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giovedì, 30 ottobre 2008

la sempre piĂą difficile strada per diventare preti

Giancarlo Galeazzi, l'autore di questo post, si occupa frequentemente, su La Stampa, di problemi collegati all'esercizio della religione specialmente cattolica, con particolare riguardo alle qualità di chi farà il mestiere, se così di può dire, del prete.

Con il termine "istruzione" nel linguaggio curiale, si intede l'insieme di procedure e codifiche da seguire. Questa "istruzione" si occupa e preoccupa di come si indaga sul candidato, con particolare riferimento alla sua posizione e attitudine sul problema "sesualità".

A una prima lettura, l'insieme della istruzione appare come un test  che, senza aiutini, sia molto difficile da superare. Magari, chissà, l'aiutino può arrivare proprio da chi, quando toccò a lui, non l'avrebbe potuto superare...

Un'istruzione vaticana per fissare paletti precisi riguardo all'utilizzo dei test psicologici e delle perizie nel discernimento delle vocazioni.

Coloro che manifestano «tendenze omosessuali fortemente radicate» o un’identità sessuale «incerta» non posso entrare in seminario e diventare preti. I gay non possono diventare sacerdoti nemmeno se si impegnano a non praticare la loro omosessualità.

Lo chiarisce il dicastero vaticano competente sui seminari, che ha emanato oggi un’istruzione per fissare paletti precisi riguardo all’utilizzo dei test psicologici e delle perizie nel discernimento delle vocazioni, già previsto nel precedente documento che nel 2005 ha sbarrato la strada del sacerdozio ai gay.

Nella valutazione riguardo all’ammissione dei candidati, spiega il testo, «non basta accertarsi della capacità di astenersi dall’esercizio della genitalità, ma è necessario anche valutare l’orientamento sessuale: la castità per il regno, infatti, è molto più della semplice mancanza di relazioni sessuali».

«Il cammino formativo - si legge ancora nel documento - dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacità ad affrontare realisticamente, sia pure con la gradualità di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertà nelle relazioni, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate, ecc).

Lo stesso - afferma ancora la Congregazione per l’Educazione Cattolica - deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltà a vivere nel celibato, vissuto come un obbligo così pesante da compromettere l’equilibrio affettivo e relazionale».

Mi rimane sempre un dubbio: ma è proprio così impossibile considerare la sessualità come un qualcosa di semplicemente "umano"? 

postato da: bkrema alle ore 14:34 | link | commenti
categorie: politica, eros, religioni, potere
sabato, 25 ottobre 2008

ottobre d'Italia, ci siamo anche noi!

MARCIA SU ROMA. 28 OTTOBRE 1922

perchè un altro OTTOBRE non si ripeta.

postato da: kreben alle ore 07:12 | link | commenti
categorie: cultura, italia, politica, speranze
martedì, 21 ottobre 2008

chissĂ  se c'era anche un muezzin o una qualche madonna miracolosa

190 milioni di anni! cento milioni di anni che ci sono viventi, insiemi di atomi e molecole organizzate per raggiungere un fine, quello di mantenersi vive, coese e utili fra loro.

Avevano raggiunto questa risultato in altri milioni di anni, limando, aggiustando, eliminando quel che non era utile al fine di semplificare l'organizzazione complessiva. Il risultato erano degli ammassi enormi di materia vivente.

Come i nostri  impianti industriali di oltre duecento anni fa, enormi perchè l'energia era prodotta in impianti enormi, con il vapore centralizzato che correva qua e là a muovere altri cosoni, perchè era difficile controllare ed equilibrare.

Poi l'elettricità, una energia che si poteva distribuire meglio e meglio pure regolare, con l'inconveniente che le variazioni, l'esecuzione degli ordini erano affidate alla "meccanica". Dimensioni minori, ma non poi tanto, delicatezza e mani favolose per ottenere i pezzi fondanti, e perdite di rendimento nei vari passaggi.

Poi oggi, l'elettronica, la miniaturizzazione, la gestione a grandi linee nel progetto e ogni terminale con la sua intelligenza e quindi auonomia e quindi molte più possibili   interazioni. Non occorrono più dei corpacci, le informazioni arrivano, vengono "ragionate" selezionate, valutate e quindi la decisione fiale.

Poi capita come nell'Ufficio Postale che il cervello va in tilt e tutto si blocca e si affollano i saloni, gli addetti possono fare la pausa caffè. Già perchè si è esagerato nell'automatismo, nel condizionamento reciproco dei singoli pezzi, nel controllo finale costruito per controllare l'ultimo operatore umano che non si è riusciti ad eliminare.

Quest'umano così imprevedibile, così solo e multiplo, che ogni tanto avverte strane sensazioni e reagisce senza sapere esattamente perchè, però sa che di solito dopo un rimescolamento, anche feroce, qualcosa si rinnova e riprende.

Riprende la sua funzione principale: pensare, ragionare, provare e, se vuole esagerare, immaginare, anche l'assurdo, anche l'impossibile, anche quel che i capi non vogliono.


SALT LAKE CITY - Un punto di ritrovo popolarissimo, amato da adulti ma anche dai giovani, quasi come una discoteca. A frequentarlo erano i dinosauri, oltre 190 milioni di anni fa. In un luogo remoto, al confine fra Arizona e Utah, negli Stati Uniti, geologi hanno scoperto una enorme quantità di impronte lasciate dagli animali preistorici, tutte concentrate in uno spazio ridotto. E l'immagine che è loro venuta in mente, guardando le tracce ammassate l'una a fianco dell'altra, è stata proprio quella di una pista da ballo. O di uno di quei giochi in cui ci si muove seguendo la musica, mettendo i piedi sulle impronte che si illuminano via via per terra, amatissimi dai ragazzi.

I risultati dello studio, pubblicato sul numero di ottobre della rivista specializzata Palaios, schiudono ora ai ricercatori nuovi particolari su com'era la vita dei dinosauri in epoca preistorica in una zona che si presentava allora come un enorme deserto sahariano: "vasto, secco, non abitabile" lo descrive Marjorie Chan, professore di geologia all'Università dello Utah e uno degli autori dello studio.

Il sito dove si concentrano le tracce, in un'area protetta del Vermilion Cliffs National Monument, potrebbe essere stata un'oasi con acqua fra altissime dune battute costantemente dal vento, e per questo, un punto di sosta molto apprezzato. Di sicuro "era un luogo che attraeva le folle, proprio come una pista da ballo" ha raccontato la professoressa Chan.

Il "locale" era apprezzato da specie diverse: sono infatti state ritrovate tracce di quattro diversi tipi di dinosauri impresse nella roccia. Alcune misurano oltre 40 cm in ampiezza, e hanno tre dita e un calcagno. Altre sono più piccole e circolari. Queste tracce sono state considerate in un primo momento semplici segni di erosione ma ora i ricercatori hanno individuato nel sito anche tracce della coda che gli animali trascinavano, molto rare.
Secondo Winston Seiler, uno studioso che ha analizzato l'area per la sua tesi di specializzazione, potrebbe trattarsi di un luogo in cui i dinosauri nel Giurassico si fermavano ad abbeverarsi e riposarsi prima di proseguire nei loro spostamenti. "Erano felici di fare una sosta in quel luogo, dopo aver girovagato in lungo e in largo, attraversato dune, stanchi per il caldo e le tempeste di sabbia" ha spiegato Seiler all'Associated Press, immaginando il gruppo di animali mentre godeva finalmente di un momento di relax.

Il sito individuato dai ricercatori si trova a oltre tre miglia dalla strada più vicina ed è parte di un'area naturalistica protetta, in cui si trova anche una formazione geologica molto nota agli "addetti ai lavori", chiamata l'Onda, the wave. Ogni giorno vengono rilasciati solo 20 permessi per potervi accedere, ma c'è da scommettere che le richieste per dare un'occhiata al locale di moda ai tempi giurassici, aumenteranno notevolmente.
***
PS: qualcuno, in qualche ministero, in qualche importante consesso si chiederà perchè sciupare tempo e denaro per queste cose, oggi che siamo in crisi su tutto. E in Italia anche di più, persino fra i professoroni, a volte terrorizzati perchè la ricerca, oltre che costare, spesso sovverte teorie e gerarchie. E poi loro, i vecchi, han già trovato tutto, specie se cultori di quelle ipotetiche scienze che non possono verificarsi. Quelle teste che hanno dedicato tempo, fatica e scelte di vita hanno acquisito un mestiere importante: curiosità, tenacia e umiltà intellettuale, fondamentale per rimettersi continuamente in discussione. Qualità che i grandi capi dell'età reaganiana, e seguito, non hanno avuto a sufficienza. 
 

postato da: bkrema alle ore 19:54 | link | commenti
categorie: cultura, politica, vita, arte, scienza

uno sguardo su Cagliari

ci sono arrivato per caso, cercavo altro. Fa parte di un insieme  di articoli di Repubblica della serie "CHI COMANDA NELLE CITTA'". Vale la pena rileggerli, un po' alla volta. Prima o poi si vota,gli articoli son del 2007 ma queste letture danno a volte una spiegazione ai sommovimenti nei partiti.

non solo PD.

Cagliari sotto assedio tra banche e mattone

CAGLIARI - Nessuno saprebbe dire se è un concetto filosofico, un istituto giuridico, un topos geografico, una categoria dello spirito, una patologia isolana o l'Araba Fenice. Ma qualunque cosa sia, la "Continuità territoriale" agita - eterna croce e delizia - i sonni dei sardi. Arrivi al desk Alitalia di Fiumicino e cominci a capire il perché.

Chiedi gentilmente di imbarcarti per Cagliari, esibendo il numero del tuo regolare biglietto elettronico Alitalia, ti guardano come un minus habens e ti spediscono a Meridiana, la compagnia di Karim Aga Khan, da dove, con sguardo di compatimento, ti rispediscono all'Alitalia, in un balletto che farebbe infuriare non un sardo "fumino", come dicono i pisani, ma un flemmatico britannico. Anche l'Inghilterra è un'isola e non ci puoi andare in bicicletta, ma la British Airways ti ci porta da quando esiste l'aviazione civile senza farla tanto lunga. L'Alitalia di Giancarlo Cimoli, invece, quando l'anno scorso ci fu la gara per l'assegnazione delle tratte sarde, dice di essersi distratta un po' e di aver dimenticato di partecipare, lasciando sole Meridiana e Air One, che però non avevano aerei sufficienti. Per cui il governatore Renato Soru, che - pur nato figlio di un edicolante a Sanluri ai bordi delle mammellose colline della Marmilla - è uno di quei sardi che amano le valli interne e sono capaci di terribili ire fredde, si è dovuto sbattere da pazzi per tentare di risolvere alla meglio il problema.

Quando finalmente ci fanno sbarcare a Cagliari per la modica somma di 148 euro, solo andata, Soru lo troviamo proprio in una di quelle giornate di rabbia fredda che ben conosce Luigi Pomata, lo chef preferito dal coté di potere cagliaritano, tornato in città dopo aver lavorato a New York a "Le Cirque" di Sirio Maccioni. Da quando due anni e mezzo fa è stato eletto presidente della Regione autonoma della Sardegna, l'uomo che inventò Tiscali e cominciò a dare gratis Internet, che è un capitalista ma cita Gramsci, si è battuto per sfrattare dall'isola i sottomarini nucleari americani e liberarla almeno da una parte dalle asfissianti servitù militari. Ci è riuscito, gli americani se ne andranno dalla Maddalena nel 2008, come promesso. Ma adesso sono le "lobby militari italiane", come le chiama, a non voler schiodare, nonostante l'accordo politico già siglato. In una riunione tecnica al ministero della Difesa, retto dai corregionali Arturo Parisi, ministro, e Emidio Casula, sottosegretario, l'ammiraglio Paolo La Rosa, capo di stato maggiore della Marina, ha dichiarato con militaresca fermezza che non molleranno mai non solo il deposito munizioni della Maddalena, il più grande d'Italia, Punta Rossa, dove si fanno le esercitazioni degli incursori, Capo Frasca, Teulada e Capo Marrargiu, dove aveva sede "Gladio", l'organizzazione che, complice Francesco Cossiga, doveva salvare l'Italia da un eventuale attacco comunista, ma neanche le spiagge occupate dagli "Ops".

Che cosa sono gli "Ops"? Sono gli Organismi di Protezione Sociale, che, tradotto in italiano, significa le case di vacanze estive dei militari, dei dignitari ministeriali e dei loro cari. Altro che gli americani a Vicenza, la caserma Ederle e l'aeroporto Dal Molin. A Cagliari non c'è il Palladio, ma c'è quella che il governatore definisce "l'occupazione militare delle spiagge più belle del mondo". Mille ettari in tutta la regione, 120 solo nel capoluogo, con 42 immobili cittadini, a cominciare dall'immensa caserma Ederle - lo stesso nome di quella di Vicenza - a Calamosca.

Cagliari città delle "Tre Emme" - medici, massoni e mattoni - si è sempre detto, trascurando colpevolmente la quarta emme, quella dei militari. I medici cagliaritani sono vivi e vegeti, controllano la sanità privata, sono i padroni delle cliniche. Uno di loro, Emilio Floris, è il sindaco forzista di Cagliari.

Figlio di Mario Floris, vecchio vicesindaco democristiano soprannominato "Marpio", che controllava gran parte della sanità privata, Emilio è anche lui un perfetto democristiano, che con l'acuminato governatore mantiene un buon rapporto, sperando di succedergli nelle elezioni regionali del 2009, se Berlusconi ci sarà ancora e se punterà su di lui, e non magari sull'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu, dopo la tragicomica esperienza di Mauro Pili.

Pili era quel ragazzone berlusconiano che trescava con l'ex ragazza demichelisiana, l'opima Anna La Rosa televisiva, e che, diventato presidente della Regione, inaugurò il suo mandato leggendo lo stesso discorso che Roberto Formigoni aveva fatto all'insediamento in Lombardia. Fu scoperto per una piccola distrazione, perché parlava della sua regione come della regione nord-occidentale più industrializzata d'Italia, con un numero di province che purtroppo in Sardegna non tornava proprio. L'Antonio La Trippa del principe De Curtis - vot'Antonio, vot'Antonio! - al giovane Pili faceva un baffo.

Se i medici sono in salute, non si può dire lo stesso dei massoni, che pure tradizionalmente con i "clinicari" s'identificavano. Ora si riuniscono tristemente il lunedì sera da Beppe al Flora, in via Sassari, convocati da Francesco Puxeddu, ex presidente dell'Ersat, accusato anni fa di aver maneggiato una tangente del figlio di Claudio Abbado per cedere un terreno pubblico adiacente alla villa algherese del maestro. Altri tempi quelli in cui il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, la massoneria di Palazzo Giustiniani, era Armandino Corona. Ex presidente regionale, lamalfiano, spadoliniano, Armandino, il "risanatore" massonico dopo il ciclone della P2 di Licio Gelli, era anche lui proprietario di cliniche, ma soprattutto era il grande mentore del potere cagliaritano, delle nomine, degli affari immobiliari e non. Oggi, ultraottantenne, vive defilato e tristissimo in lite con i figli per la gestione dell'ingente patrimonio familiare.

In compenso, la terza emme, quella dei mattoni, impazza, pur dovendosela vedere con il governatore Soru, che della difesa ambientale ha fatto la sua cifra politica, varando tra mille polemiche il suo piano paesaggistico. Sta vedendo i sorci verdi Gualtiero Cualbu, di amicizie trasversali, comprese quelle con il presidente della Provincia di Cagliari, il diessino Graziano Milia e con l'ex ministro lombardian-craxiano Giovanni Nonne, che stava colando cemento sul Colle di Tuvixeddu, la più importante necropoli punica del Mediterraneo, prima di essere fermato da Soru.

Sergio Zuncheddu, palazzinaro di Burcei proprietario dell'"Unione Sarda", il quotidiano cagliaritano che acquistò per un centinaio di miliardi da Niki Grauso, e comproprietario con Veronica Berlusconi del "Foglio" di Giuliano Ferrara, sta spargendo cemento anche lui al centro di Cagliari e aveva la promessa che i suoi palazzi sarebbero stati acquistati dalla Regione.

Ma Soru si è messo di traverso ed è ricambiato quotidianamente dagli attacchi del quotidiano cagliaritano, l'unico giornale italiano che ha un ex direttore affidato ai servizi sociali per reati patrimoniali. Lo attaccano tutti i giorni direttamente o per l'interposta persona del suo direttore generale Fulvio Dettori, docente di Diritto costituzionale regionale e figlio di un antico e stimato presidente democristiano della Regione, per una gara da 60 milioni di euro in tre anni vinta dalla Saatchi & Saatchi, che ha precedentemente lavorato per Tiscali, sulle tasse sul lusso, sul conflitto d'interessi, sugli ospedali cittadini, che vuole dismettere per destinarli ad altri usi e per costruirne uno tutto nuovo, sul progetto del grande museo nuragico da realizzare per risanare l'area degradata di Sant'Elia.

Anche Roberto Colaninno, l'uomo della scalata a Telecom della razza padana, ha esigenze cementifere a Is Molas, un complesso turistico-sportivo a due passi da Cagliari, e si sente ripetere dal governatore che non si può andare avanti con "una grande ricchezza di tutti usata solo da pochi". E c'è persino il rettore dell'Università Pasquale Mistretta, ingegnere, che ha una passione per gli immobili: ne compra, ne vende, ne affitta, costruisce nei giardini.

"Macché cultura, Gramsci si rivolta nella tomba, macché industriali, macché capitani coraggiosi, qui abbiamo solo palazzinari non propriamente coraggiosi e una nuova borghesia mercantile proveniente dai paesi, abbiamo gente che preferisce sfruttare il bene pubblico piuttosto che investire nell'industria", provoca il governatore. Non più le grandi famiglie borghesi, ma i re dei supermercati, i Murgia, i Pilloni.

E gli industriali, quei pochi che ci sono, offesi, gli rispondono per bocca del loro presidente Gianni Biggio, titolare di una piccola agenzia di "transhipment", con un sondaggio tra gli iscritti che giudica la politica di Soru "largamente inadeguata".

Come collocare, tra tante emme, Niki Grauso, discussa e nervosa star cittadina, inventore di Videolina, ex padrone dell'Unione Sarda e ora dei quotidiani gratuiti "E Polis", di cui sostiene di distribuire nelle città italiane un milione e più di copie?

L'uomo è genialoide e spesso avventuroso, come dimostrò nella mediazione che tentò di fare nel rapimento di Silvia Melis, ultimo dei grandi rapimenti sardi, perché - questo è un fatto - dopo il suicidio del giudice Lombardini e la misteriosa mediazione di Grauso, in Sardegna non ci sono più stati grandi sequestri.

Venduta a Giorgio Mazzella, presidente del Credito industriale sardo, oggi proprietà di Banca Intesa, la sua villa in viale Trento, dove si mangiava su piatti di cristallo poggiati su un tavolo di cristallo, avendo l'impressione che le pietanze levitassero nel vuoto, Grauso era scomparso da Cagliari, si dice per lidi libanesi. Ora è tornato, ha riportato le sue società a Cagliari per poter ottenere 3 milioni di euro di finanziamento dalla banca regionale Sfirs, presieduta dal sociologo Gianfranco Bottazzi.

Mauro Pili, quell'ex presidente berlusconiano un po' debole in geografia, ha fatto fuoco e fiamme, accusando Soru di proteggere Grauso, uomo della sinistra. Figurarsi. Che c'è mai di sinistra a Cagliari? "Assolutamente niente", secondo il vecchio dirigente comunista Andrea Raggio. "C'è solo una combinazione tra presidenzialismo forte e politica debole". Che piace, paradossalmente, a Rifondazione Comunista, come ci racconta Luigi Cogodi, nato in un paese vicino a quello di Emilio Lussu, detto Gigi il Rosso non solo per i capelli rossi, ma da quando, giovane assessore regionale all'Urbanistica con il presidente sardista Mario Melis, fece abbattere dalle ruspe in Costa Smeralda la villa miliardaria appena costruita da Antonio Gava, allora capo della Corrente del Golfo e potentissimo ministro democristiano. "Soru - giura Cogodi - è una contraddizione positiva, più illuminista che illuminato, è un uomo che fa una politica in una prospettiva di progresso con un taglio non direi dittatoriale, ma manageriale".

Anche Gigi il Rosso, oggi deputato di Rifondazione, naturalmente, soffre del terribile, trasversale chiacchiericcio cagliaritano. Raccontano di quel giornalista dell'"Unione", oggi suo braccio destro in Consiglio comunale, che era accreditato come il confidente di Niki Grauso nel controllo dei colleghi dell'Unione Sarda.

"Le banche, guardiamo alle banche che comandano da fuori", fa il governatore capitalista osteggiato dai partiti, che nel 2009 vorrebbero liberarsene. Una, il Cis, Credito industriale sardo, è ormai governata da Milano, l'altra, il Banco di Sardegna, nell'orbita della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, con Natalino Oggiano, ex direttore dell'Antonveneta ai tempi di Silvano Pontello, che oggi passa le carte bolognesi. "Io - rivendica Mariotto Segni, l'uomo che con l'elezione diretta dei sindaci ha cambiato di fatto i pilastri della politica italiana - sono stato un fiero avversario della gestione politica delle banche fatta dalla Democrazia cristiana, ma oggi devo dire che il Banco di Sardegna democristiano dei Giagu De Martini era migliore di quello di oggi ai fini locali". E' nata da poco la Banca di Cagliari, creatura della famiglia Randazzo, padre, figli e discendenti vari, messa in piedi dalle cooperative rosse e dall'Aias, l'Associazione che dovrebbe assistere i portatori di handicap. Soldi pubblici, commistione di affari e politica, trasversalismo, quello che Cogodi chiama il potere che "veste pubblico e opera privato".

Come quello di Sandro Usai, presidente da antiche ere del Consorzio di sviluppo industriale e quello di Nino Granara, presidente del porto, autori della grande incompiuta, costata centinaia di miliardi di lire, del canale navigabile. Un'incompiuta che ha favorito in Calabria il successo del porto di Gioia Tauro, che sembrava all'inizio la peggiore cattedrale nel deserto d'Italia.

Si chiama Bètile la scommessa della Cagliari di Soru, che vorrebbe fare a meno delle quattro emme, integrate dalla B delle banche, dalla C dei comitati d'affari e dalla P dei poteri collaterali. Bètile è un idolo sardo di pietra, ma nella testa di Soru è un grande museo dell'arte nuragica e contemporanea, che spazierà dai bronzetti che colpirono Picasso, alla ricerca artistica attuale del Mediterraneo e del Nord Africa, in un bianchissimo palazzo a vela già progettato dall'architetta irachena Zaha Hadid.

"Cagliaricentrismo autolesionista" per la Sardegna, divina il sassarese Mario Segni, mentre la sua capitale del nord, in passato produttrice di classi dirigenti, perde posizioni a favore di Olbia. Soru, l'unico vero potere che resta, che comanda ma non è detto che governi, prepara, secondo lui, una Sardegna semispopolata, che fra trent'anni avrà poco più di un milione di abitanti, di cui 500 mila sul polo metropolitano di Cagliari. Se bastasse il sogno di Bétile, della Bilbao sarda, vagheggiata dall'uomo di Tiscali a salvarla...

Alberto Statera.Repubblica. (15 marzo 2007)

Alcune annotazioni sono un po' datate, non c'erano state le elezioni dell'Aprile, inteso come mese, non come metalmeccanici particolari.

Quelli vagolano qua e là.

postato da: bkrema alle ore 06:26 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, cagliari, umanitĂ 
mercoledì, 15 ottobre 2008

grembiulini e giacche con cravatta

chissà se alla Gelmini saremmo piaciuti, è roba di 55 anni fa. Ce n'è però uno senza giacca e cravatta, ma era il mio primo giubbotto comprato apposta per me.

sostituiva le giacche dei cugini romagnoli, ormai non più portabili. L'ha scovata uno dei miei compagni ritrovati nel web grazie a questo scalcinato blog.

alcuni non sono più fisicamente da qualche parte, di altri cerco di abbinare immagini dell'ultimo anno (qui era il terzo del liceo scientifico Oberdan di Trieste, sezione E) in parte soffocati dagli anni, alle sensazioni vissute assieme. Al di fuori dell'aula troppo diverse le provenienze perchè ci potessero essere ricordi o esperienze comuni. 

si cambia veloci in quegli anni e l'ultimo saluto era alla maturità, senza grembiuli, ma in giacca e cravatta, quella sì anche se era LUGLIO.

 

OBERDAN LICEO 1950-1955

CIAO A TUTTI e nessun addio. Nemmeno ai sogni e alle Illusioni e al Coraggio di vivere.

Passeremo con calma il testimone e forse abbiamo ancora qualcosa da dire, non fosse altro di certo gli errori nati spesso dalla voglia di provare, di rischiare.

Quella voglia forse oggi è piuttosto attutita e spesso sostituita dalla ricerca delle scorciatoie e dal timore del nuovo e del diverso.

Se adesso c'è una crisi di soldi, allora c'era tutta una Nazione in ricostruzione e i nostri genitori d'allora si rimboccarono le maniche e lasciarono esempi e principi troppo spesso poi dimenticati o oscurati.   

postato da: bkrema alle ore 18:42 | link | commenti (2)
categorie: italia, politica, racconti, liceo, trieste, umanitĂ 
sabato, 11 ottobre 2008

AMORI di CITTA' di MARE

città dell'adolescenza. TRIESTE. città della maturità avanzata. CAGLIARI.  città entrambe di mare.TRIESTE barcolana arriva

Trieste nell'attesa della BARCOLANA. segue foto da Repubblica

CAGLIARI tradizioni

Cagliari.

TRADIZIONI

Sant'Efisio

cagliari_porto

CAGLIARI porto operosoCagliari TRADIZIONI 2

CAGLIARI tradizioni femminili.

CAGLIARI tradizioni 3

CAGLIARI immagini di Sant'Efisio portate "dal contado", salvo errori, in sardo, "da sas biddas"

postato da: bkrema alle ore 20:01 | link | commenti
categorie: cultura, politica, racconti, sardegna, cagliari, trieste
venerdì, 10 ottobre 2008

persino il Vicario di Cristo in terra TREMA

se non LUI, B16, di certo i suoi amministratore. E' vero che c'è la Provvidenza ma sui soldi meglio essere protestanti e ascoltare la parabola dei talenti, quella che insegna a darsi da fare, a rimboccarsi le maniche (e magari sporcare un po' le mani).

Si profila un nuovo anno di deficit per le finanze della Santa Sede, e ci sono preoccupazioni crescenti per la situazione di molte diocesi, specialmente negli Stati Uniti

L’attuale tempesta finanziaria che scuote il mondo fa giungere le sue raffiche anche in Vaticano; che però sembra di poter guardare ai marosi con una relativa tranquillità, dalla sua “roccia d’oro”. Infatti già dall’anno scorso, secondo indiscrezioni di ottima fonte, e prevedendo che una crisi di grandi proporzioni avrebbe fatto tremare la finanza mondiale, i responsabili economici della Santa Sede, consigliati da abili consulenti, avevano trasformato i restanti investimenti azionari in lingotti d’oro, oltre che in obbligazioni.

E’ vero che l’abbandono delle azioni come mezzo di investimento per il capitale dato nel 1929 dallo Stato italiano alla Santa Sede come compenso per la perdita dello Stato pontificio, e per la marea di espropri succeduti a all’unificazione non è una novità. Già ai tempi di Paolo VI si era presa questa strada, per evitare che, magari senza saperlo, in virtù di incroci azionari complicati, il Vaticano si trovasse coinvolto in fabbriche di armi o di altri oggetti giudicati moralmente imbarazzanti, per esempio preservativi. Ma certamente negli ultimi anni il trend si è molto consolidato.

Uno specialista britannico, rimasto anonimo, consultato dalla rivista cattolica inglese “The Tablet”, ha confermato queste voci, esaminando il rapporto presentato nel luglio scorso dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

Secondo l’esperto, dopo la conversione in metallo prezioso stile “re Mida” dei suoi investimenti, il vaticano possiederebbe intorno a una tonnellata di oro, dal valore di circa diciannove milioni di euro.

Il Tablet – siamo sempre in Gran Bretagna, anche se cattolici - ironizza: "la roccia di Pietro, su cui è stata fondata la Chiesa, si è trasformata in una roccia d''oro". L’esperto finanziario giudica che la Santa Sede "appare finanziariamente ben posizionata per raccogliere profitti, anche nell''attuale tempesta finanziaria". "Complessivamente - aggiunge - la Santa Sede è stata ben consigliata e non ha probabilmente perso molto nella crisi. Hanno abbandonato man mano le azioni e nel tempo si sono concentrati su investimenti obbligazionari e monetari".

Il rapporto della Prefettura relativo al 2007, parla di 340 milioni di euro in valuta; di 520 milioni in obbligazioni e in (poche) azioni, oltre ai 19 milioni in oro e altri preziosi.

***

340+520+19 = 879  è quasi il totale dell'8 permille

***

Bisogna ricordare che lo Stato vaticano non ha cespiti di entrata (non ci sono tasse), e che grazie ai proventi di questo capitale mantiene 2748 persone, oltre a 929 pensionati. Nel 2007 il costo per il personale è ammontato a oltre 120 milioni di euro. Altre uscite di rilievo riguardano le nunziature (oltre cento), la Radio Vaticana e l’Osservatore Romano. Senza contare le “spese vive” per il funzionamento della macchina amministrativa.

Ma la serenità di cui parla il consulente del Tablet è molto effimera, se si ascolta l’opinione di monsignor Vicenzo Di Mauro, segretario della Prefettura per gli Affari Economici.

"I risultati del primo periodo del 2008 sono preoccupanti e non inducono all''ottimismo. Si rende sempre più il richiamo alle Amministrazioni della Santa Sede ad operare con prudenza e con la massima oculatezza nella gestione operativa delle spese e nell''assunzione di nuovo personale".

Già l’anno scorso il bilancio della Santa Sede fece registrare un “rosso” di nove milioni di euro; e probabilmente anche quello relativo al 2008 non andrà meglio, anzi. Il deficit 2007 era stato preceduto da tre annualità in profitto, dal 2004 al 2006: in totale un attivo di quindici milioni e duecentomila euro. Ancora una volta però sarà necessario il contributo delle chiese locali, per ripianare il deficit. Germani, Stati Uniti e Italia sono i tre paesi le cui diocesi contribuiscono in misura maggiora ad aiutare il Papa a pagare le spese di funzionamento del governo centrale della Chiesa. Ma la crisi in corso, che fa tremare banche riguarda direttamente le diocesi, che hanno i loro conti negli istituti di credito dei vari paesi, e indirettamente anche la Santa Sede, che può risentire di un calo in questo aiuto, che nel 2007 raggiunse quasi trenta milioni di dollari.

E il Vaticano ha una grande sfiga, mica può mandare a lavorare in fabbrica o a passeggiare la notte i suoi addetti. E' costretto a battere cassa ovunque può. Potremmo suggerire al nostro Presidente del Consiglio ad estendere anche a loro la social-card, o la cassa integrazione. In fondo anche il Vaticanocome già Alitalia sono fondamentali per il turismo, anzi forse anche di più! 

postato da: bkrema alle ore 06:59 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, provvidenza, santa madre
giovedì, 02 ottobre 2008

solo testo, senza commento

letto e pubblicato

Ius primae noctis 

di Piero Fiorelli, Assistente ordinario di Stato del diritto italiano nell’Università di Roma

[Da «Enciclopedia Cattolica», vol. VII, coll. 526-527]

Che nel medioevo, particolarmente nei secc. dall’XI al XIII, ma anche molto prima e molto dopo, i signori feudali avessero ed esercitassero un diritto di trascorrere con le mogli dei loro sudditi la prima notte di matrimonio (ius primae noctis o più crudamente ius cunnatici), è un’opinione non ben fondata, che il fantasioso storico scozzese Ettore Boece (1526) mise per primo in circolazione, e che poi, accolta da scrittori anche seri, fu diffusa oltre i limiti dell’onesto da un’abbondante e per lo più scadente letteratura.

A cominciare da Girolamo Muzio (1553), che riferiva tradizioni al suo dire non remote, s’è creduto da qualcuno all’esistenza di tale diritto anche in terra italiana, e si sono interpretate come allusive ad esso alcune carte e narrazioni di vane regioni ed età, venete, piemontesi, meridionali, dal sec. XII in poi.

Quanto di vero e quanto d’arbitrario sia contenuto in quel che si racconta dello ius primae noctis, non si può stabilire se non distinguendo. Un costume di far deflorare la sposa da un personaggio autorevole della sua tribù, o della stessa sua famiglia, è attestato presso popoli primitivi, e le sue origini sono variamente spiegate dagli etnologi. E non è meno sicuro che abusi senza nome, in luoghi e tempi disparati, furon perpetrati da feudatari in danno delle spose dei loro sudditi. Non è invece provato che quel costume pagano si continuasse presso i popoli cristiani del medioevo, né che quegli abusi feudali assurgessero in alcun luogo o tempo a vero e proprio diritto. Provato è soltanto che molti signori feudali, in Italia e fuori, imposero ai loro sudditi tasse matrimoniali, da pagarsi dove una volta tanto, dove a determinate scadenze (anno, settimana) per tutta la durata del matrimonio: tasse, che hanno lasciato fino ai nostri giorni qualche tenue traccia nel costume di certe regioni, anche in Italia.

In esse non è da vedere il prezzo del riscatto di un ipotetico ius primae noctis, e forse neppure una trasformazione della compra germanica della sposa; ma piuttosto, e più semplicemente, il compenso per l’assentimento dato dal signore alle nozze; tanto più che nel medioevo una tassa simile fu spesso riscossa dall’autorità ecclesiastica per la dispensa dall’obbligo imposto agli sposi di serbar castità nella prima o nelle tre prime notti di matrimonio.

Bibliografia: K. Schmidt, I. p. n., Friburgo in Br. 1881; A. de Foras, Le droit du seigneur au rnoyen âge, Chambéry 1886; A. Manno, Di un preteso diritto infame medievale, in Atti della R. Accademia delle scienze di Torino, 22 (1886-87), p. 564 sgg.; A. H. Post, Grundriss der ethnologischen Juriprudenz, I, Oldenburg e Lipsia 1894, p. 24 sgg.; F. Gabotto, Un millennio di storia eporediese (356-1357), in Eporediensia, Pinerolo 1900, p. 131, n. 1; R. Corso, Von Geschlechtsleben in Kalabrien, in Anthropophyteia, 8 (1911), p. 148 sg.; G. Pansa, Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo, I, Sulmona 1924, p. 251 sgg.; G. M. Monti, Il dominio universale feudale e l’«jus cunnatici» in terra d’ Otranto, in Annali del Seminario giuridico-economico dell’Università di Bari, Bari 1927, parte 2a, p. 14 sgg.

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