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Il dolce e l'amaro dentro e intorno a noi

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mercoledì, 30 luglio 2008

sempre all'insegna del cambiamento.

qualcuna difende la propria visione e, poi, perchè darle torto che c'è di più vistoso e coinvolgente di un cactus che sporge sicuro in un piatto deserto?

Keira Knightley

Knightley va fiera delle sue forme, e le vuole sulla locandina
NEW YORK
Ad ogni suo film in uscita, le case di produzione scomodano i maghi della grafica e del fotoritocco, ma lei al decolleté dice sempre e ostinatamente no. L’attrice britannica Keira Knightley, 23 anni, va troppo fiera delle sue forme per farsi gonfiare il seno al computer per esigenze di marketing.
*
postato da: kreben alle ore 03:05 | link | commenti
categorie: vita, arte, eros, cronaca

SULLA STRADA PER ESSERE più uguali...

qualcosa si muove, almeno in Africa, subire violenza non è più una esclusiva femminile ...

Sudafrica, studenti costretti a fare sesso da donne mature

Preoccupazione dei medici: i ragazzi violentati hanno un rischio più alto di contrarre l'Aids

LONDRA - Due studenti sudafricani su cinque dicono di essere stati costretti a fare sesso. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista scientifica BioMed Central's International Journal for Equity in Health, che ha svelato una situazione endemica nelle scuole del Sud Africa. Il più delle volte l'abuso sui ragazzi è stato compiuto da donne mature. «Lo studio dimostra che l'abuso sessuale sui ragazzi ritenuto solo sospetto sino ad ora - dichiarano Neil Andersson e Ari Ho-Foster del Centre for tropical Disease Research di Johannesburg - è reale». I risultati sottolineano la necessità di sollecitare gli sforzi per impedire la violenza sessuale in Sud Africa.

RISCHIO AIDS - Un altro problema è che la violenza sessuale sta oscurando un'altro male del vecchio continente: l'AIDS. «Aumenta la relazione tra abusi sessuali e HIV - spiegano i ricercatori - i ragazzi violentati hanno un rischio più alto di aver contratto la malattia». L'indagine è stata condotta in 1.200 scuole in tutto il Paese. Sono stati intervistati 127mila ragazzi tra i 10 ed i 19 anni. Ai giovani è stato chiesto se fossero mai stati violentati, e se si da chi. Il 44 per cento dei 18enni ha confessato di essere stato costretto ad avere un rapporto sessuale. Un terzo è stato abusato da uomini, il 41 per cento da donne e il 27 per cento da entrambi. L'abuso da parte dei maschi è risultato più comune nelle zone rurali del Paese, mentre le donne «agiscono» principalmente nelle città».

postato da: bkrema alle ore 02:26 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, potere
lunedì, 21 luglio 2008

strangolamente dolce, nel nome del Cristo

in tempi di dito del medio alzato, cose che fanno scena, c'è ben altro in giro e molto più incidenti sulla resistenza al sopruso, allo svilimento dei diritti, al tentativo di annichilimento di strutture secolari.

quello che riporto è un documento tratto da ADISTA e, al solito, non chiede certo commenti esplicativi.

TETTAMANZI NEL MIRINO: SI MOLTIPLICANO GLI ATTACCHI ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO

34540. MILANO-ADISTA. “L’hanno messo nel mirino”: l’espressione usata da don Gino Rigoldi con riferimento al suo vescovo descrive bene la difficile situazione in cui è venuto a trovarsi il card. Dionigi Tettamanzi a causa delle sue coraggiose prese di posizione, o – per riprendere un’altra formula di don Rigoldi – dei suoi comportamenti “da buon pastore” che lo hanno portato a scontrarsi più di una volta con le autorità politiche locali e nazionali.

Un campionario ben assortito di attacchi piuttosto velenosi rivolti all’arcivescovo di Milano lo si è potuto leggere in un articolo pubblicato dalla Stampa (12/7) a firma di Giacomo Galeazzi ed intitolato “Milano, la rivincita dei cattocomunismi”.

L’articolo si apre dando la parola al direttore del settimanale ciellino Tempi, Luigi Amicone: “Più i catto-progressisti perdono terreno nelle parrocchie, più sentono il bisogno di riorganizzarsi attorno all’arcivescovo e al giornale [Famiglia Cristiana] che tengono in vita un marchio decaduto. Nuovi sentieri, stessi marciatori, dunque. Sono i soliti pacifisti, dossettiani e terzomondisti usciti a pezzi dalle urne”.

L’articolo riferisce poi il commento di Francesco Cossiga alla critica formulata dall’arcivescovo di Milano nei confronti della proposta governativa di utilizzare l’esercito in compiti di ordine pubblico: “È una vergogna che Tettamanzi insulti un ministro della Repubblica. Ho consigliato al premier di presentare una nota di protesta alla Segreteria di Stato chiedendone la rimozione e, in caso di rifiuto, di sospendere alla diocesi di Milano la quota statale dell’otto per mille” (v. Adista n. 55/08).

Don Gianni Baget Bozzo, interpellato sempre da Galeazzi, si è scagliato contro il nuovo asse del ‘cattolicesimo di sinistra’ italiano: “Il bastone del comando – spiega don Baget – è passato dalla prodiana scuola di Bologna al movimentismo antipolitico dell’arcidiocesi di Milano e della casa editrice San Paolo. Il pensatoio che ha ispirato la svolta è la Comunità di Bose e l’ecumenismo estremo del priore Enzo Bianchi è il collante ideologico dei nuovi cattocomunismi. Grazie a Dio, però, alla Chiesa ambrosiana filoislamica e modernista si oppone la Genova moderata e degasperiana di Bertone e di Bagnasco che per dialogare preferisce Scajola ai noglobal anti-Occidente e agli imam fomentatori dell’odio verso i cristiani”.

Parole, quelle di don Baget, che evocano le frasi spesso usate dagli esponenti milanesi della Lega Nord per censurare le prese di posizione del cardinale a difesa della libertà religiosa (vedi la minacciata chiusura della moschea di viale Jenner contro cui si è pronunciata – con grande forza – la Curia di Milano) e a tutela dei diritti umani, con particolare riferimento alla minoranza rom.

A seguito delle critiche del card. Tettamanzi allo sgombero del campo nomadi alla Bovisasca, nello scorso mese di aprile, il capogruppo leghista in consiglio comunale Matteo Salvini aveva tuonato: “Il cardinale si occupi di anime e dei diritti degli italiani che ogni giorno subiscono la violenza dei rom e, se proprio vuole aiutare quei mantenuti, allora apra le porte dei suoi palazzi e li ospiti”. Lo stesso Salvini, in occasione della recente polemica su viale Jenner, ha invitato il responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della diocesi, mons. Gianfranco Bottoni, ad andare “in Arabia Saudita a parlare coi preti perseguitati”. “Lui e il suo capo sono come quei magistrati che facendo politica screditano la categoria intera. Personaggi che con le parrocchie hanno poco a che fare” (v. Adista n. 55/08).
“Una porpora rossa” viene definito il card. Tettamanzi da Alfredo Biondi, tre volte ministro della Repubblica ed ex deputato di Forza Italia (insieme ai colleghi Jannuzzi e Sterpa, in chiusura della scorsa legislatura, ha ‘tecnicamante’ aderito alla lista antiabortista di Giuliano Ferrara per consentirle di presentarsi in tutte le circoscrizioni senza l’obbligo di raccogliere le firme necessarie), in un’intervista rilasciata al quotidiano online Petrus (e ripresa sempre nell’articolo di Galeazzi): “È una porpora rossa - ha dichiarato Biondi - nel senso ideologico del termine. Appartiene alla ‘casta’, non ho simpatia per lui, men che mai oggi che un giorno attacca il governo e l’altro, sia pur più velatamente, il papa. Ma chi crede di essere compiendo tutte queste invasioni di campo? Si limiti a fare il pastore, senza ribellarsi alle autorità dello Stato e al Santo Padre. Non c’è che dire, quella di Milano è una buona scuola, il Cardinale Martini ha dato l’esempio”.

Più mirato è stato invece l’attacco di Giuliano Ferrara, che sul quotidiano da lui diretto, il Foglio, ha pubblicato un articolo intitolato: “Eminenza, non è che non sappiamo più dirci cristiani?” (14/7). Il riferimento è al pacato e lucido intervento sul caso Englaro pubblicato dall’arcivescovo di Milano su Avvenire (12/7): “È questo - ha scritto Ferrara - che ci si deve aspettare da un vescovo, nella tempesta di idoli che furoreggia intorno al tema della vita umana?”. “L’articolo [di Tattamanzi, ndr] si propone e si autocomprende come un intervento in punta di piedi, che non fissa confini in nome della verità, non stabilisce le condizioni di una scelta secondo giustizia, non azzarda giudizi che implichino la decisione responsabile nella direzione auspicata. Gli argomenti più seri e forti si sminuzzano e si disfano alla fine nel metodo, e non si capisce se si debba lasciare Eluana alle suore Misericordine che l’hanno curata con amore o invece staccare quel sondino e provocare una morte lenta e dolorosa. Che cosa si debba fare, a parte coltivare la riflessione di coscienza, e come ci si debba comportare: questo non si capisce, su questo c’è pensiero tiepido, glossa alla vita reale senza sporcarsi la penna, le mani, il cuore”.
Va infine segnalata la polemica sui teologi milanesi ospitata dal blog del vaticanista dell’Espresso Sandro Magister. Dopo aver citato il preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, nonché vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Milano, Franco Giulio Brambilla, quale possibile futuro segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Magister ha ripreso alcuni passaggi dell’autobiografia del card. Giacomo Biffi, che di quella facoltà fu professore negli anni ’50: “In questo deserto descritto dal cardinale Biffi – ha scritto Magister - l’unico che egli salva, il suo quasi omonimo ma non parente Inos, da alcuni anni neppure insegna più nella facoltà di Milano. E i nuovi teologi? I professori di fama che oggi tengono cattedra nella facoltà di Milano, da Franco Giulio Brambilla a Pierangelo Sequeri, da Giuseppe Angelini a Sergio Ubbiali? Il cardinale nel suo libro non ne fa parola, ma l’altro Biffi, Inos, ha rivolto loro in più occasioni varie critiche. Una in particolare: l’incomprensibilità del linguaggio. In effetti, lo scrivere difficile è una prerogativa risaputa dei teologi milanesi. A parte Brambilla, che al confronto brilla per chiarezza, gli altri tre citati mettono a dura prova anche i lettori meglio disposti”. (emilio carnevali)

Troppo spesso quel che non si esibisce in modo folclorico è molto peggiore, le insidie maggiori nascono dalle frasi educate e composte, che sanno dove, come, chi e quando colpire.


postato da: bkrema alle ore 20:31 | link | commenti
categorie: politica, religioni, potere
mercoledì, 09 luglio 2008

a volte piccoli segnali rappresentano sintomi di gravi malattie. E' molto diffusa ancor oggi una visione "magica" del vivere, come se il semplice concetto di "vita" non fosse sufficiente nella sua eccezionalità a rappresentare il meraviglioso.

Mi veniva in mente questo sentendo uno dei tanti intelletuali soloni e stregoni pontificare sul concetto di "tempo" snobbando e irridendo al "tempo" dei fisici che non si accorgono come il tempo del sogno sia eterno, ma brevissimo. Volendo quindi mescolare la sensazione, l'illusione, lo stordimento con la "banalissima" misura fisica del tempo che passa. Almeno nel nostro mondo terrestre.

E' questa visione "magica" della realtà che lascia poi campo libero agli stregoni e agli sciammani, veri o fasulli, al fine di creare seguaci e sostenitori ai credi, alle filosofie, e alle politiche del primo manipolatore che passa.

Non c'è infatti altra spiegazione al fascinoso aderire a movimenti e partiti spesso in rotta di collisione proprio con gli interessi di chi li sostengono.

C'è un breve articolo, ripetitore di concetti largamente assodati nel mondo della biologia, che dovrebbe creare chiarezza proprio nell'ambito del neo risorgimento, non più solo vagamente ma in modo massiccio ed arrogante, di forme di razzismo. Articolo che sottopongo a chi non avesse avuto occasione di leggerlo, da L'Unità.

La bufala delle razze umane

Le razze umane non esistono. Sono un mito. Un mito pericoloso. Ogni uomo è geneticamente diverso da ogni altro. Ma l’umanità non è costituita da piccoli e grandi gruppi diversi per struttura genetica. È piuttosto una rete estesa di persone geneticamente e culturalmente collegate in maniera dinamica tra loro. E quell’aggettivo, dinamico, è da sottolineare. Perché di fatto, nessun popolo nel corso dei secoli può essere considerato isolato geneticamente.

E in particolare, è un mito senza fondamento che sessanta milioni di nativi dell’Italia discendano da famiglie che abitano la penisola da almeno mille anni. Il “meticciato” genetico e culturale è una caratteristica dell’Italia come dell’intera umanità. Di più, è un bene. Sia sul piano strettamente biologico, sia sul piano culturale. È questo, in estrema sintesi, il contenuto del «manifesto antirazzista» che un gruppo di scienziati italiani - tra i primi firmatari Rita levi Montalcini, Enrico Alleva, Guido Barbujani, Laura Dalla Ragione, Elena Gagliasso Luoni, Massimo Livi Bacci, Alberto Piazza, Agostino Pirella, Frencesco Remotti, Filippo Tempia, Flavia Zucco - presenterà il prossimo 10 luglio a San Rossore nell’ambito di una tradizionale manifestazione della Regione Toscana, dedicata quest’anno alla mobilitazione «contro ogni razzismo».

Il «manifesto antirazzista» sarà illustrato dal biologo Marcello Buiatti e introdotto dal Presidente della Regione, Claudio Martini, a sessant’anni dalla pubblicazione, avvenuta il 14 luglio 1938, del «manifesto della razza» a opera di un gruppo di scienziati fascisti. Quello di San Rossore è un vero e proprio “contro-manifesto” in termini letterali. Perché a ciascuna delle dieci tesi del famigerato “manifesto della razza” oppone una tesi diversa, alla luce delle moderne conoscenze scientifiche. Dimostrando che con quel famigerato atto gli scienziati fascisti tradirono insieme la scienza, i valori della comunità scientifica e la loro stessa umanità. Tradirono la scienza, perché già allora vi erano tutti gli elementi per affermare che il concetto biologico di razza è una pura invenzione. Oggi tutti gli studi genetici lo dimostrano al di là di ogni possibile dubbio.

La genetica, infatti, ha consentito di chiarire almeno cinque punti rispetto alla variabilità tra gli individui e all’esistenza delle razze umane:

1. Ogni uomo è geneticamente diverso da ogni altro. È un organismo biologico unico e irripetibile.

2. Se si considerano i singoli geni, essi sono sempre presenti in quasi tutte le popolazioni umane, anche se con frequenza diversa. In pratica, la frequenza dei singoli geni di tutte le popolazioni umane è largamente sovrapponibile. E, in particolare, nessun gene specifico può essere utilizzato per distinguere una popolazione umana dall’altra. Le popolazioni umane sono geneticamente molto simili le une alle altre.

3. C’è invece una grande variabilità genetica tra gli individui, tra gli uomini. Nessuno di noi porta i medesimi geni di un altro uomo. Tuttavia la gran parte di questa variabilità è anteriore alla formazione delle diverse popolazioni ed è probabilmente persino anteriore alla formazione della specie sapiens. In ogni caso, diversi studi indipendenti hanno dimostrato che almeno l’85% della diversità genetica (ovvero dell’insieme dei geni umani) è presente in ogni popolazione del mondo, il 5% della variabilità genetica è presente tra tutte le popolazioni del medesimo continente, e il residuo 10% si verifica tra popolazioni di diversi continenti.

4. La variabilità genetica all’interno delle singole popolazioni, per esempio tra gli europei o gli italiani, è elevatissima. Mentre le differenze genetiche tra i tipi mediani delle diverse popolazioni, tra gli italiani e gli etiopi, per esempio, sono modeste e pressocché irrilevanti rispetto alla variabilità interna alle singole popolazioni. In pratica due italiani possono essere geneticamente molto diversi tra loro. Molto più di quanto non siano diversi un italiano medio e un etiope medio.

5. La contaminazione genetica tra le diverse popolazioni umane è costante ed elevatissima. Lo confermano persino gli ultimi sequenziamento dell’intero genoma umano. Nei mesi scorsi il premio Nobel per la biologia James Dewey Watson, scopritore con Francis Crick della struttura a doppia elica del Dna, ha pubblicato i risultati del sequenziamento del suo Dna. E non senza una sua certa costernazione - Watson aveva detto che i neri sono meno intelligenti dei bianchi - ha scoperto che il 9% dei propri geni ha un’origine asiatica e che uno dei suoi bisnonni o, comunque, dei sui antenati recenti era di origine africana.

Ma il “contro-manifesto” di San Rossore dimostra anche - e soprattutto - che gli scienziati fascisti tradirono non solo la scienza (intesa come conoscenza rigorosa), ma anche i valori fondanti della comunità scientifica, mettendo il loro sapere non al servizio dell’intera umanità - come indicava già nel ’600 Francis Bacon - ma al servizio di un’ideologia pericolosa che voleva dividere gli uomini gli uni dagli altri, per discriminarli.

E con ciò, quegli scienziati fascisti, si macchiarono della colpa più grave: tradirono la loro stessa umanità.

Il “contro-manifesto della razza” che gli scienziati italiani presenteranno a San Rossore il prossimo 10 luglio non ha, dunque, solo un valore storico e scientifico (e non sarebbe certo poca cosa). Ma ha un valore politico di stringente attualità. Troppe parole, troppi episodi, persino qualche disposizione di governo nel nostro paese stanno alimentando il fuoco della discriminazione razziale. È ora - ci dicono gli scienziati preoccupati di San Rossore - che questi venti cessino di soffiare e che il fuoco della discriminazione razziale venga definitivamente spento. Prima che scoppi, improvviso, un nuovo incendio.

Vale la pena ricordare il forte contributo di sostegno alle leggi razziali di alcuni nomi poi divenuti famosi, se già non lo erano, sottoscrittori del manifesto degli scienziati italini razzisti, con in testa illustri rappresentanti del mondo cattolico

Tra le adesioni a quel manifesto spiccano quelle di personaggi illustri - o destinati a diventare tali - come, ad esempio,

Giorgio Almirante, Piero Bargellini, Giorgio Bocca, Galeazzo Ciano, Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Giovanni Gentile, Luigi Gedda, Giovanni Guareschi, Mario Missiroli, Romolo Murri, Giovanni Papini, Ardengo Soffici.

In particolare ricordo e ripeto i nomi di Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Luigi Gedda, Romolo Murri, Giovanni Papini, che si distinsero anche per le loro ricerche sull'eugenetica. Chissà che direbbero oggi alla luce delle ricerche sul DNA e alle indagini di tipo statistico correlate.

E se si pensa che Luigi Gedda è stato per anni il baluardo del cattolicesimo, non solo al tempo di PIO XII, e Agostino Gemelli il simbolo della scientificità cattolica c'è veramente da rabbrividire.

postato da: bkrema alle ore 00:17 | link | commenti (2)
categorie: politica, scienza, religioni
lunedì, 07 luglio 2008

GIAPPONE: 7 LUGLIO.

GIAPPONE. Oriente simbolo di modernità, passato in un tempo velocissimo dal Medio Evo alla modernità democratica, senza per questo rinunciare ai suoi riferimenti poetici e mitologici, incasellati come sono nella natura e nel cielo che lo avvolgono e rassicurano.GIAPPONE 7 LUGLIO festa tanabata

Tanti e tanti anni fa c’era un luogo che ai giorni nostri viene chiamato Via Lattea. E in esso due mondi separati: quello degli uomini era a occidente, mentre a oriente c’era il mondo delle divinità.
Kengyû (la stella Altair), un giovane bellissimo, si innamorò ricambiato della splendida dea Orihime (la stella Vega).

Ma una dea malvagia, per contrastare il loro amore, fece straripare il fiume che divideva i due mondi e l’effetto dell’inondazione è visibile ancora oggi, nell’alone latteo.

L’amore alla fine prevalse sull’odio e ai due innamorati fu concesso di incontrarsi ogni anno proprio al centro della Via Lattea il 7 di luglio.

Nelle notti d’estate la Via Lattea risplende bianca e bellissima; due stelle brillano più delle altre: sono Kengyû ed Orihime.

Solo se si riflette sulle motivazioni che permeano una società nel suo profondo si può comprendere la notizia sotto riportata, notizia che riesce ancora a scandalizzare loro, mentre da noi sbevazzamenti, urla e, suppongo, rutti conseguenti, riescono a inondare persino gli augusti scranni del Senato. E non a caso luogo dove, oggi, alberga un gruppo che guida la nostra società impegnato a discutere del linguaggio, degli apprezzamenti, delle disavventure giudizarie e delle carriere che intersecano in modo ormai inestricabile provvedimenti molto personali ad altri di puro effetto demagogico e strumentale.

Ma veniamo alla notizia  

Stupore e indignazione in Giappone, con gran concorso mediatico, per il comportamento tenuto in Italia da alcuni giapponesi. Ma quali turpi imprese hanno perpetrato, senza che ce ne fossimno accorti, quelli che sono ormai battezzati «turisti della vergogna»?

Si tratta di nove studenti e di un professore che, in tempi diversi, hanno lasciato la loro firma sulla cupola di Santa Maria del Fiore e sono stati denunciati da altri connazionali al ritorno in patria. Non ha attenuato la responsabilità dei ragazzi il fatto che abbiano vergato ingenuamente, accanto al nome, data e scuola di provenienza. Gli studenti sono stati sospesi, mentre il professore rischia il licenziamento.

(...)

Gli esperti spiegano che per la mentalità giapponese riesce intollerabile l’offesa, non soltanto rivolta nel caso a un’opera d’arte come il capolavoro di Brunelleschi, ma all’ospitalità offerta da un paese straniero. Rammentano ancora che, secondo l’etica di stampo confuciano, esiste una responsabilità collettiva chiamata in causa dalle malefatte dei singoli.

Ma a noi profani vien da pensare che la condanna di un gesto vandalico tutto sommato veniale contenga un’altra motivazione, occultata dall’atavica cortesia. Il disdoro ottenuto cioè dall’imitazione, da parte di cittadini giapponesi, di un malcostume che appartiene in modo speciale agli italiani nella loro vita comunitaria e che non si vorrebbe importare. La sporcizia, la sciatteria, l’inosservanza delle regole, il mancato rispetto dei loro «maggiori».

Quanto a "mancato rispetto dei loro «maggiori»", possiamo tranquillamente ignorarlo. Si pensi solamente che il nostro duce supremo, l'eccellentissimo PdC, la prima cosa che ha fatto in Giappone è andare per i dovuti salamelecchi al non più primo ministro Koizumi. Dimissionario per cessato gradimento Koizumi è molto influente nel partito di maggioranza giapponese ed è il principale sostenitore degli accordi di Kyoto (che fosse lì per perorare la causa di BUSH?).

Per non ricordare quando all'ultimo momento fece saltare la visita in Giappone per problemi parlamentari italiani (sempre per cose sue).

postato da: bkrema alle ore 06:06 | link | commenti
categorie: italia, politica, cronaca