da suggerire a B 16 come consulente per il Dicastero delle Scienze cattoliche. Non ha bisogno di conversione, è già pronto.
BAGDAD - Ha acceso un vivace dibattito in rete il video pubblicato in questi giorni tratto da una trasmissione della tv irachena Al Fayhaa, andata in onda qualche mese fa. L'argomento della puntata era «La Terra è piatta?». In diretta televisiva l'«astronomo e ricercatore» Fadhel Al-Said, parlando al pubblico a casa e con un collega fisico in studio del sistema solare, afferma che «il nostro pianeta è piatto».
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Questo invece è diretta come direttamente a un qualche Verde Capo
MILANO — Il più grande e più costoso acceleratore del mondo costruito al Cern di Ginevra per decifrare la natura dell’Universo potrebbe non entrare in funzione nei mesi prossimi come stabilito per uno strano caso giudiziario nato, addirittura, alle Hawaii. Qui, due signori, Walter L.Wagner e Luis Sancho, hanno presentato un ricorso contro la supermacchina europea sostenendo che gli esperimenti immaginati «potrebbero creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra e forse l’intero Universo». L’accusa è pesante. La Federal District Court di Honolulu, che non poteva ignorare l’esposto, ha avviato il 21 marzo il procedimento fissando un primo incontro con le parti il 16 giugno prossimo.
Uno dei due protagonisti, Wagner, ha un passato da fisico all’Università di California, ma laureatosi poi in legge ha preferito la vita tra i codici. Il personaggio è già noto alle cronache fisico-giudiziarie avendo intentato la stessa causa nel 1999 ad una macchina americana dei Bookhaven National Laboratory impegnata in ricerche analoghe ma ad energia più bassa. Di Luis Sancho, invece, si sa quel poco riferito da Wagner e cioè che studia la teoria del tempo e che vive in Spagna, forse a Barcellona.
E queste voci arrivano dal mondo evoluto!
Forse è meglio là dove non ci sono papi o capireligioni rivelate ma solo semplici e banali stregoni ricchi di esperienza e buon senso.
non ditelo in giro rischieremmo di non avere più ministri, parlamentari, monsignori...
Pubblico «mea culpa» di Jeppe Kofod, stella dei socialdemocratici
«Ho dato prova di scarso giudizio ». Stringe i denti. «Ho tenuto una condotta moralmente inappropriata». Serra i pugni. «Sono il solo responsabile dell'accaduto». China il capo. «Mi dispiace profondamente». Mr. Gentleman se ne va. È la caduta in diretta del più amato (e lanciato) dei socialdemocratici danesi.
Colletto sbottonato e occhi tristi dietro le lenti da primo della classe, Jeppe Kofod si dimette dalla carica di vice presidente della Commissione Affari Esteri del partito per aver avuto rapporti sessuali con una ragazzina di quindici anni. «Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata», ha ammesso appena quattro giorni dopo il deputato di Copenhagen, 34 anni, studi ad Harvard, single. Passione e redenzione nella liberal-protestante Danimarca, dove la legge garantisce il diritto di avere relazioni sessuali dai quindici anni in poi (se la ragazza era consenziente Kofod non rischia alcun procedimento giudiziario) ma covano conflitti non risolti, recepiti e spesso amplificati nei riti della politica. «Il partito ha deciso di far cadere la testa di uno dei suoi personaggi di più alto profilo per evitare un scandalo di proporzioni ancora maggiori — spiega al Corriere Pjanre Steenseeck, editorialista del Berlingske Tidende, il più antico quotidiano nazionale —. In questi anni "Mr. Gentleman" Kofod si è conquistato la stima di colleghi ed elettori lavorando sodo e tenendo una condotta esemplare. La reazione collettiva all'episodio è stata di una violenza inaudita. Ieri i giornali gridavano allo scandalo, ma il tema che da domani tutti dovremo affrontare, è la pervasività di un puritanesimo del tutto scollegato dalla modernità. Non è stata violata la legge, ma il paradossale codice morale dei danesi, tra i primi negli anni Settanta a legalizzare la pornografia, chiama vendetta».
Certo che la parte sottolineata andrebbe bene a molti, non capisco però come mai approfittare del proprio ruolo sia più vicino alla modernità.
Evidentemente se è un capo partito a far trotterellare sulle ginocchia con le mani ben addentro allora va bene, se è un normale non si sa mai come si intenda.
Direttamente dal TAR dell'emilia-romagna sugli strumenti di collaborazione, profumtamente pagati, messi a punto in seguito all'accordo "comunisti" e "preti e suore" a tutti i livelli, statali, regionali e comunali.
34354. BOLOGNA-ADISTA. Arriva dopo ben 12 anni di attese e rinvii. Ma è ugualmente una piccola, significativa vittoria per chi ha a cuore la difesa della scuola pubblica statale e dell’art. 33 della nostra Costituzione, che stabilisce che "enti e privati" hanno sì "il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione", ma "senza oneri per lo Stato". Cioè senza finanziamenti o contributi pubblici. Spesso però, nonostante l’unica "parità scolastica" costituzionalmente prevista tra il sistema scolastico pubblico e le scuole particolaristiche sia l’equipollenza del titolo di studio, negli ultimi anni il dettato costituzionale è stato ugualmente aggirato attraverso finanziamenti diretti e indiretti alle private. A mettere un significativo stop a questo andazzo è ora una sentenza del Tar dell’Emilia Romagna. Con l’ordinanza n. 10 del 10 marzo 2008, il Tar ha infatti dichiarato "rilevante e non manifestamente infondata la questione della legittimità costituzionale" posta sin dal 1996 dal comitato bolognese Scuola e Costituzione, dalla Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, dalla comunità ebraica e dalla Chiesa Evangelica Metodista nei confronti della legge della Regione Emilia Romagna n. 52 del 24 aprile 1995, che aveva introdotto il sistema integrato a gestione mista nella scuola materna e concesso aiuti finanziari ai Comuni che stipulavano convenzioni con le scuole materne private, nelle quali erano previsti contributi a tali scuole per le "spese correnti o di funzionamento". Insomma, un finanziamento diretto alle scuole materne private gestite dalla Fism (Federazione Italiana Scuole Materne) che, "in relazione agli artt. 33, c.1, 2, 3, e 117 della Costituzione" il Tar ha dichiarato illegittimo, ordinando "la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale", alla quale spetterà ora pronunciarsi definitivamente sulla questione.
Nell’attesa di un pronunciamento della Consulta che – quale che sia – è comunque destinato a fare storia, resta per ora il pronunciamento del Tribunale regionale, che dà ragione a quanti hanno in questi anni difeso la formula costituzionale del "senza oneri per lo Stato"; ma, paradossalmente, tutela anche coloro che promuovono e gestiscono l’istruzione privata, perché, recita la sentenza del Tar, "ogni contribuzione pubblica – ove rivolta direttamente a favore della gestione di scuole ed istituti di educazione privati – contiene il rischio elevato di una ingerenza sull’organizzazione della scuola stessa".
Inoltre la Fism, secondo il Tar, "è stata arbitrariamente preferita ad ogni altra associazione privata operante nel mondo scolastico, senza alcuna apertura pluralistica alle altre realtà del settore. Questo, oltretutto, in un ambito, come quello dell’istruzione, nel quale le esigenze dell’uguaglianza fra i cittadini sono al centro dell’attenzione della Carta Costituzionale".
La sentenza è particolarmente significativa perché la legge regionale 52/95 si può considerare la "madre" di tutte le leggi di "parità" scolastica. Approvata nel 1995 sotto la presidenza di Pier Luigi Bersani, fu seguita da un’altra legge regionale, varata nel 1999 (la cosiddetta legge "Rivola"), che garantiva rimborsi alle famiglie che mandavano i figli alle private. L’Emilia Romagna divenne così un modello per altre Regioni che negli anni successivi vararono provvedimenti analoghi alla legge "Rivola". Intanto, nel 2000, il Parlamento aveva approvato, sotto il governo D’Alema e quando ministro della Pubblica Istruzione era Luigi Berlinguer, la legge 62 che realizzò ciò che la legge 52 dell’Emilia Romagna prefigurava, cioè il sistema integrato pubblico-privato sancito con la formula della "parità scolastica". Altro governo di centrosinistra, altri favori alle private: l’anno scorso, sotto il governo Prodi, è stato convertito in legge – la 40/2007 – il famoso decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che – tra le molte altre cose – consente ai privati di versare "erogazioni liberali" alle scuole paritarie detraendole poi dalla dichiarazione dei redditi, cosicché altro denaro pubblico, quello delle tasse, finisce direttamente nelle casse delle scuole private. Inoltre, la Finanziaria del 2007 ha tagliato 4 miliardi di euro alla scuola statale, incrementando contestualmente di 50 milioni il finanziamento alle private, già aumentato di 100 milioni con la Finanziaria 2006. Dulcis in fundo, la legge Finanziaria 2008 che, sulla base di quanto già affermato in linea di principio nella legge 62/2000, ha sancito che il finanziamento alle scuole paritarie è possibile per il fatto che esse svolgono a pieno titolo una funzione pubblica, annullando in questo modo ogni residuo confine fra scuola pubblica e scuola privata.
L’insieme di questi provvedimenti ha creato una situazione per cui le scuole private, a partire da quelle dell’infanzia, ricevono finanziamenti da tre diversi canali: nazionale, regionale e comunale. Toccherà ora alla Consulta stabilire una volta per tutte se questo sistema sia compatibile con il nostro assetto costituzionale. (valerio gigante)
era ora che gli ordini si muovessero, passi che dei medici facciano ammissibili errori, legati spesso alla necessità di intervenire tempestivamente, passi che certi direttori sanitari accettino "regalìe", in fondo è solo il ringraziamento per i suggerimenti innovativi nelle strutture in cui operano e contemporaneamente sono anche indiscutibili suggerimenti innovativi per il progresso tecnico dei fornitori, ma il GRANDE FRATELLO unito all'esposizione, anche solo supposta, di attività biologiche che devono restare riservate, questo proprio no...
Lina Carcuro, medico napoletano in gara al «Grande Fratello 8»rischia una sanzione dall'Ordine dei Medici. Lo rivela «Tv Sorrisi e Canzoni» nel numero in edicola martedì. La concorrente si è infatti «lasciata andare» a letto con Roberto Mercandalli, tanto che le telecamere del reality sono state oscurate. Tuttavia buona parte dell'episodio è andato comunque in onda su Mediaset Premium ed è stato ripreso da «Mai dire Grande Fratello» di Italia 1.
Il comportamento della Carcuro, iscritta all'Ordine dei Medici di Napoli, potrebbe aver violato il rigido Codice deontologico, che all'articolo 1 impone una condotta decorosa anche al di fuori dall'esercizio della professione. «Secondo qualcuno sta screditando la categoria perchè una dottoressa non può compiere certi gesti in pubblico» ha spiegato a «Tv Sorrisi e Canzoni» Gabriele Peperoni, vicepresidente dell'Ordine di Napoli.
«Abbiamo chiesto a Mediaset la cassetta con il video - aggiunge il presidente Giuseppe Scalera -. Il Consiglio direttivo visionerá il materiale e decideremo insieme le eventuali misure da prendere, senza pregiudizi nè senza fare sconti, tenendo presente che le sanzioni disciplinari vanno dal richiamo, alla sospensione per qualche mese, fino alla radiazione dall'Ordine».
Penso che quel giorno in cui visioneranno il tutto il Consiglio sarà al completo e vorranno vedere chiaramente anche le scene oscurate, per decidere serenamente sulla correttezza scientifica del tutto, ovviamente!
non entro nel merito, materia troppo delicata per parlarne solo da informazioni di rimbalzo, certo la ragazzina, anzi la donna, è decisa e tenace, ma, consentitelo, anche i genitori dimostrano, alla fine, di assumersi responsabilità quasi certamente non loro.
PORDENONE - Sono tornati sui loro passi i genitori della quindicenne incinta che a Pordenone, si era rivolta all'avvocato per scongiurare l'eventualità di dover abortire. "L'esposizione mediatica della vicenda - ha detto l'avvocato dei genitori - ha convinto la coppia a cambiare idea. Ordinare alla figlia di abortire, sarebbe stata una scelta eccessivamente severa. Visto come sono andate le cose, i genitori della ragazza si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere la figlia di nuovo a casa".
E' stato il clamore della notizia rimbalzata sui giornali e nei telegiornali, a far tornare sui loro passi i genitori della minorenne. Erano convinti che a 15 anni o poco più, un secondo figlio da un 21enne albanese non era una scelta giusta.
Prima di questa gravidanza, due anni fa, la ragazzina aveva dato alla luce un altro bambino, figlio dello stesso amore per il giovane extracomunitario, che però era stato dato subito in adozione.
Questa volta i genitori sembravano convinti che il bambino non dovesse nascere, che la soluzione migliore fosse l'aborto. La figlia però era contraria e per difendere la sua decisione, si era rivolta ad un avvocato: "Voglio questo figlio. Non saprei sopportare il dolore di un altro allontanamento, né di un aborto".
Quando l'avvocato si era già rivolto al giudice tutelare, la questione è diventata di dominio pubblico e il rumore che aveva provocato sui giornali ha indotto i genitori a cambiare idea. "Dopo due anni di silenzio e di indifferenza - ha spiegato Laura Ferretti, l'avvocato dei genitori - le due parti contrapposte si sono scontrate aspramente, facendo emergere tutte le diffidenze e i pregiudizi reciproci. Alla fine di questa discussione, i genitori si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere sia il bambino sia la figlia nella loro abitazione. Una volta tanto, l'intervento mediatico è stato risolutivo". Nel frattempo, il giovane neopapà si è trovato un lavoro e anche la futura suocera si è detta pronta a contribuire alla crescita del nipotino.
Spero solo che il comportamento dei due neo genitori nasca da un reale sentimento e non da arroganza nello scaricare le proprie illusioni e difficoltà sugli altri.
Giustamente se si ha la volontà di donare una vita si ha anche l dovere di accettare di assumersene tutte le responsabilità successive.
Un figlio non è uno spot e nemmeno un giocattolo!
Olanda: sesso vietato fra umani e animali!
Approvata legge all'unanimità, sono reato anche le riprese ad uso porno.
AMSTERDAM
Soltanto pochi giorni fa, aveva fatto discutere il provvedimento preso nei Paesi Bassi che consente i rapporti sessuali fra persone nei parchi, senza incorrere in alcun reato.
Oggi il Parlamento olandese ha approvato una legge che vieta la zoofilia, su proposta del deputato laburista Harm Evert Waalkens. La nuova norma, giunta dopo due anni discussione vieta rapporti sessuali con animali e anche la ripresa di video, con pene che vanno fino a sei mesi di carcere. Finora la legge vietava questa pratica solo in caso di maltrattamento. Tuttavia, è ancora viva la memoria di quando, fino all’Ottocento, la zoofilia era punita con la pena di morte.
La legge tuttavia arriva mentre in Olanda il commercio di video porno con animali dilaga sempre di più. Lo riferisce ad esempio un dirigente di un’azienda olandese specializzata in video porno, la Topscore. «Quelli con animali - dice al giornale ’BnDestem’ senza però rivelare il suo nome - è la ciliegina sulla torta, la richiesta è in continua crescita». Secondo il dirigente, il fatturato della sua azienda con video porno con animali arriva ai due milioni di euro l’anno, «più di quanto guadagniamo con porno ’normalì».
(continua, ma non è pruriginoso),
e se uno, due o tre o un autobus esaurito si portano il cagnolino con sè nel parco, il poverino può fare, almeno, il guardone? altrimenti, con tutti quei guaiti, cosa penserà degli umani?
Italia paese felice, quanto casino, in USA, per un Governatore che va a puttane, mi meraviglio. Da noi si combatte, se vincono, a proteggere tutti, anche i consiglieri di scantinato, dall'invadenza dei MEDIA e da ogni e qualsiasi informzione che in qualche modo invada la "privacy" dei politici di ogni colore (specie se molto ricchi) per permettere loro di provare e vivere la vita reale dei loro SUDDITI.
per essere un editoriale, lo è, ma non su un fatto d'Italia, su un sindaco d'America. In fondo anche il Corriere sa raccontare cose pesanti sui sindaci, d'America naturalmente.
è bello come la trama di un film, che forse non avrà mai un finale.
di Guido Olimpio
WASHINGTON — «Fragola» è bella ed è molto desiderata. Per questo la pagano bene quando lascia cadere il vestito nei night di Detroit. I clienti apprezzano. Ma forse non sono gli unici. «Fragola» ha mostrato il suo corpo a qualcuno di importante. In un fine settimana nel settembre 2002, l'avrebbero vista alla «Manoogian Mansion», la residenza del sindaco di Detroit Kwame Kilpatrick. Una esibizione seguita da un fuoriprogramma. La moglie del sindaco, Carlita, sarebbe piombata nella villa ed avrebbe preso a sberle la spogliarellista. «Spazzatura», ribattono gli amici di Kilpatrick convinti di cancellare le ombre. Ma ombre ancora più nere tornano il 30 aprile di un anno dopo. «Fragola», il cui vero nome è Tamara Greene, 27 anni, è assassinata a colpi di pistola in una via di Detroit. Il killer risparmia il compagno della donna che le è seduto accanto nella vettura. A terra rimangono diversi bossoli. Per la scientifica potrebbero essere stati sparati da un Glock, arma in dotazione alla polizia, ma comune anche tra i criminali. Il delitto rilancia, sotto una luce diversa, la presunta esibizione di «Fragola». Kilpatrick reagisce con veemenza. Smentisce tutto e caccia il vice capo della polizia Gary Brown, colpevole di indagare sulla spogliarellista e sui comportamenti illegali all'interno del Comune. In soccorso di Kilpatrick interviene il procuratore Mike Cox che liquida la vicenda del balletto come «una leggenda metropolitana ». Si muove anche la polizia di Stato — separata da quella metropolitana — e raccoglie testimonianze che sembrano dare ragione al magistrato. Ma l'atmosfera a Detroit è putrida. C'è un clima di sospetto, di pugnalate nell'ombra, di ricatti. Un ambiente che piacerebbe allo scrittore James Ellroy. Accade così che una pattuglia fermi per eccesso di velocità l'assistente del sindaco, Christine Betty. Una donna in carriera e molto — forse troppo — vicina al primo cittadino. Lei risponde telefonando al capo della polizia e insultando gli agenti: «Voi non sapete chi c... sono io?». Poi insinua che si è trattato di una trappola ordita dalla polizia. La poltrona di Kilpatrick diventa rovente. Nell'aprile del 2004 la polizia di stato afferma che il giudice Cox ha ostacolato l'indagine e un tenente della Omicidi di Detroit, Alwin Bowman, accusa: «Mi hanno trasferito per impedire che facessi luce sul delitto di Tamara». Il giallo di «Fragola» si intreccia con le beghe consiliari. La stampa picchia duro, i reporter scavano nella melma, si attaccano dove possono. È di nuovo la moglie Carlita a finire in prima pagina perché usa un gigantesco Suv fornito al Comune per le esigenze della polizia. Nulla rispetto ai guai che aspettano il marito. Vengono infatti diffusi dei messaggi sms dai rivelano rapporti troppo «stretti» tra Kilpatrick e l'assistente Christine Betty. Agli schizzi di fango segue un altro colpo. L'ex tenente Bowman presenta, il 29 febbraio, una denuncia che scuote il Palazzo: «Tamara è stata uccisa da qualcuno della polizia. E c'era un legame tra la vittima e uno stretto collaboratore del sindaco». L'ufficiale aggiunge che i suoi superiori hanno sempre mostrato «un interesse inusuale» per il caso. L'allora capo Jerry Oliver e il suo successore, l'ambiziosa Ella Bully Cummings, pretendevano di aver libero accesso alle carte dell'indagine. Una via vai di cartelline che avrebbero causato la perdita di documenti importanti. Un altro detective testimonia che alcune informazioni sono state cancellate dai computer del Dipartimento. Il tiro si sposta sulla Cummings che ha passato, contro ogni logica, il dossier Fragola all'unità «Cold case». Un modo per affossare l'inchiesta, dicono i nemici. «Non è vero», ribatte la Cummings chiedendo la collaborazione dei cittadini. Le ha risposto un amico della vittima: «Tamara doveva ricevere un grossa somma di denaro ». Era il prezzo del silenzio? Forse hanno preferito pagarla con una scarica di piombo.
anche in Italia ogni tanto accade qualcosa in una città, qualcosa di indicibile, ne parlarono poi, dopo, a cose finite. Fu il caso della UNO BIANCA, a Bologna, quando finalmente i caramba scoprirono che a capo di tutto c'era la pula. Dal 1987 al 1994. 24 morti ammazzati, 102 feriti
c'è un asterisco di Sylvie Coyaud, su La Repubblica dell Donne, che permette di cogliere due specifici aspetti di mala società e che alla fine son solo due aspetti diversi della stessa arroganza di chi ritiene di gestire il mondo secondo i loro piccoli interessi.
Mi tocca dare un altro dispiacere ai commissari della Università di Messina che ai concorsi hanno bocciato Federica Migliardo, avendo appurato che:
a) è un'incapace
b) le sue pubblicazioni sono scadenti
c) le sue collaborazioni con laboratori europei sono un complotto per sceditare il loro illustre ateneo
d) i premi che colleziona da quando s'è laureata sono un'offesa alla reputazione di acclarat integrità e competenza dei commissari medesimi.
Duole riferire che l'incapace era a Parigi ieri, e riceveva il premio Unesco-L'Oréal per giovani ricercatrici eccellenti da una giurìa internazionale di scienziati ovviamente privi di integrità e competenza.
Ed è inevitabile che qualcuna sia penalizzata due volte, perchè femmina e perchè senza spalle coperte da qualche "autorità".

è dell'anno scorso, magari sarà un po' cresciuto...
chissà se questi verranno licenziati...
«COMPORTAMENTO SCORRETTO» - L'episodio insomma, documentato in modo inequivocabile da foto pubblicate dai tabloid londinesi, è diventato di dominio pubblico, creando un vero e proprio scandalo in Norvegia. E anche in Gran Bretagna non è passato inosservato. «Prendiamo molto seriamente questa faccenda», ha detto un portavoce del ministero britannico della Difesa e ha sottolineato che gli otto soldati - in forza al 59/mo reggimento reale del Genio - saranno sottoposti a misure disciplinari per il comportamento scorretto tenuto nel bar di Harstad.
«NAKED BAR»- Ubriacarsi denunandosi, il «naked bar» è vero e proprio gioco, tra l'altro assai diffuso tra i soldati inglesi. E anche tollerato, tranne quando è svolto, come nel caso norvegese, sotto occhi "civili".
O magari in IRAQ o in Afganistan, o nel Bar del campo militare. Ah! che bei maschioni.
probabilmente no, mica hanno importunato mister HOOVER.