 mila corpi cremati».
Tra i rifiuti, dicono le cronache, c'erano «un tronco umano saponificato e una bara bianca con un bambino al quale era stato tolto il nome». Tutti insieme. Tutti mischiati. Nell'indifferenza totale per l'impegno assunto (in cambio di soldi, tanti soldi) e per il dolore lancinante dei parenti, convinti che «quella» piccola urna con le ceneri loro consegnata contenesse davvero i resti del padre, della madre, del fratello, del figlio... Nella «A livella», la straordinaria poesia di Totò dedicata alla giornata che si celebra oggi («Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza / per i defunti andare al Cimitero... »), il «nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno » lo sputa in faccia al vicino di tomba, il netturbino Esposito Gennaro: «la Vostra salma andava, sì, inumata / ma seppellita nella spazzatura! ». Il senso di quelle rime struggenti, la morte che come una livella mette tutti sullo stesso piano, dal nobile marchese fino a Gennaro «'o muorto puveriello», era però un altro. A mischiare le ceneri, nella sua misericordia, è Dio. Che però distingue una dall'altra ogni singola sua creatura. O se volete, laicamente, a mischiare tutto è la natura. Non l'ingordo padrone di un'impresa funebre che vuole risparmiare sull'accensione del forno, sulle bare, sui vestiti messi addosso ai morti da mogli, sorelle, figlie in lacrime.
Eppure, per millenni, il rispetto per i morti è stato uno dei cardini della cultura umana. In Occidente come in Oriente. Gli egizi cercavano con la mummificazione di conservare i corpi perché sopravvivessero nell'Aldilà e infilavano tra le bende del defunto un rotolo di pergamena col Libro dei Morti, chiamato serenamente il «Libro per uscire al giorno». Gli antichi greci lavavano e profumavano le spoglie mortali dei loro cari e ornavano le case con mirto e alloro e andavano in processione al cimitero accompagnati dalle melodie dei suonatori di flauto e gli adulti venivano seppelliti con i sigilli e i dadi e le donne coi gioielli più preziosi e i bambini coi loro giocattoli. E gli etruschi coprivano le pareti delle tombe con pitture che raffiguravano il defunto seduto a un grande banchetto presieduto da Ade e Persefone. E i romani custodivano in casa, nei «penetralia », le maschere di cera degli antenati che veneravano e invocavano a protezione della famiglia. E Polibio racconta nelle sue Storie pagine indimenticabili sui riti (la salma portata al Foro sui rostri, la Laudatio funebris dalla tribuna, il corteo con i parenti che indossavano le maschere funebri degli avi...) con cui le famiglie patrizie onoravano i loro cari nei giorni dello strazio. Per non dire di culture lontane come quella di Tana Toraja nell'isola indonesiana di Sulawesi, dove il morto non è davvero morto ma solo «addormentato» finché non viene sepolto e i funerali vengono dunque trascinati per mesi e mesi, anni ed anni, e tutti i parenti accorrono e si ritrovano intorno a chi «dorme» per cucinare e mangiare insieme il maiale e i polli e certe focacce fritte che sono una bontà.
Per questo, oggi, è il caso di fermarsi un attimo a riflettere sul senso di queste cronache oscene che ci tolgono il sonno. E di domandarci se, in fondo in fondo, non sia tutto «normale», che una società che troppo spesso non rispetta i vivi non possa poi rispettare i morti. Quanto agli immondi mercanti che trattano le salme fottendosene della loro sacralità e del dolore che dilania le mogli, i mariti, i figli, c'è solo da sperare che (al di là della giustizia nei tribunali degli uomini) avessero ragione gli antichi greci. Secondo i quali i malvagi che non portavano rispetto a un defunto venivano per anni perseguitati dalla sua anima, fino a renderli pazzi.
Se notate nei riferimenti storici e culturali non c'è un solo riferimento che in qualche modo si colleghi al mondo cattolico. Gli unici riferimenti che abbiamo sono i marmi che riempiono le Chiese a ricordo dei benefattori che, forse, sono sepolti nelle gallerie sottostanti ai nostri piedi che camminano all'interno della chiesa che stiamo visitando.

Il resto non c'è, o è lontano. Vicino, se non è area fabbricabile, c'è la vigna.
Nella foto un cimitero austro-ungarico, immerso nelle rocce e nella natura.