Malinconie di maschi, tragedie di donne. Mitizzazioni, icone e scontro fra realtà e speranze, sogni infranti e voglia che tutto questo sia risparmiato alla piccola donna in crescita. Un futuro da annullare!
MADRI E FIGLI
Quanti di noi devono la propria vita solo alla testarda, irragionevole volontà di una donna di non abortire? E quante donne, come pare che sia capitato appena una settimana fa a una giovane umbra, devono la perdita della loro, alla stessa testarda volontà? Non lo sapremo mai, e forse un giorno ci insegneranno che in realtà anche l’istinto materno non ha nulla di naturale, che anch’esso ha una storia, un principio, e dunque una possibile fine. Ma oggi ci piace pensare che ciò non accadrà. Ci piace pensare che esista un rapporto misterioso ma alla fine inscalfibile tra una donna e l’essere che si forma nel suo ventre, un rapporto che anche se nei tumulti dell’esistenza e dell’animo può portare a sopprimere chi sta per nascere, tuttavia parla pur sempre di vita sebbene con il linguaggio della morte, perché così vuole l’ambiguo destino degli umani. Che forse non merita di annullarsi nel liquido opaco di una provetta o dietro la muta meccanicità di qualche congegno. Da Il Calendario Corriere della sera. Ernesto Galli della Loggia.
La tragedia in Trentino
Notizie di ordinaria follia. Ma anche da noi non si scherza sia nel fare che nel raccontare, senza poi scusarsi della festa mediatica. Par di vederli nelle redazioni di carta e di TV mentre si sfregano le mani già immaginando quel che potranno raccontare e far vedere.
E mi sa che troppo spesso i fatti alimentano la festa mediatica e la festa mediatica innesca i fatti.
HUDSON OAKS, Texas (Reuters) - Tre bambine e la loro madre sono state trovate morte impiccate nella loro casa mobile ad ovest di Fort Worth, nel Texas,e una quarta bimba, di otto mesi, è stata trovata impiccata ma è sopravvissuta . Lo ha annunciato la polizia.
"Abbiamo avuto quattro decessi in una casa mobile, tre bimbi ed una donna che era la loro madre, poi un piccolo di otto mesi che è sopravvissuto", ha detto lo sceriffo della contea di Parker, Larry Fowler al telefono a Reuters, dicendo che le morti sembrano esser state causate da un omicidio-suicidio ma che le autorità stanno indagando.
"Non possiamo ancora dire con esattezza cosa sia successo", ha detto.
La tragedia è avvenuta a circa 40 chilometri a ovest di Fort Worth e i media locali hanno riferito che tutte le vittime sono tutte di sesso femminile e che la donna era separata dal marito.
Una vicina di casa delle vittime, Vicky Montgomery, ha detto a Reuters: "Credo che fose un buona madre. Le bambine erano sempre pulite e giocavano fuori. Sembra che ci si dedicasse molto". Il suo partner, Richard Lamb, aggiunto: "Portava sempre le bimbe al bus alla mattina e cucinava sempre per loro".
La polizia ha fissato una conferenza stampa per le 23 ora italiana.
RICORDATE? ED ERA NEMMENO UNA SETTIMANA FA.
E adesso forse la replica (dal Corriere.it)


Eterne storie d'Italia. Potremmo cominciare così, come se niente di nuovo ci fosse sotto il sole "dai tempi de Marconi", come nei sottotitoli di Holliwood Party, trasmissione di cinema e dintorni di Rai 3 attorno alle 19/20. Salvo errori ed omissioni.
ROMA - Navigare in internet in Italia costa di più della media europea. I contratti offerti dai provider che operano sul nostro territorio, infatti, sono assai meno vantaggiosi di quelli degli altri operatori europei. Nel nostro Paese, insomma, la concorrenza continua a essere praticamente assente. L'amara conferma di una annosa polemica, è di nuovo evidenziata in una inchiesta che l'associazione di consumatori Altroconsumo, ha condotto sulle tariffe Adsl di otto Paesi europei: oltre all'Italia, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna.
Ma che c'entra Marconi?
UNA CONNESSIONE internet senza fili in grado di trasmettere a 300 chilometri di distanza, senza ripetitori intermedi. E' un record mondiale, ed è un record tutto italiano. Merito del Laboratorio Ixem del Politecnico di Torino che, sotto la guida del professor Daniele Trinchero, ha creato un sistema di comunicazione wireless potentissimo, utilizzando vecchi computer 386 (quasi antiquariato informatico) e Linux. Le prestazioni sono eccezionali, in grado di far impallidire non solo i normali sistemi WiFi, che hanno un raggio di copertura di 220 metri, ma anche il nuovissimo WiMax. Che raggiunge i 40 Km.
Il progetto nasce dall'idea di partecipare a una competizione internazionale tra laboratori di ricerca finalizzata alla progettazione e realizzazione del collegamento wireless in grado di mettere in comunicazione due punti ubicati alla distanza maggiore. "E' una sorta di gara autogestita fra le università e i laboratori attrezzati per lo studio e la progettazione degli impianti wireless", spiega il porfessore Daniele Trinchero, capo del progetto. "Non c'è una giuria che valuta il nostro lavoro o che dia dei punteggi".
Certo le differenze rispetto a Marconi (forse) ci sono, allora un privato certo anche un po' annoiato di una vita da bellimbusto, un po' di caccia, le chiacchiere al caffè nobile, intitolato al Commercio o ai Cacciatori o a qualche altra simile aggregazione, chiacchiere dedicate, fra l'altro, all'ultima attrice da cafè chantant o alla nuova "quindicina" che rinnovava il guardaroba al casino elegante della borghesia o simili elevate cose
Adesso una struttura universitaria e quindi un esempio di ricerca all'avanguardia per dare lustro all'Italia e alle sue strutture di pubblica ricerca.
E invece no, tutte balle. La struttura di ricerca c'è, i soldi no se li sono inventati loro con quello che il convento abitualmente passa
Il progetto, nonostante l'alto livello tecnico, è stato realizzato con pochissimi fondi. "Quello che ci interessava - spiega Trinchero - era dimostrare cosa era possibile fare utilizzando tecnologia cosidetta povera". Il progetto è tutto stato autofinanziato all'interno del mio laboratorio. Si dice tanto che la ricerca non ha fondi, e quindi noi, per una volta, i fondi ce li siamo inventati. Tutto il sistema è stato creato con l'idea del basso costo in mente. Siamo convinti che per battere il digital divide, ovvero i ritardi di sviluppo economico dei paesi con un basso sviluppo informatico, l'unico modo sia usare tecnologie a costi contenuti. Soprattutto nell'ambito delle comunicazioni. Che dovrebbero essere per definizione 'di massa', ovvero alla portata di tutti".
Ricordate? Marconi mette a punto l'aggeggio, preme l'accidente che manda il segnale e il fattore per dare il ricevuto spara un colpo con la doppietta.
La novità è nel regime dell'epoca, da marpione psicologico quale è il Mussolini, fra le tante cose anche ex giornalista, capisce l'utilità del mezzo che gli può consentire di comunicare direttamene con il "Popolo d'Italia", quello vero non quello del suo giornale.
In fondo è un modo non di creare nuove libertà, come dimostra il fatto che le radio private arriveranno molto dopo la fine del regime perchè anche i nuovi politici ben sanno la pericolosità delle radio (pensate a Radio Londra durante la guerra o alle radio USA dirette alla aggregazione sovietica).
E qui forse sta il collegamento con la prima parte del post, l'espandersi e il minor costo della banda più o meno larga sono periclosi (anche il recente fenomeno della trasmissione BBC lo conferma), sono fenomeni che incrementano la libertà, però diventano utili non appena si possono trasformare in autostrade dove far correre le automobiline cariche di cosette da qualche eurino a testa e non necessariamente il solito e solo CALCIO.
Colpisce la constatazione fra le decine e centinaia di milioni di EURO dirottate in qualche modo alla famiglia e famiglie Moratti per risistemare le raffinerie sarde con la scusa ufficiale della ricerca, e la miseria con cui si arrabatta l'ateneo torinese e non solo lui e non solo su questo. Miserie che in altri campi spesso si abbinano ai vincoli ETICI, e va ancora bene un tempo c'erano roghi e condanne.
Ma forse è meglio così, in fondo tutti i professoroni universitari che si occupano di diritto, filosofia o economia costano molto meno e si possono utilizzare a fini di partito o di potere e contropotere, quelli di sti ingegneri no!
Abbiamo attrezzato dei vecchi computer dismessi con schede di trasmissione e li abbiamo fatti girare con una versione "ad hoc" di Linux, scaricabile gratuitamente. Lavorano con potenza bassissima (-2 dBm), trascurabile rispetto a quella di un comune telefono cellulare, nel pieno rispetto della normativa nazionale ed internazionale. Li abbiamo collegati a delle antenne direzionali e siamo riusciti a spedire a 300 km di distanza non solo internet, ma anche servizi di telefonia Voip e di videoconferenze".
Il record mondiale, insomma, è stato realizzato con un'attrezzatura che reputeremmo antiquata per le nostre case. Un risultato straordinario, che mette in luce la capacità della ricerca degli atenei italiani e la sua capacità di collaborare con il territorio. "Il progetto non si sarebbe potuto realizzare senza l'entusiasmo e la preparazione del laboratorio e dei miei collaboratori Riccardo Stefanelli, Alessandro Galardini e Enrico Guariso. Ma abbiamo avuto molta disponibilità anche dalle comunità locali - spiega Trinchero. E abbiamo potuto contare perfino sull'Austria, che ci ha permesso di installare una stazione di ricezione anche a Sankt Anton am Arlberg, in Tirolo. Al gruppo di ricerca ha aderito anche il Ministero delle Comunicazioni, che ci ha seguito in tutte le fasi, e la Andrew, che è la più importante azienda al mondo nella fabbricazione di antenne. Ci ha messo a disposizione tutto il materiale del magazzino. Per il nostro laboratorio è stato quasi un sogno".
Come sempre la povertà di mezzi aiuta a trovare soluzioni ed è stato sempre così. Qualcuno si vada a rileggere come lavoravano i Curie, adesso è anche troppo grassa, vero Ministro della Università e della Ricerca, molto onorevole Mussi?
(3). Dove si cerca di arrivare alla prima elementare fra interventi, viaggi e arrivi del fratellino, lui sì bello, biondo e paffutino come un vero e proprio puttino
Molta letteratura è stata spesa sul problema dell’arrivo del nuovo rompiscatole che attrae attenzione e interesse in modo esorbitante: così si mantiene in essere il mercato di prodotti, servizi psicologici, etc., tanto il mercato dell’ultimo neonato non lo porta via nessuno, almeno per chi ce la fa (per gli altri c’è il ben noto riciclo a scendere, tanto più oggi che vince l’unisex).
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Io francamente non ho ricordi in questa direzione, o forse mi sono mal rapportato con il mio subconscio, specie quello superaffondato. C’è comunque una foto significativa, che spero di recuperare fra gli avanzi dei troppi traslochi, dove i due fratellini sono all’interno della stessa carrozzina con uno che mette in primo piano la gambina destra ben ingessata e l’altro che ruba la scena con quel faccino splendido e i riccioli a far da cornice. E la madre ostentatamente soddisfatta e tutta pronta a proclamare che sì, son proprio i suoi quei due maschiotti e con nomi in linea con il tempo: Benito e Italo.
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Non è casuale e sta a dimostrare anche da una parte la resa del sistema di comunicazioni del partito e stato fascista e dall’altro la integrazione elevata di quei due genitori, mio padre e mia madre, nonostante il livello di scolarità della Valda (le quattro classi delle elementari esistenti nella piccola frazione di origine), mentre il Bruno ha alle spalle ben due classi dopo l’intera scuola elementare di 5 anni. Se il nome Benito è scontato (già quanti saranno i Silvio?), per Italo (che in Romagna non poteva avere le connotazioni nazionalistiche delle zone di confine) il riferimento era a Italo Balbo.Sembra l'ultimo commento di un mondo che non aveva ancora compreso quali conseguenze derivavano dai milioni di morti della Grande Guerra, dal cinismo del comportamento degli Stati Maggiori tutti e, soprattutto, aver posto gomito a gomito ragazzi e uomini, aver loro fatto toccar con mano l'incapacità e l'aridità dei loro maggiori capi e avere, forse ancor più determinante, dato l'occasione al diffondersi di virus socio-politici che esploderanno a breve.
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Ma chi era Italo Balbo? Essenzialmente un rompicoglioni: esponente importante del fascismo agrario ferrarese (terra di latifondo, zanzare, vino clinton, salama, poi di bonifica e anche di battaglie bracciantili nel dopoguerra, dopo il 1945 cioè, una in particolare, dalle parti di Codigoro, con i braccianti che fecero barriera con le bicilette, tutto il loro avere, e le blindo della Celere di Scelba passarci tranquillamente sopra), ma soprattutto di formazione repubblicana, nazionalista e combattente vero nella Grande Guerra fra gli Alpini.
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Ciliegina sulla torta era anche uno dei quadrumviri della marcia su Roma.
E' decisamente più bello, più colto (uno maestro, l’altro laureato) e trascinatore non declamatoriodel capo. Fra l’altro, politicamente intelligente aveva inquadrato i cani sciolti e riottosi del fascismo delle “eroiche” squadre d’assalto in una formazione, come
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Balbo poi aveva avuto l’onore delle cronache mondiali, con la trasvolata atlantica, primo esempio di aviazione non più individuale ma di squadra. Sottosegretario all’aeronautica nel 1926, quando l’aviazione in fondo era il ricordo delle gesta del barone rosso o del nostro lughese Baracca, prende il brevetto di pilota nel 1927 e nel 1928 è generale di squadra aerea a 32 anni.
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In questo modo Mussolini (13 anni più veccio) si liberava di un pericoloso concorrente, assecondandolo e lasciandolo “giocare". E qualche anno dopo se ne liberò anche meglio, facendolo Governatore della Libia. Solo che Balbo non era Graziani e la Libia era vicina ma contemporaneamente lontana, con un primo nucleo di italiani testa dura che avevano trovato da quelle parti finalmente terra da coltivare.
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E questi italiani godevano pure di una discreta libertà d'azione e trovarono in Balbo un punto di raccordo così efficace da determinare una resistenza non piccola alla futura guerra al seguito di Hitler: troppo alto il rischio, troppo ancora da costruire e già qualcosa che valeva la pena non perdere per quei contadini finalmente proprietari!
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Per questo, quando il 28 giugno del '40 Balbo tornava da una missione di guerra e il fuoco amico, così si dice oggi, abbattè l'aereo e ovviamente anche il suo pilota fu inevitabile pensare, non solo in Italia, a un fatto non puramente casuale .
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Piccola, ma non insignificante annotazione, il capo delle forze aeree inglesi del Vicino Oriente, generale Arthur Laymore, fece gettare su Tobruk un messaggio, racchiuso in un barattolo di latta legato con nastri tricolori, del seguente tenore: "Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e valoroso aviatore, da me personalmente conosciuto, il destino ha voluto che fosse dell'opposto campo".
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Sembra l'ultimo commento di un mondo che non aveva ancora compreso quali conseguenze derivavano dai milioni di morti della Grande Guerra, dal cinismo del comportamento degli Stati Maggiori tutti e, soprattutto, aver posto gomito a gomito ragazzi e uomini, aver loro fatto toccar con mano l'incapacità e l'aridità dei loro maggiori capi e avere, forse ancor più determinante, dato l'occasione al diffondersi di virus socio-politici che esploderanno a breve.
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O forse no, semplicemente alcuni degli attori del momento, e non necessariamente i più marginali, non avevano capito che guerra, politica, economia eran tutti figli della stessa visione dove l'individuo, il piccolo normale individuo, nonostante le costituzioni lo blandissero, tutelassero e gli garantissero finanche la felicità, non esisteva più, esistevano invece altri enti, apparentemente economici, che erano in grado di garantire alleanze e risultati al di sopra e al di là dei governi e delle ideologie. Ed è così che a guerra finita i poteri allora riconosciuti fecero a gara nel garantirsi la proprietà degli uomini e delle suburre dei poteri sconfitti perchè "tecnicamente utili" agli obiettivi di "libertà e democrazia" mai in quanto tali ma con opportuni aggettivi che ne garantivano il copyright e l'appartenenza comunque.
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pope, papi e iman compresi.
E siamo già alla seconda puntata, è già il 1937 e un po' di più
(2) piccoli fascisti crescono ...
Anzi i FIGLI della LUPA si allevano. Ma ce ne vuole di tempo: occorreva raggiungere i 6 anni di età, anche se in Italia c'è sempre qualche scorciatoia e, così, fui promosso velocemente caposquadra a poco più di 5 anni e non perchè mio padre era un milite della 3Gennaio di Ravenna, semplicemente perchè zoppicavo e, in linea con gli altri, avrei determinato qualche complicazione al marziale passo.
Ve li immaginate quei piccoli monturati in divisa medaglione e tutto il resto?
Ma non fate della facile ironia, io me lo ricordo ancora il moschetto ben imbracciato e che schiocchi faceva con le cartuccine rosse e sotto gli occhi ho ancora la visione impettita della mia squadra, anzi del mio manipolo.
Chissà, avrà probabilmente inciso la rivalsa interiore per i sù e giù prima fra Imola e Bologna (l'Istituto Rizzoli), poi fra Ravenna e Bologna, sempre l'Istituto Rizzoli e, a questo proposito, ci sta proprio una piccola parentesi legata al mondo sanitario e al "welfare" dell'epoca. E, ancora, senza facili ironie, perchè ben altra 10/15 anni prima era la situazione.
Le mie sfortune congenite erano particolarmente concentrate poco più su della caviglia destra, grazie suppongo ad un qualche gioco di geni, DNA e altre diavolerie biologiche.
In definitva uno sviluppo abnorme del cordone ombelicale aveva strangolato il piede destro, definito con medica eleganza "piede torto equino". Quanto tutto ciò abbia tormentato quei poveri cristi dei miei, specie mia madre, ve lo risparmio: al fondo è sempre rimasta un'idea molto contadina e che cioè il figlio nato all'ospedale (cosa insolita all'epoca) fosse un altro, bello roseo, tutto perfetto e i cattivi l'avevano sostituito con più di 1 Kg e 640 grammi di un coso con una gamba infelice, un labbro deturpato e qualche altro pezzettino mancante (per la felicità magari di un qualche conte Manzoni, allora grande proprietario, ancora per poco, in zona).
E meno male che ero maschio e, almeno su quello, non c'erano dubbi, almeno in quel momento.
Da notare che all'epoca non c'era nè la ASL, nè tantomeno la mutua, specie per gli eroici appartenenti alla MVSN (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale).
Come dio volle, però, il podestà di Imola in qualche modo intervenne e anche la famiglia di mia madre diede una mano (per gli amanti del Welfare, all'epoca se uno non ci aveva i soldi il Comune anticipava, se ne aveva voglia, e poi bussava cassa alle famiglie di origine dei genitori e, se avevano patrimoni in vista, erano cavoli veri).
Fu comunque così che, nato ormai da 30 giorni, fui presentato in Bologna, al Rizzoli, a lezione dal prof. Puppi e dubito che per questo abbiano fatto uno sconto. Si aggiunsero quindi infinite indagini su malattie veneree dei genitori, etc., tutto diligentemente inscritto nella mia corposa cartella clinica ancora oggi aperta.
Conclusione delle indagini: intervento con sostituzione di un tendine frantumato con un altro di origine animale (agnello).
Ma ci volevano i soldi e su questo lasciate fare alle donne: mia madre scrisse al suo DUCE e tempo di due mesi arrivò la comunicazione che il podestà di Ravenna aveva trovato il necessario per il suo piccolo e frastornato cittadino, sia pure arrivato da poco.
E i miei trovarono anche casa, in via Fiume, nelle case popolari (ancora esistenti), dove all'epoca Ravenna finiva e c'erano campi a perdita d'occhio verso il mare a due passi dall'inizio del Candiano. 120 lire al mese per camera e cucina, cesso e niente garage, contro uno stipendio di 360 lire, compreso assegni familiari e sussidi. Non era poi poco, se una canzone faceva sognare un mondo di nababbi a 1000 lire al mese.
Ma adesso stop, continua, altrimenti ci annoiamo.
| utente anonimo |
Ripubblico qui, quello che cominciai nel novembre 2005.
Non è una esibizione, quel bimbo che qui comincia il suo viaggio nella vita, nei post successivi è cresciuto, poi arrivato all'Università si è impantanato quasi che non ci fosse più niente di speciale da raccontare, niente cioè che già tutti non conoscessero già.
Compresi i ragazzi di oggi, quei ragazzi che vengono a volte guardati con occhi perplessi, eppure il mondo allora non era molto diverso, altrettanto stabile, per pochi, altrettanto impositivo (da imposizione) per molti, con qualche sublime illusione, con alcuni che stringevano i denti sognando libertà e parità.
Non sono solo molte delle nuove famiglie che vengono da lontano che vivono in modo forse precario, per loro è quasi facile, come lo era per noi, vivere in modo precario era, appunto, la norma.
e allora di qui la prima puntata
(1) prologo minimo e inizio della storia ...
Da una vita intervieni a casa d'altri, nei loro forum, nei loro blog, nei loro quotidiani on line finchè ti rompi perchè magari qualche volta ti tagliano subito o ti cancellano dopo o magari ...
Ma a chi non è venuta la voglia di farsi un blog? Lo strano è che questo accada a un vecchio signore di quasi 70nni vissuti spesso in modo maldestro e con qualche antico retaggio che faceva "gettare il cuore oltre l'ostacolo"
Già perchè di lì bisogna partire, 1936 in quel di dicembre, il 3, nasceva un bel bambino. Veramente no, il bambino era brutto, pieno di sfighe fisiche evidenti e anche in anticipo sui tempi stabiliti tanto da sottolineare ancor meglio che erano passati nemmeno quattro mesi dalle nozze dei giovani e impavidi genitori.
Cosa c'era nel 1936? Intanto l'Italia era giovane, orgogliosa, indossava una scintillante camicia nera e aveva appena conquistato un impero. E io mi chiamavo, e mi chiamo ancora, BENITO (cosa insolita all'epoca, vero?). Già e così capite quel "gettare il cuore oltre l'ostacolo". Spero tuttavia che pianpiano comprenderemo, spero assieme, cos'era per molti quell'epoca, vista con gli occhi di uno abbastanza grande e quindi in grado così da capire e ricordare qualcosa, ma troppo piccolo per poter aver partecipato attivamente nel bene e nel male.
E per oggi basta qui, 70nni sono lunghi e possiamo lasciare qualcosa anche per poi. Così magari quel bimbo cresce e anche l'Italia attorno cambia e lui poi cambia luogo, incontra altri, italiani anch' essi, anche se spesso con abitudini e linguaggi diversi. C'è comunque un dato costante, anche cambiando luogo, paese, quartiere, c'è sempre qualcuno più uguale degli altri e tu sei, per scelta, per incapacità, per mancate coincidenze, uno "degli altri". Sì ma noi "gli altri" siamo tanti e per questo cominciamo a conoscerci e, se non a capirci, almeno a non odiarci.
10 Novembre 2005 - 13:14
| utente anonimo |
Uno va per il web a cercare delle foto di Chavez e di Evo Morales Aymana e va a sbattere
sopra suggerimenti per una guerra asimmetrica.

Curiosando anche un
vecchio chimico capisce che
si danno suggerimenti per
una attività casalinga di
produzione. Cosa ben nota e
semplicissima anche per un vecchio chimico (un mio studente di 15
anni tanto tempo fa lo fece e gli andò bene).
Ma non fidatevi troppo. Bastano pochi grammi e addio casa, mutuo e anche voi,
perchè è facile, ma il controllo è impossibile. Un po' come la prima volta sull'erba!
Io l'arabo non lo so e quindi al massimo vi posso dire guardate le foto, però evitate perchè il prodotto finito sotto i i 15°C esplode e, sopra i 22°C, invece pure.
Non spaventatevi, non sono impazzito, mi è piaciuta. Tornavo da vicino Bo a vicino Bs e ascoltavo Rai 3.
Non intendo invadere il mondo dei poeti. Rimango pur sempre un "pratico". Però questa ha solo un anno meno di me, non le dispiace il vino e, mi pare, fuma come un turco.
E poi usa un linguaggio che sa nascondere sotto una apparente ironia la cruda saggezza e il gusto della vita.
"Spacca la melagrana...", di Jolanda Insana
a A.S.
spacca la melagrana
e scarta la scorza che allappa
tinge di nero le dita
e smorza i bottoni delle papille
schiaccia e succhia la frescura rubina
i grani della vita
sono di grana fina
e se ne apprezza il sapore
con forte dentatura
rinegozia l'esistenza
e restituisci al corpo il suo sudore
il suo ardore
non lasciare
che a fare da mantice al fuoco
resti sola e senza fiato
poi che opprime il costato
corri all'arca del mare
a scovare la ricchezza del corpo desviato
e placare il rimorso della siccità
nell'onda che s'azzuffa e si bacia e t'inonda
schiumando di fierezza
Gramellini ha colpito ancora, alla faccia di tutti quelli che non vedono mai la TV ma sanno tutto di quel che lì succede.
Io almeno mi accontento di qualche vecchio Colombo e, perchè no, assieme a bkrema talvolta guardiamo i serial americani a base di crimini con il colpevole perennemente trovato. Adesso, almeno io, cercherò di non guardare, nemmeno per sbaglio, lo stesso Fazio.
S i può raccontarla così: la società televisiva del marito della figlia di Bettino Craxi è stata comperata da un imprenditore televisivo figlio del migliore amico di Bettino Craxi. Oppure cosà...
Oppure cosà: la tv concorrente (per finta) della Rai ha acquistato gli unici programmi della Rai che la infastidivano sul serio: i Pacchi e Fabio Fazio. Sembra una mezza rivoluzione. Ma non è così, e neppure cosà. Nel Paese delle partecipazioni incrociate, dove controllori e controllati vanno a cena insieme dopo aver fatto finta di litigare davanti ai giornalisti e agli azionisti, non cambierà nulla neanche stavolta. Nella vita dei telespettatori nemmeno. Endemol resta nelle mani della stessa cordata milanese di prima, che conquista anche la casamadre d’Olanda. E Berlusconi non sarà mai tanto sciocco da raccomandare alla Endemol una concorrente del Grande Fratello (non più di quanto lo abbia fatto finché la Endemol non era sua, voglio dire) o da censurare l’unico programma di satira e cultura sopravvissuto a una programmazione serale devastata dall'idiozia. Né Striscia sarà tanto ingenua da sospendere di colpo le proprie inchieste sui presunti maneggi di Affari tuoi.
Un’azienda italiana che si espande all’estero è sempre una buona notizia. Stavolta però le buone notizie finiscono lì. L’acquisizione migliora i conti di Mediaset, non il livello delle serate televisive. Alla base dei due peggiori difetti della tv moderna - la lunghezza delle trasmissioni e la sostituzione dei professionisti con i dilettanti - c’è il desiderio di ridurre all’osso i costi. La berlusconizzazione di Endemol non farà che alimentare questo demone. Non potrà invece aumentare il disprezzo della tv nei confronti del pubblico, ma solo perché più di così è impossibile. Chi fa tv è sinceramente convinto di dover addomesticare un branco di cretini che, anche se ogni tanto vanno a teatro o a una mostra, quando si siedono davanti al video vogliono soltanto vedere corpi volgari, battute sceme e gare di rutti. Sarebbe bello sapere da quale ricerca segretissima i televisionari traggono queste loro incrollabili certezze. Forse esiste un carteggio misterioso che verrà rivelato da Dan Brown in uno dei suoi prossimi romanzi. Resta il fatto che ogni tentativo di elevare le menti fino al livello rasoterra, sollevandole dallo strapiombo di rimbambimento, anzi rimbambinimento, in cui sono cadute, è considerato peggio che paternalistico: antieconomico.
No, non cambierà nulla. Se non che l’operazione Endemol segna idealmente il passaggio dal regno di Silvio a quello di Piersilvio: dal Grande Fratello al Grande Cartello. Berlusca il Vecchio andava in giro per il mondo a comperare televisioni. L’erede preferisce acquistare chi fa programmi. Non è più furbo. È solo più giovane. Sa che i programmi, cioè i guadagni, dipendono sempre meno da chi li trasmette e sempre più da chi li produce. E sa che fra dieci anni chiunque ne avrà meno di sessanta guarderà la televisione attraverso la banda larga del telefono. Allora guadagnerà soldi solo chi possiederà quella banda e chi sarà in grado di farci viaggiare i suoi spettacoli.
In questa corsa di un trentenne verso il nuovo Eldorado telematico manca evidentemente all’appello Nonna Rai. Che ormai è più vecchia dei suoi telespettatori più vecchi e destinata a rimpicciolirsi e infine a estinguersi con essi. Mentre il competitore privato invade e conquista le società di programmi, i partiti continuano a litigare intorno alla tv di Stato per spartirsi poltrone di sottopotere alle quali non corrisponde più alcuna influenza, se non quella di piazzare i propri manutengoli. Se esistesse un minimo di lungimiranza e di buonsenso, la Rai dovrebbe essere venduta ai privati e il servizio pubblico rinascere non più come emittente ma come produttore televisivo. Una Endemol alternativa, capace di scommettere sulla qualità. Ma vedrete che anche quella, prima o poi, la farà un Berlusconi. A suo modo, naturalmente: Non è mai troppo tardi nuova versione, con la rossa del Grande Fratello al posto del maestro Manzi.
E' una storia quasi folle e appunto per questo è vera

E' una storia che ha qualcosa di non prevedibile se non addirittura innaturale.

Ma vi sembra possibile che una gatta già a piena maturità (un anno) possa dedicarsi ad accudire una cucciolata di pulcini,quelli veri, quelli che di solito gli servono da colazione pranzo e cena?
Le foto non sono solo quelle qui sopra e le altre potete vederle qui.
Ma non preoccupatevi, madre natura lasciata in libertà, ha spesso soluzioni ben poco ortodosse, non prevedibili.
Eppure le accettiamo.
Ma noi, nel nostro mondo di umani siamo altrettanto disponibili?


Questi sopra sono due PADRI adottivi certificati negli USA, ma che non sono stati in egual modo certificati in Israele, perchè un "figliolo" non può avere DUE padri, neppure adottivi.
L'altro? E' il figliolo, almeno così lo afferma il sito di provenienza, di un signore che potremmo definire più o meno "particolare", perchè ha prestato solo il seme vista la sua poca attitudine a frequentare persone di un sesso diverso.
Che padre sarà? E se poi cresciuto il cucciolo gli viene la tentazione di "sbranarlo"?
Avete ragione, è qualcosa che capita spesso di leggere, anche per padri impegnati in "dibattiti intimi" con le madri future, vero?
Cioè Anche agli uomini e padri normali.
O no?
Un abbraccio
Zoll