Krema Blog

Il dolce e l'amaro dentro e intorno a noi

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Nome: benito cremonini
Un vecchio signore che non ha nessuna voglia di andare in pensione mentale ma che può finalmente scegliere orari tempi e colleghi.

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giovedì, 29 novembre 2007

Come forse non solo io mi metto in lista e ricevo le newsletters, poi magari non le ricevo o arrivano a raffica, eternamente le stesse. Così ogni tanto non le guardi. Peccato. Ecco alcune notizie. Alcune non prevedibili o forse solo insolite e solo per me.

FIORI

Intanto vallo a pensare che anche le piante hanno un genoma! Eppure è così e se hanno un genoma viaggiano pure con la carta di identità e non possono barare, una gli dà una sbirciatina e scopre che Calderoli e un Lumumba a caso sono parenti non proprio tanto lontani, tanto che il Lumumba qualsiasi si preoccupa e si chiede perchè gli tocca così da vicino.

Poi uno si chiede, ma non avevano fatto tutto là in quei pochi giorni lavorativi che precedevano l'arrivo di Adamo? Io pensavo che quando arrivava Eva tutto era lì e la prima cosa che Eva avrebbe fatto sarebbe stato raccogliere un mazzolino di margheritine/one da mettere nei biondi capelli (non credo fosse mora, vabbè che forse erano semiti, ma quello viene un po' dopo quando i discendenti fanno casino).

E invece no.

I dettagli della diversificazione evolutiva delle piante con fiori sono sempre rimasti un enigma, fin da quando Charles Darwin si riferì alla loro storia evolutiva come a un "abominevole mistero".

Ora, grazie al sequenziamento del genoma dei cloroplasti di queste piante, due gruppi di ricercatori dell'Università del Texas a Austin, diretti da Robert Jansen, e dell'Università della Florida, diretti da Doug e Pam Soltis, sono riusciti a tracciare un quadro generale dei rapporti filogenetici delle angiosperme, di cui danno conto in due articoli pubblicati sull'ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Queste ricerche hanno confermato che il genere che oggi è più vicino alle piante che originariamente si separarono per dare origine alle angiosperme è rappresentato da una sola specie, Amborella trichopoda, che sopravvive unicamente nell'isola di Nuova Caledonia, nel Pacifico sud-occidentale.

Ancora più interessante è però il fatto che, come hanno dimostrato i ricercatori dell'Università della Florida, la più importante diversificazione fra le piante con fiori è avvenuta nel giro di un tempo estremamente breve dal punto di vista evolutivo, meno di cinque milioni di anni, tanto da indurli a parlare di una sorta di Big Bang dei fiori.

Se volete qualcosa di più, c'era il link in testa.

FORESTE

Voi pensate foreste, ed ecco l'immaginazione corre a quell'intricato mondo fatto di ombre, sentieri che arriano e vanno chissàdove e magari siete lì nascosti in un angolo ad aspettare Capuccetto rosso per vedere se passa o, non si sa mai proprio quando passa perchè LEI non lo sa ma magari siete il lupo, mannaro. C'è qualcosa anche per lui.

E invece no, alla fatta dei teologi verdi in Europa qualcosa sta andando meglio, le foreste fanno il loro dovere, in casa di qualche Paese d'Europa le foreste si mangiano tutte le emissioni locali e magari pure le esportano.

Lo studio ha infatti trovato che fra il 1990 e il 2005 l'espansione della vegetazione arborea nei 27 paesi dell'Unione europea ha assorbito ogni anno un sovrappiù di 126 teragrammi (126 milioni di tonnellate) di carbonio, pari all'11% delle emissioni della regione.
Il tasso varia dal 10% dei quindici stati più vecchi (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e UK) al 15% dei 12 nuovi membri (Bulgaria, Ciprp, Repubblica Ceca, Estonia, Ungeria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia). In Lettonia l'assorbimento da parte delle foreste supera addirittura le emissioni, mentre Lituania, Svezia, Slovenia, Bulgaria e Finlandia si trovano non lontani da una situazione di equilibrio. All'estremo opposto della scala si collocano invece Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Cipro e Danimarca.

I risultati sono sorprendenti, ha osservato Kauppi, perché da una precedente stima, eseguita nel 1992 dallo stesso Kauppi e collaboratori, sembrava difficile che il tasso di crescita dell'assorbimento di CO2 in seguito all'espansione delle aree a foresta potesse superare il 5%.

Dopo questa ventata di ottimismo continuate sul link, come sempre in testa.

DECODER

Non molto da dire, addirittura neppure sorprese. Chissàperchè!

Nella tv digitale terrestre non deve riproporsi il duopolio Rai-Mediaset. È questo in soldoni quello che esige la Commissione europea dall’Italia. La richiesta formale arriva lo scorso 17 luglio, sotto forma di parere motivato. Se il Parlamento non provvede al più presto ad approvare la legge Gentiloni, che elimina le barriere alla concorrenza poste dalla legge Gasparri, la Commissione depositerà gli atti alla Corte di giustizia europea, chiedendo una condanna formale, il che significa dover pagare una multa salatissima. La Commissione aveva già avviato una procedura di infrazione contro l’Italia, accogliendo proprio le richieste formulate da Altroconsumo con un esposto del maggio 2005. In quel documento denunciavamo il carattere discriminatorio e lesivo della concorrenza della Gasparri. Bruxelles ritiene che la legislazione italiana escluda di fatto i “nuovi entranti”, non rispettando la direttiva comunitaria sulla concorrenza. Auspichiamo che l’iter per l’approvazione della nuova legge sia accelerato e portato a termine senza ulteriori indugi.

Auspichiamo pure, ma per pararsi il culo c'è uno che ha già rinunciato al Partito del Popolo...

postato da: bkrema alle ore 04:31 | link | commenti (1)
categorie: politica, scienza, newsletters
sabato, 24 novembre 2007

dio è brasiliano, può anche essere, ma un presidente "democratico" certe cose non le può ignorare. "Mutatis mutandis" molti sinistri democratici anche in casa nostra non hanno sensibilità molto diverse.

(ANSA) - BRASILIA, 21 NOV - 'Dio e' brasiliano' ha affermato il presidente Luis Inacio Lula da Silva commentando la scoperta di un gigantesco giacimento di petrolio. Due settimane fa la compagnia petrolifera Petrobas ha annunciato la scoperta del giacimento di 'Tupi', al largo di Santos, che ha portato di colpo le riserve brasiliane di petrolio da 14 miliardi di barili a oltre 50 miliardi. ''Questa scoperta prova che Dio e' brasiliano'', ha detto Lula in un discorso tenuto ieri al palazzo presidenziale di Brasilia.

E adesso l'altra faccia della medaglia

BRASILIA
È scandalo in Brasile. Una giovane adolescente di quindici anni sospettata di avere commesso un furto è stata rinchiusa in una cella con oltre 20 uomini per un mese. Durante questo periodo è stata ripetutamente violentata e obbligata a avere rapporti sessuali per procurarsi il cibo. Lo hanno denunciato oggi i membri dell’organizzazione umanitaria "Children and Adolescent Defense Center" (Cedeca) subito dopo il rilascio della ragazzina «È stata stuprata dal primo giorno» non appena è entrata in prigione nello stato di Parà dai suoi compagni di cella che avevano da 20 a 34 anni, hanno raccontato al Cedeca.

La giovane era stata arrestata nella capitale di Parà, Abaetetuba, il 21 ottobre e era finita in guardina nelle celle della stazione di polizia fino a quando qualcuno non ha informato con una soffiata alla stampa. La polizia, secondo il legale dell'adolescente non ha saputo indicare per quale caso di furto fosse stata imprigionata e si è difesa affermando che non si erano accorti che fosse minorenne. «Ma questa non è una giustificazione. Se avesse avuto 15, 20, 50, 80 o 100 anni non doveva essere rinchiusa con degli uomini», ha dichiarato il governatore locale, la signora Ana Julia Carepa annunciando che avrebbe chiesto una punizione esemplare. I media brasiliani hanno riportato che non si è trattato del primo caso del genere: in precedenza una ragazza di 23 anni era stata sbattuta in un altro carcere dello stesso stato per un mese, stavolta con 70 uomini.
postato da: bkrema alle ore 08:25 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, umanità
venerdì, 23 novembre 2007

DILEMMA DI UN VECCHIO EX-INSEGNANTE: meglio una pornoprof insegnante al serale o un eterno prescritto al Governo?

ROMA - Il popolo Internet si mobilita per Madameweb. Dopo la decisione del direttore didattico di sospenderla dall'insegnamento, l'indirizzo dell'insegnante di lettere è tempestata di messaggi di solidarietà. In migliaia protestano sul forum della professoressa di Pordenone, icona hard della rete vietata ai minori. A Radio Deejay, il Trio Medusa ha rivolto un appello agli ascoltatori affinchè convincessero Madameweb ad accettare un'intervista televisiva alle Iene su Italiauno. Persino la Bbc ha mostrato interesse ad intervistare la prof di Pordenone. Fan sfegatati si aggiornano anche sui siti dalla Cina e dall'America.

<B>Il popolo Internet si mobilita per Madameweb<br>Deejay e Bbc, tutti parlano della pornoprof</B>

La pornoprof Anna Ciriani

postato da: bkrema alle ore 22:55 | link | commenti
categorie: politica, vita, scuola, tribù
lunedì, 19 novembre 2007

ricordate "gli uomini preferiscono le bionde?" ecco spiegato il perchè (?)

(ANSA) - LONDRA, 18 NOV - Davanti ad una bionda gli uomini diventano piu' stupidi: l'attivita' cerebrale diminuisce e il quoziente intellettivo scende. Secondo una ricerca, questo succede perche' perche' l'uomo e' - piu' o meno inconsapevolmente - vittima di uno 'stereotipo sociale': nel mondo occidentale, in particolare in quello anglo-americano, e' molto diffusa l'idea che le bionde siano poco sveglie: con loro quindi non c'e' da sforzare la materia grigia.

che sia per questo che molte more si travestono da bionde e passano al contrattacco?

PS: è solo uno scherzo, serve a far capire quante cretinate si scrivono, magari pure vere e servono solo a certificare che, come in tutte le specie animali, i maschi sono i più deboli e più cretini. In fondo servono solo a dare l'avvio al perpetuarsi e dopo basta.

postato da: kreben alle ore 22:08 | link | commenti (6)
categorie: vita, scienza, umanità
domenica, 18 novembre 2007

14. Duce, ci hanno liberati, che facciamo?

In quel mondo di "sfollati" il tempo era corso veloce, monotono, e  del resto non poteva essere diverso, quel mondo così inevitabilmente provvisorio.

C'erano state un po' di mitragliate del solito "pippo", o di qualche suo sostituto, al pomeriggio, nell'orario dei giochi. Ma le madri sono sempre all'erta ed erano corse in tempo a portarsi a casa quei pochi chili di speranza e di tenerezza e nessuno s'era fatto male. 

Eravamo anche ossessionati dalle raccomandazioni: non prendete niente da terra, anche se sembra una caramella, una stilografica, un gioco (bambole soprattutto e di pezza). Verità, propaganda contro, non so, io non li ho mai incontrati quei così, ma volantini e certe strisce luccicanti sì: quelle pagliuzze di stagnola, o cosa fosse, che in teoria, seppi dopo, dovevano imbrogliare i radar. Quali? un nome che la gente comune, cioè il 99% degli italiani, manco sapeva esistesse, come in quell'aeroporto molto milanese, ricordate?

Tant'è che arrivò un giorno d'aprile, e per la strada principale cominciarono a passare camion, camionette, blindatini, motociclette carichi tutti di ordinati tedeschi che andavano verso fuori e vennero aperti anche i magazzini militari e un paio di militi cercò di dare un po' di ordine alla folla che correva ad approvvigionarsi. 

Arrivarono poi un paio di moto forse SS, aprirono il fuoco con i mitra e i due militi non avevano più bisogno di mettere ordine, erano morti, e la gente potè riempire le dispense.

Anche mia madre. Arrivò a casa una mistura di sale e zucchero: nella fretta s'erano rotti i sacchi e avevano raccolto da terra quello che veniva. Per oltre un anno usammo quello, con il burro fatto in casa dal latte (quello munto veramente a mano, con tutto il suo grasso) non era poi male, a parte il suono della forchetta che batteva contro la tazza.  E c'erano anche patate secche, non fritte, tagliate a fette sottili e seccate e poco altro, molto tedesco, perchè era il magazzino della piccola guarnigione tedesca, ecco spiegato il perchè erano arrivati quel paio di mototedeschi: degli italiani mai fidarsi, neanche in camicia nera.

Il passaggio durò tutta la notte e con i tedeschi passò anche un reparto polacco (chissà se erano gli stessi che arrivarono poi con gli americani!).

Prima però c'era stato un momento di tensione. il cielo era coperto di aerei e il terreno di volantini: in segno di resa mettete delle lenzuola alle finestre, altrimenti ... Altrimenti bombe e che se no! E fu la prima volta che ascoltsai una discussione fra mia madre e i nostri ospitanti, lei non voleva che si mettesse niente alle finestre, gli altri, anzi, le altre, ne avevano le scatole piene e non vedevano l'ora che finalmente tutto fosse finito. E io ero d'accordo con loro, non per paura, ma perchè era uno spettacolo nuovo, tutti quegli aerei che luccicavano, il loro ron ron lontano, e poi erano tanti che sembravano immobili. Vennero finalmente messe le lenzuola alle finestre e poco dopo, prima di pranzo, arrivarono gli americani.

Era proprio una festa, quei loro carri armati tutti aperti, sigarette, caramelle e cioccolata per tutti, tutti sventolavano qualcosa e persino mia madre era meno incarognita del solito, non ci ricordavamo nessuno che il mio babbo mancava da alcuni giorni.

E come ho già detto fu la sua fortuna, quando arrivò la notte in bicicletta e in borghese, mio madre gli ordinò di non consegnarsi a nessuno lì a Bussolengo e andare dritto a Ravenna e consegnarsi al comando partigiano e gli diede dietro anche tutti i loro risparmi. Ben 25000 lire dell'epoca. Che nessuno vide più.

Il mio bravo babbo si consegnò, gli sequestrarono la bicicletta e le altre "cose" che aveva con se, prese qualche papagnone quasi simbolico, e finì con altri 11 in una stanzetta (prigione d'emergenza) e un po'di mesi dopo messo in libertà. E lo capisco quel comandante partigiano che ne ordinò la scarcerazione, dopo essersi visto mia madre un giorno sì e l'altro pure o magari proprio per quello. Strana la guerra!

Ma ancor più strano quel che accadde a Bussolengo. Come forse qualcuno ricorda ero nato con un problemino, uno dei tanti, al piede destro. La situazione era tale che non avevo potuto rispettare la scadenza con il Rizzoli di Bologna per il nuovo intervento e così erano rimasti irrisolti i problemi di circolazione e di innervamento. Con le nervature, come si chiamano in gergo di popolo, non funzionanti non c'era sensibilità e senza sensibilità ogni feritina si vedeva spesso troppo tardi e così mi era venuta una bella setticemia, come testimoniavano le "ghiandole" in alto della coscia.

Mamma "medico ormai esperto" era preoccupata e naturalmente ruppe l'anima all'ufficiale italo-americano ospite anche lui di quella più che ospitale casa (noi allogeni ci divertivamo a "bussolengati magna polenta e rati" ma solo grazie a loro quei mesi e quei giorni furono tutto sommato sereni). Comunque fu così che, in pieno centro, nel via vai inevitabile dopo tanto penare, si vide il figlio del fascista in braccio all'ufficiale americano e con al seguito la ancor giovane e forse piacevole fanatica fascista, moglie di un milite chissà dove finito, attraversare la strada e arrivare alla piazzetta con la palazzina comando e servizi medici americani.

Comunque fosse, io me la cavai e la pennicillina sconosciuta ai vinti ma non ai vincitori risolse in pochi giorni la febbre e il benito può essere ancora qui a raccontarla.

15. si torna a Ravenna

Qualche giorno dopo la piccola squadra Cremonini tornò verso casa, a Ravenna, con un po' di treni e di camion, perchè la linea era a pezzi e Verona, Venezia, Bologna, Castelbolognese, Ravenna più lontane dell'immaginabile. In quel viaggio mi fece compagnia un desiderio represso e non, purtroppo, soddisfatto: la befana di qualche mese prima avevo visto una cosa che sognavo ancora. Si trattava di un calesse, trainato da un cavallo con una gran ruota sotto la pancia, azionata dal calesse con i pedali. Su quel seggiolino ci saremmo stati tutti e due, benito e Italo, anche se lui era quasi come me, solo appena più basso, e io avevo quasi quattro anni più di lui! Quell'immagine mi ha perseguitato per tanti anni, nel significato buono, non so se per il giocattolo in se o per l'idea di autonomia legata ai pedali e al cavallino e alle mie gambette non proprio il massimo.

E così tornavamo finalmente a Ravenna, eravamo partiti nel settembre/ottobre del '43 dalla parte di chi comandava, tornavamo nel maggio '45 dalla parte di chi era sconfitto e in un momento in cui le piccole arroganze tra vicini venivano ricambiate con gli interessi. E così il nostro appartamento di camera cucina e cesso e focolare a carbone (fornello con ventola e camino) era stato occupato da uno dei figli di una vicina. Il ragazzo aveva fatto a tempo a sposarsi e col cavolo che si spostava, anzi, si teneva pure quei pochi mobili che aveva trovato e, silenzio, e passi lunghi e ben distesi. Trasmigrammo allora al "palazzo" vicino, dalla Natalina che di stanze ne aveva una in più, e così anche due figli e quasi tre, di tre padri diversi, il primo, il padre di Aldo, morto anni prima, il secondo era il Calderoni, babbo della Lia, quello del violino finito vicino Treviso, il terzo, si chiamerà Ivan, era figlio di chi era di turno.

La Natalina! era un romanzo tutta, lei. Romagnola ravennate tipica di borgata, non l'ho mai sentita arrabbiata, aveva sempre qualcosa da fare, ma in modo tranquillo, efficiente ed efficace, con una mano a smoccolare un figlio, con l'altra rimestare il ragù, con gli occhi a controllare la situazione e con le labbra rispondere ai discorsi che si intrecciavano in quel microcosmo di sette persone, quasi otto.

Il padre di Ivan faceva un lavoro molto interessante, sminavano le mine antiuomo (delle scatolette di legno) per ricavarne i detonatori, molto ricercati nel settore edile. Le saponette di esplosivo, senza detonatore al fulminato, erano accumulate in cortile, tanto si potevano bruciare senza alcun pericolo. Me lo ricordo bene, perchè un giorno venne in casa tutto contento del raccolto, con una cartata di quei tubicini snelli, corti e luccicanti e le sgrida della Natalina perchè potevano cadere per terra. E poi successe che saltasse su una mina e gli andò bene, perse solo una gamba, la sinistra, amputata su verso la coscia.

Fu così che si dedicò a qualcosa di più tranquillo, come tentare di svuotare una farmacia, i medicinali c'erano ma bisognava pagarli ed erano un buon mercato "parallelo", solo che assieme ai farmaci avevano preso anche della morfina (l'eroina non era ancora di moda, allora andavano oppiacei più rustici) e così lo beccarono e, mentre andavo a trovare il mio babbo, andavamo a trovare anche il Baccarini, padre dell'Ivan che intanto era nato.

Io mi ero ambientato veloce. Avevo preso una menata disintossicante perchè avevano scritto viva il duce sul muro esterno di una delle case popolari e il tribunale del cortile aveva deciso che ero stato io. Poi si vede che si pentirono, perchè fui promosso scorta del capo. Avete presente i cancelli e quelle aste con punta che talvolta ne costituiscono la difesa? Il capo era Vincenzo, 13/14 anni, poi c'era Giorgio, suo fratello con due anni di meno e, infine, io il più piccolo. benito e Giorgio scortavano Vincenzo con il giavellotto ben bilanciato in mano, scorta decisa ed efficiente, specie al pomeriggio, verso le cinque, quando mandavamo a casa le ragazzine, perchè veniva sera e le donne vanno a casa.

Un'ora dopo toccava a noi, quando cominciava la chiamata delle madri a squarciagola: benitooo i compitiiii, e via via tutti gli altri. E tutti, eroicamente, obbedivamo e qualche volta, dopocena, avevamo il permesso di tornare giù, specie quando si ritrovavano tutte quelle vedove, o perchè erano morti (dispersi!) o perchè erano in galera.

Di questa specie di via Paal parleremo poi, come di quella che, per me, è la civiltà del cortile, giusto equilibrio fra l'anarchia e la gerarchia dei coetanei e l'imperio più o meno affettuoso (più meno che più) dei genitori, costituiti da un unico soggetto vero: le madri e in Romagna, almeno allora, proprietarie della vita, del futuro e del pensiero di tutti quelli, fortuna o no, che erano nella loro zona di influenza.

Matriarcato? No, ben di più, dittatura del proletariato con staline al potere.  In fondo tutti quei maschioni con il loro Duce e la guerra avevano combinato un bel casino.

postato da: bkrema alle ore 03:52 | link | commenti (2)
categorie: vita, storia, cronaca, biografia, ravenna, tribù, 1945, elementari, salo rsi
giovedì, 15 novembre 2007

Il 14 novembre di cento anni fa nasceva Astrid Lindgren, nome forse sconosciuto, non solo per me, mentre certo non lo era e non lo è quello della sua "creatura", Pippi, proprio lei, Pippi Calzelunghe.

PIPPI 2

Penso sia strano questo ricordo da parte di un vecchio signore che ha come scusante di essere nonno di due ragazzine di 5 e 8 anni, per le quali però la Pippi è una perfetta sconosciuta.

In effetti avevo notato in questi mesi le pupatte adagiate qua e là negli autogrill e avevo resistito all'acquisto perchè l'avrei fatto proprio e solo per me, come negli anni lontani in cui ero pur giovane e mi ero guardato le sue storie in TV.

Non mi ero mai posto il pensiero di cosa mi attirava, se non forse il desiderio inconscio di avere una ragazzina in famiglia che da qualche generazione conosce solo maschi. Poi oggi ho forse capito il perchè ascoltando RAI 3, Farenheit, e un commento intervista di Conchita De Gregorio, giornalista che leggo sempre con molta simpatia e adesione.

Già, Pippi nasce nel 1945, ovviamente non nasce neonata, quindi è praticamente mia coetanea visto che io allora avevo neppure nove anni (lo sarebbero stati a dicembre), ma il suo mondo non era poi così lontano dal mio. La Svezia di quegli anni non è quella Svezia di oggi in cui si comincia a discutere dell'eccesso di Welfare, senza tuttavia rinunciarvi, e ciononostante ricca di iniziative e di capacità concorrenziali sul mercato.

La Svezia era una nazione povera, fino a tutto il 1800 e parte del '900, i suoi abitanti, pur così pochi (poco più di nove milioni) hanno alimentato una feroce emigrazione, circa un milione trecentomila svedesi emigrarono verso gli Stati Uniti.

Poi qualcosa cambiò, ci fu una ripresa della natalità e iniziò l'immigrazione dai territori baltici circostanti. In questo contesto, in questo ambiente fatto di grandi spazi, spesso rudi e climaticamente rigidi una ragazza madre, e nell'ambiente svedese d'allora non era certo un fattore di accoglienza, cresce la sua figliola a cui racconta delle storie durante una malattia. Queste storie diventeranno poi un libro.

Ecco allora formarsi il racconto e la vita di Pippi, fatta di sogni, di libertà e di responsabilità. Di libertà, tanta libertà nel correre, nel cercare, nel vivere senza rigidi vincoli con una madre, quella di Pippi, morta troppo presto perchè lei l'avesse conosciuta e un padre fantasmatico che naviga per mare come un pirata, anzi un capopirata, di un tempo.

Già, la Svezia ha nella sua storia una infinità di guerre, nazione povera cresciuta con moduli rigidi e con monarchi piuttosto vivaci finchè il suo vicino russo non si sveglia e regola i rapporti reciproci.

Quegli spazi, quelle libertà, quelle responsabilità in parte eran state anche mie. La campagna di allora non era ordinata e organizzata come quella di oggi, la periferia di Ravenna in cui abitavo era all'estremo limite della città da lì partivano i campi e le scorribande nei campi confinanti, quando i contadini rabbiosi con noi lavoravano altrove. I sogni eran i miei sogni negli anni di collegio, dove i campi c'erano ancora, ma di là del muro che chiudeva tutti gli spazi.

Era questo che io vedevo nello scorrere delle immagini televisive, o forse era questo che inconsciamente vedevo e che mi attirava perchè non ricordo particolari simpatie verso questo personaggio di chi viveva con me o dei miei figli.

Del resto gli altri libri della Lingden hanno avuto poco successo in Italia, diceva la Conchita, forse perchè quei ragazzini maschi e femmine correvano troppi rischi e non erano letture adatte a giudizio delle madri italiane. Quelle madri capaci di tener per mano, premurose e ansiose, i loro pargoletti che scendono dagli scivoletti dei giardini pubblici. Chi non ha nell'orecchio "attento" "non farti male" "vieni qui dalla mamma che ti contola".

Madri così ansiose e premurose che crescono poi fantoccioni capaci di ben altro, una volta un po' cresciuti e posti un po' lontano dallo sguardo materno, specie se maschi, anzi solo se maschi. Sguardo capace di far nascere artigli graffianti in difesa dei propri cocchi contro maestri, prof e, se necessario, vigili urbani e simili. Madri subito prone a rassicurarli che domani sarà sempre un giorno radioso, finchè c'è mamma con te.

Ma questa è un'altra storia.

postato da: bkrema alle ore 00:18 | link | commenti (2)
categorie: politica, libri, racconti, vita, cronaca, umanità, tribù
sabato, 10 novembre 2007

Kreben ha sempre fretta e talvolta ci piglia lo stesso, almeno in parte.

Si è fidato di Repubblica e ha trascurato La Zampa.it accessorio serio e non solo divertente de La Stampa.

HONG KONG
Gli scienziati giapponesi hanno creato un super-topo geneticamente modificato che, privo dell’olfatto, non ha paura. Un’equipe di biochimici e biofisici, guidati dal professor Hitoshi Sakano, è riuscita a identificare e disattivare i recettori della narice dei topi che individuano gli odori considerati sgradevoli (un cibo avariato o un predatore). Il risultato è stato un gruppo di roditori transgenici, che non hanno paura dei gatti. Come prova del successo, gli scienziati - il cui lavoro è pubblicato questa settimana su "Nature" - hanno mostrato le foto di un topino-cuor-di-leone che gioca tranquillo, senza alcuna paura, vicino a un gatto, gli annusa l’orecchio, lo sbaciuccia e gioca con il collare del predatore.

«Prima di scattare le foto - ha però spiegato il professore Sakano - abbiamo dato da mangiare al gatto». Secondo gli scienziati l’esperimento consente di capire come il cervello interpreta le informazioni olfattive: «Il sistema olfattivo principale dei topi è composto da due circuiti: uno che è quello che fornisce una risposta innata agli odori e l’altro che si basa sulla intepretazione e associazione degli odori mediante l’apprendimento. È probabile che la paura innata come risposta a uno stimolo è geneticamente programmata nel sistema neuronale», spiegano gli scienziati.

Sempre dallo stesso sito vi suggerisco una altra interessante lettura

Il topo ballerino, danzatore per forza

postato da: bkrema alle ore 04:36 | link | commenti (2)
categorie: politica, vita, scienza, umanità
venerdì, 02 novembre 2007

quando la solitudine e la competizione uccidono i ragazzi "bravi".

La madre sostiene che il figlio fosse deriso dai compagni di classe perchè studiava troppo. Il 14enne, infatti, che frequentava il quinto ginnasio, era il più bravo della scuola, stava sempre sui libri e questo gli creava problemi con i compagni, che lo prendevano in giro. Un clima che peggiorava, pare, quando, nei giorni di sciopero, il ragazzino anzichè accodarsi agli altri, entrava regolarmente in classe. L’ultimo episodio che potrebbe aver contribuito a farlo crollare le elezioni per il consiglio di classe: dallo spoglio delle schede per lui non è risultato neppure un voto. Forse tutte quelle schede senza che fosse stato scritto neppure una volta il suo nome hanno fatto nascere nell’adolescente l’idea di non essere accettato dai compagni di classe. Poche ore dopo la decisione di togliersi la vita.

Lo studente aveva due passioni in particolare, i telefilm degli anni ’80, quelli investigativi, dei grandi detective e, la scrittura. Scriveva romanzi, storie d’amore ma anche storie intricate di spie e gialli. Il 15enne viveva con la madre e la nonna, mentre, con il padre non aveva rapporti da 3 anni, dopo che i genitori si erano separati.

da La Stampa.

Un ragazzino di 14 anni, D. G., si è tolto la vita impiccandosi. E' accaduto a Ischia (Napoli). I genitori ne avevano denunciato la scomparsa alla polizia mercoledì pomeriggio, ma in serata gli agenti del commissariato hanno ritrovato il corpo in un terreno non distante dalla casa in cui viveva con la famiglia. Gli inquirenti non hanno dubbi sul fatto che si tratti di un suicidio. Ai soccorritori, la madre, disperata, ha detto che il figlio veniva preso in giro a scuola. Il ragazzo frequentava il liceo classico "Scotti" di Lacco Ameno, un istituto segnato da un destino tragico: negli ultimi anni altri tre studenti si sono suicidati, due ragazze di 19 e 17 anni e un ragazzo di 17.

da Repubblica


postato da: bkrema alle ore 05:54 | link | commenti (3)
categorie: vita, cronaca, liceo
giovedì, 01 novembre 2007

Come già per i pedofili con tonaca, anche il tribunale degli annullamenti facili ricicla quelli troppo "disinvolti".

FERMO
Un frate del Tribubale ecclesiastico marchigiano, che ha sede a Fermo, avrebbe intascato tangenti per favorire le pratiche di annullamento dei matrimoni. A incastrarlo è stato un investigatore privato, reclutato da alcune delle persone cui il religioso aveva chiesto denaro - qualche migliaio di euro per ciascuna pratica - fingendo di essere un marito in attesa di separazione.

La vicenda è riportata oggi nelle cronache locali del quotidiano Il Resto del Carlino. A carico del frate, appartenente all’ordine dei Missionari della Fede, il detective ha raccolto prove registrando e filmando con una telecamera nascosta le trattative sul "pizzo". A quel punto il frate è stato allontanato dall’incarico.

Prima di approdare a Fermo, l’uomo aveva prestato servizio presso il Vicariato di Roma, dove pare si fosse reso protagonista di fatti analoghi. «È un episodio deprecabile - ha commentato il presidente del Tribunale ecclesiastico marchigiano mons. Vinicio Albanesi - che getta fango su un meccanismo sano e una struttura che in passato è stata portata ad esempio per la sua efficienza. Al di là dell’aspetto legale, quanto commesso da questo religioso è al limite della blasfemia».

postato da: bkrema alle ore 14:40 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, religioni, santa madre

ottima scuola, quella italiana, specie se non deve spendere denaro in laboratori o attrezzature (e non si occupa di cose non gradite ai sottanoni).Da una lettera a Le Scienze

“Spettabile Redazione di Le Scienze,
vi scrivo a nome di un gruppo di ricercatori italiani che hanno recentemente vinto un concorso per posti a tempo indeterminato presso il CNRS francese.
Nel concorso di quest’anno i vincitori italiani sono stati un numero impressionante! Ad esempio, in fisica teorica abbiamo ottenuto piu’ del 70% dei posti banditi! (e il concorso e’ aperto a tutte le nazionalità del mondo, ovviamente).
Abbiamo pensato che la circostanza fosse quasi scandalosa ed emblematica delle difficoltà in cui versa il sistema di reclutamento dei ricercatori scientifici in Italia. Abbiamo pertanto scritto una
lettera indirizzata al Ministero che cerca di aprire una discussione per individuarne le cause e proporre qualche rimedio.
Abbiamo già avuto risposta dal Sottosegretario On. Luciano Modica e siamo impegnati ad aprire un dialogo col Ministero e con il mondo accademico più in generale, che speriamo costruttivo.
Abbiamo pensato che l’iniziativa possa interessare la vostra rivista e vi saremmo grati se voleste considerarne la pubblicazione.
Progettiamo di diffonderla il più possibile, ai giornali e ad organizzazioni accademiche e politiche, dalle quali abbiamo anche gia’ avuto riscontri positivi.
Cordiali saluti

e l'amaro commento di un lettore, sempre sullo stesso link (non ho capito il riferimento al duce, quasi che fare la guerra risparmi dal fare ricerca...)

Giovanni ha scritto:
1 Novembre, 2007 00:37

  1. Questa notizia sembra allegra ma non lo è. Dietro a quelli che per fortuna ce l’hanno fatta all’estero ce ne sono moltissimi altri che si sono lasciati scoraggiare in Italia dalle nostre istituzioni marce e hanno dovuto ripiegare su impieghi desolanti rispetto alle loro capacità. E proprio vero, se quel fesso del duce non avesse dichiarato la guerra, l’Italia sarebbe stata costretta a fare ricerca come la Francia per mantenere lo status di nazione davero indipendente e sovrana. La comunità scientifica in un paese vitale non è fatta solo di scienziati eccezionali, ma anche di tutti gli altri. Sotto questo aspetto sembriamo una colonia d’oltreoceano sfruttata e corrotta.

postato da: bkrema alle ore 03:52 | link | commenti
categorie: politica, scuola, scienza