e io che mi vedevo prima o poi impersonare il simpatico GAMBADILEGNO dei miei anni lontani...
Le Scienze, giugno 2008, n.478
Le salamandre riescono a rigenerare parti del corpo di grandi dimensioni. Scoprire i meccanismi di questo processo aprirà la strada alla speranza di replicarlo nell'uomo. Di Ken Muneoka, Manjong Han e David M. Gardiner
L'esempio migliore di rigenerazione degli arti è la salamandra, che conserva per tutta la vita la capacità di far ricrescere sostituti perfetti di parti del corpo perdute. Capire il meccanismo che controlla questa capacità può offrire una guida per la rigenerazione di arti umani. Le risposte iniziali dei tessuti nel punto in cui è avvenuta un'amputazione non differiscono molto tra salamandre ed esseri umani. Poi, però, i tessuti umani formano una cicatrice, mentre quelli della salamandra riattivano un programma di sviluppo embrionale che porta alla formazione di un nuovo arto. Imparare a controllare l'ambiente che caratterizza le ferite umane in modo da innescare la strategia di guarigione tipica della salamandra potrebbe tradurre in realtà la possibilità (per ora teorica) di rigenerare parti del corpo di grandi dimensioni.
Ho il dubbio che molti, magari insoddisfatti dal Viagra, si predisporrebbero ad amputazioni ringiovanenti, derivanti dalla ricrescita. In fondo l'arte delle protesi di arti è splendida, va anche alle olimpiadi, l'altra sarebbe molto più intima e personale.
Girando per blog capita di arricchirsi di informazioni utili a eliminare anche propri pregiudizi, è il caso di questo post che copio incollo per intero, perchè è serio, documentato e tale da spiegare con obiettività.
vi sono delle strane conoscenze su come si decide che un prodotto è biologico, oppure no, per cui vale la pena soffermarsi un momento.
Parto a unrecente articolo che sottolinea come ci sia un calo nel consumo di prodotti che escono dalla filiera biologica e che trovano spiegazione "anche" nel costo elevato, spesso con differenze in aumento anche del 40%.
Ci intendiamo di dieta mediterranea, mangiamo molta più frutta e verdura di altri Paesi, eppure quando si tratta di scegliere tra prodotti biologici certificati e gli altri scegliamo ancora gli altri. Strano, visto che i nostri agricoltori si stanno convertendo in massa al bio (sono già 51 mila), strano perché siamo al quinto posto nel mondo e al terzo in Europa nella produzione di alimenti biologici (con un giro d'affari di 2,6 miliardi di euro all'anno, più 22 per cento in soli due anni), strano perché gli ettari coltivati a bio sono un milione e 147 mila (siamo leader in Europa). Strano ma vero.
Ottimi produttori ma pessimi consumatori di prodotti biologici. Un aumento della domanda c'era anche stato (più 9% dal 2006 al 2007) ma poi c'è stata una flessione, soprattutto in questi primi mesi del 2008. In Italia il biologico cresce, cresce nella produzione di prodotti ortofrutticoli, nella coltivazione di vigneti e quindi nella produzione di vino biologico (settore dove siamo in testa in Europa, con 30 mila ettari di vigneti bio, seguiti da Francia e Spagna, ciascuno con circa 15 mi-la), persino nell'offerta di prodotti naturali, tessuti, saponi, profumi, detersivi. Ma non crescono i consumatori che si orientano verso questo tipo di scelta.
Il consumo di bio nel nostro Paese è appena attorno al 2% mentre in alcuni Stati europei, soprattutto Germania e Paesi nordici, arriva al 10% con punte (in Scandinavia, per esempio) del 20%. Di tutto il biologico che gli italiani producono solo il 40% arriva sulle nostre tavole, il resto va all'export. Come è possibile? Perché produciamo tanto biologico ma ne consumiamo poco? La prima risposta è che il biologico costa troppo. Dal 20% al 40% in più, in media, rispetto ad un prodotto non biologico. E se in alcuni casi (lo yogurt) la differenza quasi si azzera, in altri (le uova) si allarga fino al 100% di costo in più rispetto al prodotto tradizionale. E questo, in un momento di grave crisi economica del Paese, non può non pesare.
Dal Corriere della Sera. CONTINUA.
Articolo in gran parte condivisibile, a parte una frase finale che sa molto di slogan e che ha lo scopo proprio di giustificare un prezzo non proprio giustificato, sempre, dalla differenza dei costi e della realtà.
«Si può risparmiare anche scegliendo il biologico — conclude Compagnoni —. La gente ancora non arriva a capire che sarebbe meglio comprare, e mangiare, la bistecca solo due volte alla settimana, ma che sia certificata bio, con tutti i nutrienti e senza sostanze chimiche aggiunte, piuttosto che mangiarla più spesso a prezzi inferiori. Nel biologico c'è più prodotto secco, più sostanze nutritive e meno medicine e agenti chimici. Assurdo snobbare il biologico e poi comprare gli integratori vitaminici».
Ma cos'è "un prodotto biologico"?
CHE COS’È UN PRODOTTO BIOLOGICO?
È un prodotto che deriva da un metodo di coltivazione con regole ben precise, stabilite dal Reg. CEE2092/91, che esclude l’uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi. Per la fertilizzazione dei terreni vengono impiegati concimi organici (ad esempio il letame).
Per la difesa delle coltivazioni da parassiti (principalmente insetti e funghi dannosi) si agisce preventivamente rinforzando le piante (ad esempio con concimazioni equilibrate) e in modo diretto con trattamenti antiparassitari di orgine naturale (es. rame, zolfo, estratti di piante, ecc.).
Viene pure impiegata la lotta biologica (uso di organismi viventi antagonisti dei parassiti).
Vi sono quindi dei capitolati precisi da utilizzare, alcuni allo scopo di rassicurare sulla presenza di residui indesiderati, altri (come la concimazione) scendono da una visione quasi filosofica e avrebbero lo scopo di impedire la forzatura produttiva che potrebbe portare a prodotti finali meno ricchi di prodotti costitutivi (proteine, vitamine, etc.).
Quello però che va sottolineato è che il timbro "biologico" nasce dal rispetto di precise disposizioni, a partire dalla adesione a uno dei tanti enti certificatori che avranno poi il compito di procedere ai dovuti controlli.
GLI ORGANISMI DI CONTROLLO ITALIANI AUTORIZZATI
Ci deve essere qualcosa di pruriginoso in una ricerca perchè arrivi all'onore delle pagine segnalate, e non c'è niente di più pruriginoso di indagare sul perchè e il per come l'altro, anzi l'altra, reagisce nel suo cervello, quando...
E così si scopre che lui, il maschio, è un signore tranquillo che esegue quel che madre natura gli ha codificato dentro, con tecnica e metodica più o meno raffinate, ma senza coinvolgimenti di particolari parti del cervello e senza curasi troppo di accendere o spegnere particolari geni.
LUI, insomma, monta e basta!
Più complicato il problema di LEI. Infatti lei, nolente o volente, sa benissimo tutto quel che significa portare a buon fine quel meeting, poi ci sarà una gravidanza, qualche inconveniente nella fase finale (fino a poco tempo fa ottime probabilità di esiti mortali) e, concluse le premesse e le conseguenze, tutta una vita destinata al prodotto finale, con conseguente eliminazione di ogni propria vita "individuale".
E in tutte queste fasi il rischio di dover scegliere al di fuori della tradizione sociale dell'ambiente in cui si muove e si muoverà, con altri casini e malumori.
Vi sembrerà strano allora se per arrivare fino in fondo dovrà spegnere tutti quei geni che invitano ad essere razionali, saggi e previdenti?
Cosa succede nel nostro organismo nel momento in cui viene raggiunto l'orgasmo? La rivista Scientific American approfondisce l'argomento andando a investigare quelle che sono le radici neurologiche del piacere sessuale, ovvero l'insieme dei segnali e delle attività delle varie aree del cervello che aiutano «a perdere la testa» e determinano il raggiungimento del climax.
ADDIO INIBIZIONI – Tra le ricerche citate dalla rivista vi è quella condotta nel 2006 su un campione di donne dall'università Groningen, che ha permesso di scoprire che mentre durante la fase di eccitazione si verifica l'attivazione dei neuroni di alcune aree del cervello, nel momento del massimo piacere femminile i neuroni di alcune porzioni della materia grigia si disattivano, diventano muti.
UN AIUTO DAL CERVELLO – Una delle aree in questione è quella della corteccia orbito-frontale laterale sinistra, preposta alla gestione dell'autocontrollo: la diminuita attività starebbe quindi a indicare che il nostro cervello in un certo senso agevola il raggiungimento dell'orgasmo facendo perdere le inibizioni. Analogo rallentamento avviene nella corteccia prefrontale dorsomediale, dove si ritiene nasca il pensiero morale: in tal caso la pigrizia dei neuroni corrisponde a una sospensione della capacità di giudizio e di riflessione. E ancora, attività neuronale ridotta anche nell'amigdala del cervello delle donne, che coinvolta nelle emozioni e nella paura: perché è necessario sgomberare il campo da timori e ansia se si vuole che le donne raggiungano l'orgasmo. Tutto più semplice per gli uomini, invece, la cui attività neuronale pare non necessiti di essere messa a riposo per agevolare il piacere, e nemmeno smette di rispondere vivacemente agli stimoli sensoriali. Come a significare che, paradossalmente, per avere un orgasmo le donne devono sopprimere le emozioni, mentre il sesso forte se la cava bene comunque.
Lo stesso Corriere si preoccupa di segnalare il "dramma" maschile che non è quello così felicemente cantato un tempo da Mina (l'importante è finire), quanto quello che avvenga troppo presto. Troppo presto non tanto per il concepimento, per quello se i signori spermini sono inviati sulla pista di lancio poi ci pensano autonomamente a portare a risultato quel che la biologia chiede (sempre che siano robustini e vitali, almeno uno). Il troppo presto è riferito a tutta quella accensione e spegnimento di geni per convincere LEI che tutto quanto è legato a quella avventura che si vuole chiamare amore, per la paura di dire che è semplicemete, e felicemente, l'avventura del vivere sperabilmente non da soli!
Tempo minimo che l'esperto intervistato calcola in circa 4 (quattro) minuti.
Ed ecco qua il segue, sperando che non sappia troppo di naftalina o di irrancidito.
(8.3.1) Università. Anno zero. 1955. Trieste.
Alla cena della matura la prof. Sponza, di scienze, mi chiese cosa avrei fatto e io, non so neppure perchè, dissi CHIMICA.
Quel non so neppure perchè uscì spontaneo, immediato, ma lei non ne fu sorpresa perchè, probabilmente, da laureata di scienze naturali e quindi meticolasamente certa di ogni ossicino, di ogni muscolo, di ogni mono- di- e, non so neppure se esistono, pluricotiledoni aveva un concetto catalogativo della natura. Del resto anche nei quasi due anni di chimica aveva applicato gli stessi concetti, che qualsiasi, anche modesto, studente poteva ragionevolmente affrontare. Come uno come me che in scienze difendeva, con fatica, un miserabile 6, poco più, poco meno.
Avevamo i suoi appunti che io scrivevo diligentemente in quaderni sottili a quadretti con la copertina nero bitume e con la stilografica dall'inchiostro acquoso. Nei tanti traslochi della mia vita da oltre 20anni randagia ogni tanto rispuntano, io li guardo, leggo e mi stupisco che io un tempo sapessi tutti quei nomi e sapessi anche inserirli in modo logico e nello stesso tempo mi chiedo come si facesse allora a entusiarmarsi di una scienza apparentemente così arida.
E invece no e l'ho scoperto veramente da poco, su uno di quei massi rocciosi della costa cagliaritana coperti e scoperti continuamente dal mare in modo tranquillo con piccole onde sempre uguali ed eternamente disuguali. Su questi massi di ogni misura c'erano patelle, ferme fisse immutabili, e lumachine. Queste ultime le potevi prendere e piazzare in un altro punto, come dei gattini quasi neonati, poi le posi e quasi subito loro debbono decidere in che direzione muovere. E lo fanno subito, appena arriva una piccola onda che le sommerge e poi si ritira, ecco che le vedi muoversi immancabilmente e diligentemente nella direzione mare.
Naturalmente quasi per un gioco cattivo le riprendevo, le mettevo in un altro punto ed orientate in modo diverso e loro, zac, alla prima ondina riposizionarsi. E allora ne prendi un'altra e poi un'altra e un'altra ancora e tutte a comportarsi nello stesso modo. E sei contento, puoi scrivere una prima regola o legge o istinto delle lumachine di quel particolare scoglio o pezzettino di mare cagliaritano e ti comincia a venire la curiosità e ti chiedi se è una caratteristica solo di quelle ed è bene che le cominci a classificare dalla forma del guscio, dal tipo di avvolgimenti, dalle dimensioni, dal colore e dalla tipologia dell'ambiente, dal tipo di mare se più mosso o più calmo.
Non lo sai, ma stai diventando un ricercatore e le risposte diventano una ossessione quasi maniacale e quasi ti dimentichi che giochi con un materiale vivo e lo disponi in funzione delle domande e non di loro stesse povere lumachine. Nello stesso tempo cominci seriamente a chiederti chi è che ha insegnato loro come comportarsi. Non può essere che quello che si preoccupa dei gigli dei campi e dei passeri dell'aria sia poi in grado di seguirli uno per uno e mamma lumachina non è come mamma gatta (i padri son sempre altrove a far cose "importanti") che trasmette esperienze a colpi di zampette unghiate e strofinate leccose.
In quegli anni '50 DNA e RNA e simili erano lontani dall'essere immaginati dalla massa dei prof. e degli operatori nonostante già nel 1953 un biochimico USA (Watson), un biofisico britannico (Crick) e due ricercatori dell'Università di Cambridge (Wilkins e Franklin) fossero arrivati alla elaborazione di un modello che farà assegnare loro, nel 1962, il Nobel per la medicina.
E' opportuno ricordare che il Nobel arriverà ai primi tre, mentre Rosalind Franklin ne rimase esclusa perchè semplicemente non era più viva ma morta di cancro nel 1958 a 38 anni. Probabilmente anzi quasi certamente anche per la esposizione alle radiazioni indispensabili, così indispensabili, per studiare le strutture incontrate nel corso delle ricerche (qualcosa a suo tempo era successo a monsieur Curie e a madame no, il maschio in quel caso era lei). Tuttavia l'inerzia tipica italiana e del sistema Italia e l'ingessatura del programma ministeriale (non certo colpa del marxismo o del comunismo) farà sì che queste cose, questi fatti, queste novità scientifiche entreranno molto più tardi nel comune sapere diffuso anche universitario. Ve lo immaginate uno dei nostri baroni distogliersi dal gioco delle cattedre e lasciare "il se tu mi chiedi quello per il tuo pupillo allora mi devi appoggiare quando io..." e prendersi la briga di modificare le sue alate lezioni così immutabili nei decenni?
La chimica, a malapena intravista nel corso del liceo, aveva anche un fascino suo speciale, perchè nelle fantasie adolescenti quasi ti trasformavano in un dio: dai singoli elementi potevi arrivare a composti complessi dalle proprietà le più diverse. La radio e la pubblicità vantavano lo splendido avvenire di Agip, da poco (1953) affiancata dalla neonata ENI, tutta l'Italia veniva simbolicamente ravvivata dallo splendido avvenire dela chimica. Quella stessa chimica che aveva modificato radicalmente anche le coltivazioni agricole, grazie ad esempio all'UREA, concime di sintesi di cui l'Italia possedeva forti e innovative conoscenze dalla Montecatini (grazie soprattutto ai brevetti Fauser, per il passato recente, e al lavoro della scuola torinese di Natta), poi Montedison, poi, ma sarà storia più recente e molto italiana, Valerio e Gardini e il grande splash...
Tutti questi fatti mi fecero dire chimica.
E CHIMICA FU.
pagelle on line, la vita intima, vera, del povero studente sottomessa e sottoposta in ogni suo bisbiglio all'occhio di tutti, come se fosse evidente, mentre cammini, se ti sei cambiato le mutande oppure no!
Leggevo il commento di Michele Ainis alle ipotesi di Brunetta: basta carta, tutto sul web!. Ainis concludeva così:
Sì, la pagella online è proprio una grande innovazione. E allora perché intanto che scrivo il mio respiro di sollievo si trasforma in rantolo? No, non è soltanto nostalgia d’un tempo ormai perduto, quando da ragazzo prendevo in mano quel cartoncino doppio col cuore palpitante, quando il responso dei docenti aveva un che di misterioso come il verdetto d’un dio. È che a quel tempo non avrei apprezzato, non sarei stato d’accordo, se i miei dati scolastici si fossero trovati esposti alla mercé d’ogni sguardo, foss’anche quello di mamma e papà. Mi sarebbe parsa una mancanza di rispetto, un’ingerenza, un’invasione. Allora, però, non c’era Internet. Adesso c’è, e a quanto pare non possiamo farne senza. Però c’è almeno una preghiera da rivolgere al Signore delle Reti: che le pagelle restino consultabili soltanto fra le mura domestiche, pardon, soltanto fra i computer di casa. Se non altro eviteremo figuracce con chi ci osserva da lontano.
E chissà perchè mi è venuta la voglia diriprendere vecchi post in cui raccontavo pezzi di una vita di un allora studente universitario alle prime armi e presuntuosamente li ripropongo a me stesso, prima cha a voi. Forse un modo, rifugiarsi in un mondo di oltre 50 anni fa, per dimenticare delusioni e rimorsi molto contemporanei che il ribaltone politico almeno a me ha donato.
SEGUE
fosse stato maschio se ne sarebbe stato fermo, al massimo nascondendosi per paura di perdere il tranquillo sito da bamboccio
LONDRA - Ha percorso 740 chilometri attraverso il Regno Unito, è stata ritrovata dalla padrona grazie a Google, salvo poi riperdersi. Infine è tornata a miagolare davanti alla sua casa. Protagonista di un viaggio avventuroso da Hapton a Londra, andata e ritorno, è la gatta Silver.
Sei anni, il felino era scappato dalla sua casa nel Lancashire il 14 aprile scorso. Ma la prima parte del suo viaggio è durata ben poco: appena due giorni dopo, infatti, è stata ritrovata per le strade di Finchley, a Nord di Londra. La signora Tara Kauser, che l'aveva accolta nella sua abitazione, ha pubblicato un annuncio sul sito gumtree.com, descrivendo minuziosamente le caratteristiche fisiche dell'animale, dalla grandezza alle striature simili a quelle di una tigre.
Anche la sua vera padrona, la 23enne Angel Jones, ha pensato subito di fare ricorso a internet per ritrovare Silver, cresciuta con lei sin da piccola. Il punto di partenza della sua ricerca è Google, sul quale ha digitato le parole "gatto perso" e "striature da tigre". Pochi clic e Angel riesce a trovare l'annuncio pubblicato da Tara Kauser. Le scrive immediatamente un'email, e in risposta riceve anche una sua foto: "E' lei, al 99,99%".
Ma la gioia di aver ritrovato il suo animale dura poco: Silver, infatti, si era di nuovo data alla fuga. A quel punto Angel si scoraggia, anche perché nei giorni seguenti le ricerche via internet non danno gli stessi frutti della prima volta. Ma il 26 aprile, 8 giorni dopo, accade qualcosa di inaspettato: Silver viene ritrovata vicino alla sua abitazione. "Era sporca e puzzava di benzina diesel", racconta Angel. "Io non riesco proprio a capire come abbia ritrovato la strada per casa. Di certo si sarà fatta dare un passaggio da un camion - osserva la padrona - è impossibile che in due giorni sia arrivata così lontana, a nord di Londra".
Come prima cosa, la gatta è stata lavata: "Ne aveva proprio bisogno. Sembrava appena uscita da un camino. Era anche dimagrita". Per la padrona, comunque, è scappata via per dispetto: "Il giorno della fuga, stavamo sistemando la sua nuova cuccia, ma lei ci stava continuamente tra i piedi. Così le abbiamo urlato di allontanarsi. Lei ci ha preso alla lettera".
il mondo sogghiga, la fidanzaa ti saluta e se ne va, pazienza è la vita, però gli SPONSOR quelli mantengono la loro fiducia (cioè, tranquilli, i soldi ci sono ancora tutti).
e poi ci si chiede come mai, e blà, blà, blà. Ma se questi sono i modelli di vita, se su queste persone sbavano folle, allenatori, grandi capi economici, politici e dello sport che cazzo volete! Lasciate ai ragazzini fare lo you tube che vogliono, 999 perderanno scopo di vita, ma uno imparerà la lezione e farà i soldi!
RIO DE JANEIRO - Ronaldo si vergogna ma precisa che non è stato mollato da nessuno sponsor. Il centravanti del Milan ritrova la parola dopo la controversa vicenda di cui è stato protagonista. Il 31enne, che a Rio de Janeiro sta svolgendo la rieducazione dopo l'operazione al ginocchio sinistro, è stato vittima di un tentativo di estorsione dopo una serata trascorsa con 3 transessuali. Attraverso il suo entourage, Ronaldo ha smentito la notizia secondo cui la branca brasiliana della Tim avrebbe rescisso il contratto di sponsorizzazione. L'annullamento dell'accordo, annunciato dal quotidiano "O Globo", secondo i rappresentanti del calciatore potrebbe arrivare solo alla fine di un procedimento giudiziario e solo dopo un'eventuale condanna. L'azienda, interpellata dal sito globoesporte.com , ha fatto sapere che "sta analizzando la vicenda" che "non ha adottato nessun provvedimento".
Intanto, Ronaldo ha concesso la prima intervista dopo lo scandalo. Il "fenomeno" ha accolto nella casa di sua madre, Sonia Nazario, una reporter della trasmissione "Fantastico".
Nell'intervista, che verrà trasmessa oggi, Ronaldo non ha eluso nessuna domanda: ha fornito la sua versione dei fatti, ha ammesso di provare vergogna e ha raccontato qual è stata la reazione della sua fidanzata, ormai ex, Maria Beatriz Anthony.