Krema Blog

Il dolce e l'amaro dentro e intorno a noi

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Un vecchio signore che non ha nessuna voglia di andare in pensione mentale ma che può finalmente scegliere orari tempi e colleghi.

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martedì, 26 febbraio 2008

del dolore

no non voglio fare della filosofia e parlo solo di un dolore banale, e proprio per queso forse ancor più fastidioso.

Alcune premesse indispensabili per capire. Io, come persona, come individuo, per motivi di inconvenienti prima di nascere,  complicatisi un po' dopo (una ventina d'anni dopo) nel 1959 decisi, io e il chirurgo cioè, che era meglio togliere dai piedi, letteralmente, un pezzo della gamba destra.

Parliamo quindi di quasi 50 anni fa. Un fatto drammatico? non proprio, nessuno mi trattò da poverino, madre natura mi aveva fornito di sufficiente rabbia dentro, anche perchè di sfighe addosso a me ce n'erano altre e ben visibili, e di un super ego piuttosto nascosto ma che alimentava bene un focherello irridente, ma anche simpatico, per guardare il mondo.

Tutto bene dunque? tutto sommato sì, qualche problema nel trovare lavoro, allora i chimici tiravano, ma come si faceva se poi dopo io in laboratorio non fossi stato un'aquila, mica mi potevano mandare su e giù per gli impianti (mi vedessero adesso, certo non velocissimo)? Convenni anch'io con il capetto della Cogne, della Montecatini, della Ferrania, etc., tanto che mi convinsi che era una scusa perchè forse non avevo i numeri veri, quelli mentali e caratteriali intendo, per entrare nell'industria.

Andò quindi come doveva, entrai nella scuola, anche nel dopo laurea all'Università avevo combinati guai e casini, litigando persino con il pupillo del mio capo e così divenni un decente prof di chimica che talvolta pareva parlasse come un contadino o un operaio di un tempo, tanto semplificavo i concetti.

Tutto è andato tutto sommato per il meglio fino a poco più di un mese fa. Sarà stato il clima elettorale, sarà stato che ultimamente in produzione avevo mosso pochi sacchi e quindi i muscoli si erano un po', come dire, annoiati per sopportare tre giorni tiratissimi e, a farla breve, la sinistra, quella valida, decise che si metteva in mutua.

Francamentemi ero molto stupito, passerà mi dicevo, il polpaccio, quello vero, era come indurito e gli analgesici non sembravano ottenere grossi risultati e decido di prendermi una pausa. Avevo tirato forte, ero riuscito a fare un po' di produzioni nuove, erano riuscite bene, qualcuno dei giovani operai scuoteva la testa, quelli più vechi vicini alla pensione (con almeno dieci anni meno di me) ci avevano rinunciato a invitarmi ad andarci, in pensione.

Così decido vado a Cagliari da certi amici, poi mi convinco a farmi vedere ed è stato favoloso accorgersi di un mondo medico "umano" e neppure troppo costoso e alla fine la diagnosi: i "gemelli" si erano piuttosto sfilacciati, c'era una abbondante emorragia che aveva compresso tutto il sistema del trasporto sangue e tutto l'altro sistema, quello di spinte e controspinte, attorno al ginocchio ne aveva risentito.

Io avevo riassnto dicendomi, vedi la sinistra si è stufata dopo 70 anni abbondanti di sgobbare anche per la destra, e vediamo di ascoltarla.

Le cure? Eparina per evitare che quel po' di coaguli del polpaccio si mettano a viaggiare e magari cominciano a far dei trombi (!) e poi, due bastoni, letto e gamba alta (cuscino) per almeno 15 giorni. Sai che sballo, però aveva ragione quel giovanotto di ortopedico che sapeva di fisica, di meccanica e di psicologia applicata. Naturalmente adagio con l'OKI (quelle cose non steroidee etc.).

Meno male che i miei amici hanno la casa piena di libri e il mio portatile, con UMTS ben funzionnte in quella città, 1,8 mbsec (non so esattamente cosa significhi)

Naturalmente blocco del lavoro, e-mail a quei quattro gatti che mi stimano come chimico e per ortuna fino a quasi due settimane dopo posso starmene a cuccia ma poi bisogna tornare perchè, se non ci sono io... Non è proprio così ma alcune produzioni schifose, anche per carenze di impianti, le posso fare solo io.

E qui comincia il guaio, clinicamente forse guarito, ogni tanto abbandoni i bastoni, ti va bene per un po', poi torni a casa, ti stendi e cominciano i dolorini misteriosi. Ed ecco il dolore che ti affanna, che ti preoccupa, che ti carica d'ansia, perchè non ne capisci il motivo.

Certo i muscoli, i tensori, quel gioco impietoso e splendido di bilanciamenti corporei deve riprendere il corso, ma i ricordi delle superiori non erano (almeno ai miei tempi) sistemici, no, erano analitici, classificatòri.

E allora perchè se tutto è risolto a volte mi fa più male di prima. Non è che i Raggi, le eco, erano fatti male?

Quando un dente duole, alla fine ti incazzi, ma è il dente e fa male lì. Se hai un'ustione è li che ti fa impazzire, quando tagliavano, 50 anni fa, per forza doveva far male, mica era il coscione del bue.

E allora mi son convinto ancor di più che è il non sapere, il fatto di non conoscere (a grandi linee, ovvio) quel che succede che ti spaventa e ti fa sentire ancor di più il dolore e allora ti fa quasi concludere, dopo, che il dolore non esiste se non nei casi estremi, purchè attorno qualcuno spieghi con linguaggio adatto alla tua preparazione i meccanismi fisici e no, e si tolgano dai piedi i pietosi sospiranti.

Perchè, in fondo, il dolore, come il piacere, come un profumo, come un colore, come un viso con i segni del tempo e che vedi come sempre splendido, son tutte sensazioni che le generazioni, il vivere hanno codificato per migliorarti e difenderti.

Ma per non essere tropo spaventati, spesso inutilmente, ditecelo.

Se c'è una curva che gira a destra, il volante deve andare per di là, perchè altrimenti, prova, vai a sbattere e vai a sbattere perchè le ruote... Che borsa vero quelle lezioni di guida? 

eppure...  

postato da: bkrema alle ore 18:56 | link | commenti
categorie: politica, vita, scienza, liceo, bambagia

Pensa alla famiglia...

Carissimo e capelluto critico, oltre che assessore alla cultura, e se poi i tuoi compagnia di cordata così strenui difensori della famiglia si arrabbiano?

Figlia di Sgarbi, la madre batte cassa

La mamma della bambina nata nel 2000 chiede sequestro dei beni per 800mila euro: «Mai provveduto al mantenimento»
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Per Vittorio Sgarbi papà i guai sembrano non finire mai. La madre della seconda figlia che Sgarbi ha riconosciuto ufficialmente - dopo il figlio avuto da Patrizia Brenner, e in attesa che il Tribunale dei minori di Ancona si pronunci sulla presunta paternità di una bimba di madre albanese - ha chiesto al Tribunale dei minori di Torino il sequestro conservativo di beni per 800 mila euro in possesso del critico d'arte e assessore alla cultura a Milano. In particolare, l'avv. Giulia Facchini, che rappresenta gli interessi della madre della bambina (nata nel 2000 a Torino e riconosciuta spontaneamente dal padre nel 2003) chiede che vengano posti sotto sequestro i proventi dell'asta di opere d'arte della collezione «Cavallini-Sgarbi», in programma il 5 marzo a Milano. Circa 180 quadri di Guercino, Alessandro Rosi, Mattia Preti, Gioacchino Assereto e altri maestri italiani, per un valore complessivo stimato in quasi 300 mila euro.

Finora, sostiene l'avvocato Facchini, il critico non ha mai provveduto al mantenimento della figlia, che pure ha frequentato, anche se non con assiduità.
postato da: bkrema alle ore 05:03 | link | commenti
categorie: politica, vita, famiglia
venerdì, 22 febbraio 2008

c'è un moscerino, assieme a tanti altri simili, ingabbiato in una bolla d'aria che gli permette di sopravvivere per un tempo enorme, almeno duecento volte il periodo di tempo impiegato ad essere pensato, impostato e germinato.

Il moscerino, non lo sa ma è così, con la sua bolla è finito in un mondo di cui conosce poco, ma crede che il suo mondo sia tutto quella bolla, e solo quella bolla.

Ed è tronfio, si sente padrone di tutto, anche dei brillii che chiama materia.

Ha costruito un insieme di teorie, qualcuno le chiama religioni , che lo confermano in questa egocentrica follia. Poi pian piano scopre di essere una piccolissima parte di quei brillii che potremmo chiamare materia e che tutto il resto  forse non lo riuscirà mai a capire o conoscere, però alcuni di loro ci provano.

Una cosa però comincia a capire, quel mondo di moscerini nella bolla immersi nell'intestino buio del suo universo, gnuno di loro esiste perchè tutto il resto esiste e quindi fa parte di uno dei tanti aspetti che trovano accanto al segno più anche il segno meno e dall'equilibrio fra questi aspetti lui, fnalmente, c'è.

Ma allora non è che può essere che la chiusura della sua vita èsia semplicemente il passaggio di una parte di lui dal più al meno o viceversa?

Tutto possibile, ma in fondo a che serve pensarlo se poi non hai contatti o ricordi di quando, forse, eri più o meno?

PS: rigurgiti di pensieri dopo la letture di questa interessante notizie dal mondo della SCIENZA.

postato da: bkrema alle ore 02:57 | link | commenti (1)
categorie: vita, viaggio, scienza, umanitĂ 
domenica, 17 febbraio 2008

Già.Per Bush è sempre una cosa diversa... Storie di satelliti in crisi che è opportuno abbattere, se poi si sbaglia la mira, siamo (sono) pronti a metter mano al portafoglio (magari come nel Frejus).

(...)

La Casa Bianca ha riflettuto a lungo prima di dare il via libera all'operazione. Da valutare c'erano non solo gli aspetti tecnico militari, ma anche quelli diplomatici e l'impatto di un'operazione del genere sull'opinione pubblica interna e internazionale. Il rischio era quello di fare apparire l'America (agli occhi del mondo) come il solito cow boy pronto a premere il grilletto; inoltre lo scorso anno gli Stati Uniti avevano criticato duramente la Cina proprio perché aveva fatto esplodere con un missile un vecchio satellite nello spazio. "Ci sono grandi differenze", hanno spiegato Pentagono e Nasa.

In primo luogo la Casa Bianca ha avvertito per tempo tutta la comunità internazionale (cosa che la Cina non aveva fatto); secondo, il lancio del missile cinese (gennaio 2007) é avvenuto a 840 chilometri di distanza dalla Terra, a una quota assai più alta di quella a cui mira il Pentagono, e ha avuto come conseguenza quella di lasciare 150mila pericolosi frammenti nello spazio.

"E' la prima volta che usiamo un missile tattico per colpire un oggetto spaziale", ha spiegato il generale James Cartwright, vicecomandante degli Stati Maggiori del Pentagono. Verrà infatti usato uno "Standard Missile 3", che sarà lanciato via mare da un incrociatore della classe Aegis. Le possibilità che il satellite cada su un'area popolata - ha spiegato James Jeffries, vice consigliere per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca - "sono molto piccole, ma se questo dovesse avvenire c'è il rischio che provochi morti o danni permanenti agli esseri umani". Al Pentagono non nascondono che dietro alla scelta ci sia anche la volontà di impedire che un satellite che fa parte di un programma segreto finisca "nelle mani sbagliate".

Da chimico mi è venuto un dubbio, visto che il carburante è Idrazina (Azoto e Idrogeno combinati fra loro, prodotto della combustione acqua e Azoto) è chiaro che da qualche parte ci sarà pure dell'0ssigeno sennò con il cavolo che "carbura".

Possibile che non avessero previsto come farlo esplodere, anzichè rischiare di non colpirlo? Mi sa che è molto più probabile che provino se riescono da terra a cogliere il bersaglio, e con missili "normali" così da dare il via, finalmente, alla tanto sospirata guerra spaziale.

I satelliti non servono solo alle foto di Google ma anche a tanti bei giochini elettronici per mettere in crisi i "cattivi".

Forza USA, loro sì che sono "buoni". Vien quasi da dire (imitando Gaber):meno male che c'è Putin!

 

postato da: kreben alle ore 18:53 | link | commenti
categorie: politica, vita, potere
mercoledì, 13 febbraio 2008

professore la ammiro, ma lei crede che la cultura italiana sia ben disposta verso la scienza? quante volte ha visto preferire piuttosto le ipotesi e i suggerimenti della fattucchiera o del santone di turno per ottenere il miracolo? Miracolo magari da usare nel processo per ottenere la patente di BEATO, da cui partire per la dichiarazone di SANTO.

La recente e straordinaria modificazione, potenzialmente curativa, del Dna mitocondriale di madri portatrici di patologie trasmissibili ai figli ha scatenato la solita canea contro gli scienziati «manipolatori della vita e nemici del disegno divino». Quest'ultimo, per antonomasia, essendo divino non può, a loro giudizio, essere manipolato. Il livore di molti teo-dem, teo-con o teo e basta si basa su principi non solo discutibili, ma sicuramente confutabili.

Non si comprende perché chi, giustamente, espianta organi da un essere cerebralmente morto, ma a cuore battente, compia, come di fatto è, un atto di alto valore terapeutico, mentre chi utilizza un blastocisti per coltivare cellule staminali, cioè un ovulo fecondato nelle prime due settimane e privo di qualunque afferenza nervosa, sia un assassino. La commistione religione-scienza induce molti presunti partigiani della vita a pensare che chi si occupa di genetica molecolare sia un sacrilego eugenista. Nulla è più falso. Se si intende vita umana ciò che dipende dal controllo di una qualche forma di attività cerebrale, allora un embrione umano nelle prime settimane non è vita. Se si combatte qualunque intervento sul Dna, allora anche il tentativo di intervenire sul Dna alterato delle cellule cancerogene per battere il cancro, dovrebbe, secondo i «pasdaran», essere proscritto.

La natura ha alterato il Dna durante l’evoluzione della specie e l’influenza ambientale ha fatto il resto. Per esempio, appaiono incoerenti i proclami religiosi a difesa della vita di quei capi di Stato che osteggiano il Protocollo di Kyoto, poiché l’inquinamento è una delle cause principali di patologie derivate da modifiche aberranti del patrimonio genetico.

La natura talora è matrigna e la scienza opera per dominarla positivamente, cercando di migliorare la qualità della vita. Sorge il dubbio che gli integralisti della difesa della vita finiscano per diventare gli integralisti della difesa della morte. Se impediscono una ricerca avanzata ed efficace sulle cellule staminali, in grado di controllare o guarire malattie ereditarie o acquisite, non difendono la vita, ma l’ineluttabilità della morte. Platone ed Aristotele avevano trasformato la scienza in uno strumento utile a giustificare il divino. L’imperfezione della Terra magnificava la perfezione dell’etere, ma Keplero e Galileo dimostrarono che l’imperfezione della Terra era la proiezione dell’imperfezione dell’Universo. In realtà, obbligando Galileo ad abiurare, la religione vinse a Roma, ma iniziò a perdere la battaglia anti-relativista.

Religione e Scienza sono mondi paralleli che non si devono incontrare. Osteggiare la ricerca biotecnologica esclude l’Italia dal teatro internazionale della ricerca avanzata. La povertà, come il dolore, non è una prova di vita, ma un viatico verso la morte. Ecco perchè è necessario contemperare due esigenze: rispettare il diritto di qualunque guida religiosa a intervenire in ogni luogo di scienza, ma anche rispettare la laicità dello Stato, il quale deve legiferare per il bene dei cittadini, secondo principi etici condivisi e non imposti. Si eviteranno spiacevoli «conventio ad excludendum», applicando ciò che dice il Vangelo: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Invece di condizionare gli uomini di scienza li si deve sostenere.

CLAUDIO ZANON, OSPEDALE MOLINETTE - TORINO

postato da: bkrema alle ore 22:25 | link | commenti
categorie: italia, politica, scuola, scienza, religioni, medio evo
lunedì, 11 febbraio 2008

E non dite che non avrebbe fatto piacere anche a VOI. Manco mi ricordavo di essere stato così felicemente ironico e, onestamente, ringrazio ROSSO VENEZIANO che ha scoperto questo "meraviglioso" che giace molto profondamente nascosto dentro di me! (siate seri, sghignazzate in modo che IO non vi senta).

satira di ROSSO VENEZIANO

C’ erano state…

 
c'erano state alcune telefonate agitate, Ruini aveva chiamato Sua Santità proprio mentre stava assistendo al controllo dei cappelli e delle scarpette...
Sua santità alla fine si era anche un po' quasi, poco poco quasi, insomma quasi un po' come si conviene a un santo padre, e alla fine gli aveva dato il numero segreto con cui mettersi in contatto con il "superiore". E' un numero che viene reimpostato direttamente dalla segreteria del "superiore" e solo il suo sostituto in terra ritrova nel posto segreto, quando serve.
Il "superiore" era parecchio impegnato con tutti quei mondi da seguire però accettò la chiamata e allertò l'intellettuale del trio, quel santo spirito che trovava sempre la risposta giusta. Alle parole allarmate del Cardinale però si mise a ridere: ma cosa credevi che io non facessi le cose fatte bene? io l'umano l' ho fatto come si deve, solo che non so com'è sembrate come il vecchio PCI, si proprio il Partito Comunista Italiano, che teneva gli intelligenti nel partito, i mattoidi nel sindacato e i cretini laboriosi nei Comuni e simili, cioè nelle Amministrazioni. E voi mi sembrate proprio quelli delle Amministrazioni.
Beh! dov'è il problema, se hanno fatto un gene artificiale vuol dire che li avevo messi fin dall'inizio, sarà quasi un miliardo e mezzo dei vostri anni, nella condizione di arrivarci. O se ci sono riuscito io, che poi sono solo uno, figurati adesso che sono alcuni miliardi, loro, e, lo dite anche Voi dell'Amministrazione, costruiti a mia immagine e somiglianza, dovevano prima o poi arrivarci. Anzi mi sa che sono in ritardo e un po' anche per colpa vostra, con tutte quelle scomuniche e quegli anatemi.
Poi sai cosa ti dico, caro Cardinale, non ho neppure bisogno di disturbare l'intellettuale di famiglia perché ho un paio di galassie che si muovono male e mi mettono in crisi: devo confrontare continuamente come sono e come saranno fra un paio di milioni di anni luce, statti un po' calmino. Già che siamo qui, la cassa come va? l'avete sempre quel 8x1000? Mi raccomando, fate bene, lo sapete che in Italia senza soldi non si fa un, scusa stavo per dire cazzo, ma non sta bene.
Ti mando una e-mail appena posso e ti spiego tutto. Ciao, Bettori se la cava? Sì non è come te, ma crescerà, crescerà. Ah! sto preparando il monolocale per te, carino è quasi finito ma da un po' di tempo campate così tanto che me l'ero presa comoda. Saluta Benedetto. Ciao, ciao. Maddalenaaa? dov'è il giovanotto? gli devo raccontare una cosa...
Appunto la notizia del giorno, questa era Repubblica, ma va bene anche La Stampa o addirittura il Corriere, per caso già in edicola che anticipava in qualche modo la notizia parlando con Giovanni Murtas che sta studiando, insieme ad altri, come costruire la cellula minima, cioè con la quantità essenziale di geni e proteine. In pratica andando all'incontrario, facendo come fa la scienza vera, quella senza miracoli inutili, tornando a prima dell'inizio, perché è da lì che miliardi, milioni o quel che volete di anni fa è iniziato il percorso.
E sarà difficile far capire a tutti questi filosofi, politici, poeti, fanfaluconi, venditori di spaventi e di paradisi che se sono riusciti a fare l'analisi, cioè a sapere com'è fatto, la sintesi, cioè riprodurlo, diventa banale: è solo tecnologia e "mestiere". E Vender quello ha: intuito, cultura, mestiere e nessun pregiudizio e tanta tanta curiosità.
E poi in fondo che ha fatto? Avete presente le polemiche di mesi fa di quello sportivo con gambe artificiali che i "normali" non vogliono in gara con loro? Vender ha costruito una gamba "più migliore" o, perlomeno, diversa e ha inserito questo gene-gamba in una cellula semplice sfruttando quel che già c'era: entrata alimenti, uscita scorie, processamento del cibo e metabolismo relativo, il tutto al servizio di questo gene.
Ma a che serve il gene, quel gene? ma importa qualcosa in questo momento? lasciate passare un po' e capirete come si sbizzarizzeranno gli altri, quelli che hanno importato indiani, mamelucchi, cinesi intellettualente capaci e non solo manovali come da noi. Quando quello là vide che la rana morta faceva i salti mica poteva immaginare il resto, o quell'altro che non voleva accettare che anche i corpi più pesanti dell'aria non potevano volare, o quei matti che non gliene fregava niente se era il sole che girava ma si chiedevano se era vero.
Adesso vi diranno che fra poco costruiranno batteri utili e bla bla bla. Certo e noi faremo i camerieri negli alberghi o i suonatori di mandolini per allietare quei poveretti mentali che hanno passato tempo, salute, scopate mancate, e niente corse in Ferrari o spettacoli su isole deserte per trovare un gioco nuovo, ad esempio come fare in fretta a riportare la plastica al riutilizzo senza dover fare comizi contro questo o quello o invocando chissà cosa.
E' tutta gente normale che sa che se una cosa esiste vuol dire che è cominciata e prima o poi ci arriveremo o ci arriveranno a conoscerne l'intimo suo essere. E scopriremo che è ancora un po' più complicato, e meno male sennò finirebbe il divertimento principale: giocare a conoscere.
 
bkrema
postato da: bkrema alle ore 08:14 | link | commenti
categorie: politica, religioni, potere, medio evo, santa madre

non sempre è facile accettare come ci vedono, quando siamo in mutande e quindi indifesi...

Parola di tata straniera: i bimbi italiani sono maleducati. E sfatiamo anche lo stereotipo che vuole che gli italiani siano così prodighi di attenzioni per i loro anziani. Le badanti, filippine o romene che siano, non sono affatto d'accordo con l'immagine tradizionale che dipinge gli italiani rispettosi di nonni e genitori. Se lo sguardo è quello dei lavoratori stranieri, quel welfare "fatto in casa" che permette alle famiglie italiane di conciliare casa e lavoro, opprimente burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero come forse avremmo sperato.

e ancora

Secondo chi proviene da una cultura diversa, ma passa con loro gran parte della giornata, sarebbe auspicabile una maggiore severità da parte dei genitori. Soltanto il 23% delle baby sitter pensa che i bimbi affidati alla loro sorveglianza siano abbastanza educati, mentre un altro 25% ha mantenuto una posizione più neutrale, e giudica i diavoletti di casa né maleducati né educati. Ad essere più severe sono le tate che non hanno figli. Fra quelle che invece conoscono le fatiche di padri e madri all'epoca della play station, l'indulgenza è maggiore: il 26% chiude un occhio e dice che i bimbi sono sufficientemente educati. 

e, dopo aver parlato di tutto (o quasi)

Qualcuno ha però raggiunto un elevato grado di intimità a partecipa anche ai momenti di vita familiare: è invitato ai compleanni di famiglia il 37,2% e siede a tavola per pranzi e feste il 17,1% dei lavoratori conviventi. Un numero che si dimezza se colf e badanti vivono a casa loro. L'intimità maggiore, rivela la ricerca, la conquista chi si occupa di attività di cura: il 53,8% dice che un pasto condiviso è pratica abbastanza abituale, mentre chi si limita a fare le pulizie è costretto ad una maggiore distanza; il 72,1% non si è mai seduto a tavola con il suo datore di lavoro. 

Del resto la "buona" famiglia italiana segue una antica tradizione: l'esercito italiano, al fronte, era l'unico ad avere una mensa separata fra ufficiali e semplice truppa. 

Cafoni non si diventa, si nasce così!

PS: in fondo un capo non è un capo se non lo chiami "dottore".

 

postato da: bkrema alle ore 07:48 | link | commenti
categorie: italia, politica, vita, famiglia, cronaca, medio evo
domenica, 03 febbraio 2008

Ormai la notizia è vecchia 77600 pagine se impostate su Google fecondazione+midollo.

In un blog amico veniva ripreso un santo commento “Chi nasce in questo modo non è qualcuno, ma qualcosa" e le considerazioni al riguardo le ritrovate lì.

Quello che continua a stupirmi è lo scandalo e il clamore che suscitano tutte le questioni che riguardano il come, il dove e il quando una banale "scopata" innesca il meccanismo riproduttivo che porterà poi ad un altro individuo, più o meno protetto, più o meno nutrito, più o meno cresciuto in intelligenza econtorno.

Che sia arrivato dall'amore, che sia arrivato dalla violenza, che sia frutto di una sbornia o di un annebbiameno chimico non importa, a quel punto si innesca la "sacralità", retaggio antico di un mondo contadino o guerriero che aveva bisogno di braccia, preferibilmente maschili, per sopravvivere, e di fatica, preferibilmente femminile, per portarlo a maturazione prima, durante e dopo.

Chi ha pratica di allevamenti industriali, di piante o di animali, presta molta più attenzione al dopo, cioè sul nato, di gran parte del genere umano, sottanoni inclusi.

Mi correggo, dopo essersi tutelati in modo che il nuovo individuo sia libero di scegliere all'interno di una unica opzione, la loro.

Eppure questo concetto di autoproduzione del neonato non è nuovo, è già nella Bibbia quando il buon dio si mette in moto per trovare qualcosa da fare a quel noioso di Adamo che non sapeva che altro fare e creò la donna partendo non dal midollo ma da una costola dello stesso (prima o poi il solito scienziato non italiano ci riuscirà nche lui), senza troppo preoccuparsi delle future considerazioni socio-etico-politiche.

Rimediò in seguito trasformando il sollazzo di Adamo, quella Eva così curiosa e indisponente proprio come una donna una volta rivestita e inseminata, nella madre vergine di un confratello, Dio anche LUI, anzi addiruttura suo Figlio.

Eppure son convinto che nella testa di quegli scienziati, curiosi se funziona, non ci siano grandi ragionamenti, il problema è capire come, quando, dove si possa disporre di cellule totipotenti e come renderle adatte a intervenire in aiuto di altri viventi "umani" in difficolà.

E tutto questo senza dover ricorrere alla chimica o a pozioni magiche difficili da guidare e controllare, ma semplicemente intervenendo all'interno di meccanismi consolidati da millenni: se sai come funzionano gli stop-and go biologici, se riesci a capire dove portano i tanti semafori e sensi unici di cui siamo cosparsi, allora puoi dare quell'aiutino per rimettere in sesto la macchina.

E poi, scusate, ma nei grandi viaggi spaziali che io certamente non vedrò, e voi probabilmente sì, come si farà a garantirsi una progenie indispensabile ad ogni onesta ipotesi di colonizzazione? Nel vecchio far west si facevano arrivare un po' di donzelle in via di restauro e sistemazione, adesso si partirà con un opportuno apparato ricco di contenuto e ben condizionato.

E sarà quello il contenitore più prezioso, l'unico che renderà non inutili gli anni luce del viaggio. Poi, nei secoli, quel contenitore sarà trasformato nel dio signore onnipotente e creatore dei cieli e della terra, quella terra di cui non ricorderanno più nulla (o forse una specie di EDEN! perduto), perchè saranno loro il centro di quell'Universo misterioso di cui ricominceranno a scoprire i piccoli grandi misteri.

Già, perchè persi nei primi incidenti extra-terrestri tutti i segreti, avranno ricominciato a ripercorrere quel meraviglioso e conturbante meccanismo che dona la vita e un pizzico di profonda emozione.

postato da: bkrema alle ore 07:30 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, scienza, potere

la guerra delle due rose (1455-1485) e la guerra dei bar contro tutti, clienti compresi (2008-....)

Le lattine dai tabaccai fanno infuriare i bar
EMANUELA MINUCCI
Tempo poche settimane e a Torino nemmeno Vasco Rossi riuscirà a bersi una Coca-Cola. O meglio, sarà una «mission impossible» sorseggiarla al bancone di un bar, perché al grido «d’ora in poi serviamo solo Pepsi» i titolari dei caffè torinesi hanno deciso di boicottare le bollicine made in Atlanta. Motivo? L’associazione pubblici esercizi torinese, l’Epat, ha deciso di organizzare l’embargo in risposta al raggiunto accordo fra la Coca-Cola e la Fit (la Federazione italiana tabaccai, 48 mila associati) per la vendita al fianco delle «bionde» anche della celebre bevanda. Apriti cielo. Uno dei tanti effetti della liberalizzazione del mercato sotto la Mole sta creando un gran subbuglio. Condito però anche da effetti collaterali positivi: i rappresentanti della Pepsi, per esempio, si stanno fregando le mani.

Questione di ricarico
Il Coca-boicottaggio scatterà sul serio oppure si tratta delle solite grida «al lupo al lupo» dei commercianti per indurre qualche politico a ripensarci? «Ancora qualche giorno e vedrete, qui non stiamo aspettando altro - insorge il presidente dell’Epat Carlo Nebiolo - sono troppi mesi che subiamo ogni sorta di attentato ai nostri incassi: prima i panini che puoi acquistare anche dal panettiere, poi le macchinette del caffè con le cialde distribuite in tutti gli uffici e nella maggior parte delle case, adesso anche la Coca-Cola. Ma a noi che cosa resta da vendere? Un Lucano forse, per tirarci su...».
***
certo che è dura dover rinunciare a 3/4 euro a botta, magari rifornendosi al Market a poco più di un euro per un litro e mezzo!
Essì, la concorrenza è dura. Chissà se se lo ricordano quando assumono qualche avvenente barista un po' extra, ma che di sicuro oltre all'occhio dei clienti soddisfa ampiamente il loro borsellino!

postato da: bkrema alle ore 06:07 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, commercio