Quando il progresso scientifico può diventare un incubo. E' veramente il caso di dirlo, specie per quelli più giovani.
Infatti, se finora si poteva sperare che i "vecchi", quelli come me, come Berlusconi, e, fra un po', come Prodi e dintorni prima o poi almeno rimbecilissero e si togliessero dai piedi magari dopo una infinità di trasformazioni estetiche, anche quella speranza sta perfinire.
Per il momento l'hanno fatto sui topi ma ci sarà sicuramente qualche clinica indiana o USAta pronta all'applicazione e allora altro che Gerovital di antica memoria.
Del resto almeno la soddisfazione che questa scoperta sia partita proprio da noi, quel paese praticamente più vecchio al mondo:
Lo studio dei ricercatori dell'istituto di neuroscienze di Pisa
Trattamenti per restituire tono alla corteccia cerebrale
ROMA - Il cervello degli adulti non ha la stessa plasticità di una mente giovane. Ma ora gli scienziati del Cnr di Pisa hanno identificato un meccanismo molecolare che potrebbe restituire quella duttilità persa nel tempo. Il team dell'istituto di neuroscienze ha applicato la scoperta su cavie di laboratorio. Con risultati sorprendenti: i ricercatori italiani sono riusciti a ridare alla corteccia visiva di topi adulti la plasticità tipica di topolini giovani. Una scoperta che potrebbe avere grandi implicazioni nelle terapie riabilitative. E che sarà pubblicata domani sulla rivista Neuron.
C'è solo da sperare che almeno Santa Madre mantenga la sua avversione per ogni intervento di questo genere in modo che ci sia evitata, almeno, una primazia ruinante ed eterna su questa terra, oltre che per l'eternità (in questo ultimo caso si può sempre sperare sul buon senso del guardiano San Pietro nell'aprire e chiudere i portoni dell'al di là):
Ormai non c'è più dubbio, di vivace, di particolarmente eretto, di inestinguibile rimane ormai solo il monumento pudicamente ridotto e qui a fianco esposto, dopo averlo

trafugato a un cordialissimo e imprevedibile blogger
A lanciare l'allarme, ormai a cadenza annuale, è il Corriere con un articolo ammantato da seriosa preoccupazione medica, che ci permettiamo di riportare per intero perchè ricco di link adatti alla rielaborazione fisica e psichica del problema allo scopo di evitare la lenta, ma sicura, scomparsa della rappresentanza maschile del genere umano. Madre natura infatti elimina lentamente ma inesorabilmente tutto ciò che non rappresenta una qualche utilità nella più importante delle funzioni (anche Ruini è d'accordo, anche se non si hanno testimonianze dirette o indirette sulla sua, di lui, utilità ed efficacia sperimentale), quella riproduttiva.
Un opuscolo della Società Italiana di Andrologia sulla salute maschile
Ma ormai i tempi non sono più quelli, la provetta incombe.
Giovani amici sollevatevi e combattente l'unica vera battaglia per la sopravvivenza se non della specie, almeno del genere.
A VOI !
DICO d'annata. Già DICO ante marcia, come si diceva dei fascisti diventai tali prima del 1922, anzi del 28 ottobre 1922 che si concluse con il viaggio di Mussolini, in treno, da Milano a Roma.
Questi DICO vengono da un po' più lontano, li ha scovati un personaggio con qualche dote investigativa come Gian Carlo Caselli che ha cercato nelle biblioteche e negli antichi Concilii, anzi, mi pare, nel primo Concilio di Toledo.
I Concilii, per loro definizione e realtà, sono delle specie di Assemblee plenarie dove vengono convocati tutti i Vescovi cattolici sotto la Presidenza del Papa (monarca assoluto, non dmentichiamolo). I Vescovi infatti rappresentano gli Apostoli del Vangelo, mentre il Papa è ovviamente il Vicario del Dio in terra e quindi il sostituto di Gesù.
Questo va chiarito, perchè i Cardinali sono altro, sono i grandi elettori del Papa e dai Papi nominati a volte anche in modo riservato, cioè tenendo per sè il nominativo.
In questo Concilio di Toledo, anno 400 d.C. (quindi non 1400, ma 400). L'Editto di Costantino è di nemmeno 100 anni prima.
Questo per la collocazione temporale e storica, vale a dire poco più di 1600 anni fa e in un'epoca di grandi sommovimenti, popoli si trasferivano da un punto all'altro, i "barbari" sostituivano i rappresentanti governativi nativi di Roma. Da tempo i generali delle varie Legioni avevano nomi di provenienza extracomunitaria e ogni tanto discutevano fra loro e le legioni regolavano i conti fra loro anzichè preoccuparsi dei confini dell'Impero. Alla fine, il vincitore, diventava Imperatore.
La Chiesa coglieva gli spazi disponibili e in qualche modo creava indicazioni minime di omogeneità comportamentale, certo alla luce del Vangelo e della tradizione e, soprattutto con il realismo che sempre contagia i Pastori, quelli cioè che operano sul territorio e con persone reali, non simboli.
Alla fine dei lavori i Concilii concludono i loro lavori e mettono nero su bianco le decisioni prese che prendono il nome di Canoni, ancor oggi in latino, anche se è un latino più parlato, la lingua franca dell'epoca, in fondo l'inglese di oggi.
Nel canone 17 del primo Concilio di Toledo si legge: «Si quis habens uxorem fidelis concubinam habeat, non communicet: ceterum is qui non habet uxorem et pro uxore concubinam habeat, a communione non repellatur, tantum ut unius mulieris, aut uxoris aut concubinae, ut ei placuerit, sit conjunctione contentus; alias vero vivens abijciatur donec desinat et per poenitentiam revertatur». È un latino facile. In sostanza dice che la convivenza sessuale è lecita soltanto quando sia con una sola donna. Ma precisa che la convivenza sessuale con una sola donna è consentita (e perciò non comporta scomunica) non solo quando si tratta di «moglie», ma anche quando si tratta di «concubina tenuta come fosse moglie». In altre parole, per la Chiesa del 400 c'erano alcune unioni di fatto, non costituenti matrimonio, considerate legittime perché sostanzialmente assimilabili al matrimonio.
Chissà perchè? Io rischio un'opinione, in un'epoca di diritti esercitati solo in nome della forza, in presenza di realtà tradizionali dove la schiavitù (cioè la "proprietà" di persone da sottoporre solo alla propria volontà, qualunque fosse) era consuetudine ed esercitata dal vincitore di turno sul vinto di turno un rapporto stabile, anche se non formalizzato (pro uxore concubinam habeat, trattano come moglie la concubina, intendendo per tale un superamento di quanto più volte riportato nella Bibbia in cui il maschio aveva sia moglie che concubine) dovevo trovare riconoscimento e dignità.
A quale scopo? Probabilmente non certo a tutela della "pro uxore" ma certamente a tutela del frutto di questa convivenza, cioè a tutela e garanzia, anche ereditaria, di quei "figli" che veramente trasformano una unione qualsiasi in una famiglia, come chiunque decida consapevolmente di concepirli anche dopo un periodo di convivenza.
Dopo poco inevitabilmente ci si accorge che solo una coppia che sia tale può trovare la forza per gestire e godere serenamente di questa realtà meravigliosa, ma anche piena di impegni e respnsabilità.
Conclude Gian Carlo Caselli, e io con lui
Impossibile, ovviamente, trarne insegnamenti vincolanti o anche solo utili per la stagione che stiamo oggi vivendo in Italia. Dopo milleseicento e passa anni tutto cambia. Uomini, leggi, canoni, principi, rapporti fra Stato e Chiesa, dottrine e prassi. La «flessibilità» di una quindicina di secoli fa potrebbe oggi apparire semplicemente anacronistica. Ma ricordarla si può. E chissà che non possa contribuire - anche solo per un attimo - a svelenire il dibattito, preferendo ai toni da guerra di religione quelli di un più pacato confronto. Magari ironizzando sul fatto che in Spagna un po' di «zapaterismo» - si direbbe - sembra aleggiare già nell'anno 400. Addirittura in un Concilio.
P.S. chissà se Papa Ratzinger, come ai tempi della U.R.S.S., riscriverà quegli antichi libri non potendoli scomunicare perchè magari qualcuno dei Vescovi di quel Concilio son diventati santi.
Fino alla fine, e in fondo era disperatamente vero e necessario, fino alla fine apparve a molti impossibile che proprio quel DUCE non li aiutasse.
E' un ricordo anche di alcuni miei prof. dell'Oberdan, israeliti sui 35 anni che ci raccontavano come negli anni dell'irredentismo la comunità italiana di religione ebraica a Trieste fosse fortemente filoitaliana. Non pochi di loro furono alla base della costituzione e dello sviluppo del Partito Nazionale Fascista a Trieste.
Era un colloquio difficile fra loro e noi studenti a connotazione fortemente nazionalista e sostanzialmente neo fascista, ma era un colloquio franco e sincero che inglobava tutto lo stupore loro verso il comportamente di un partito che avrebbe dovuto conoscere fino in fondo la realtà delle cose. E non è casuale che la comunità ebraica triestina fosse fortemente presente nel mondo economico non solo italiano o europeo. A Trieste c'erano, e in parte ancora ci sono, le grandi compagnie di navigazione e di assicurazione, tutte aziende che in una Italia forte e rinnovata trovavano spinta e sviluppo.
Ed era questa una situazione in Italia più diffusa di quanto si crede e ne trasmette molti elementi l'articolo de La Stampa che ricorda l'uscita di un libro che raccoglie le lettere di aiuto inviate da persone di origine ebraica sottoposte e spesso inviate nei lager a seguito delle leggi razziali che il cav. Benito Mussolini volle, fortemente volle, per far capire al Furher che l'Italia non si tirava indietro.
Io sottoscritta Berta Bertiner... di madre cristiana e di padre israelita... nell’anno 1911 mi trovavo con i miei genitori in Moravia ed esercitavo lo stesso mestiere di mia madre cioè callista pedicure massaggiatrice di bellezza...». Inizia così una delle più strazianti lettere raccolte da Paola Frandini nel bellissimo Ebreo, tu non esisti. Le vittime delle leggi razziali scrivono a Mussolini (Manni editore). Si tratta di più di 90 missive di ebrei, tutte dirette al Duce e tutte pervase da orrore e incredulità. Redatte tra il 1938 e il ‘40, sono dominate dallo sbalordimento di fronte a un intervento che appare abnorme e disumano. Lo sconcerto si manifesta anche in chi è di provata fede fascista, camicia nera fin dalle origini (Alain Elkann, che firma l’introduzione, affronta il tema particolarmente spinoso di chi non vuol credere fino in fondo al tradimento e che continua fino all’ultimo a sperare). Stupefatti e indignati lo sono anche quelli che prendono la penna per sottrarre alla persecuzione amici ebrei, come l’attrice Maria Melato, la principessa Jolanda di Savoia, il presidente della Fiat, Giovanni Agnelli, che interviene a favore dell’ingegner Giuseppe De Benedetti.
In prima fila, a tentare di far da scudo ai parenti, sono le madri ebree, come la vedova Elvira Finzi, insegnante elementare, con un figlio diciottenne iscritto al Politecnico, che rileva: «A me si toglie l’impiego necessario, a mio figlio la possibilità di studiare». Scrivono comunque in tanti e di tutte le categorie, professori, imprenditori, militari di carriera, venditori ambulanti. Alcuni, come Arpad Haas, non si impegnano per se stessi ma per proteggere genero e nipotini, veri «figli della Lupa». Abramo Aboaf e altri offrono somme in denaro. Prontamente accettate. Italo Foà si dichiara «Italo di nome e di fatto» e ricorda di avere sette figli. Isacco Ernesto Gallico vuole invece difendere dalla confisca un immobile a Mantova in cui ha investito tutti i suoi beni.
Alle sollecitazioni gli attivissimi funzionari di regime volentieri rispondono: le siglano con una gigantesca «M.» e le accompagnano con diciture rassicuranti per non diffondere il panico. Così la Bertiner, arrestata e trasferita a Fossoli, ancora dal campo di concentramento verga strazianti petizioni non a proprio favore ma perché la figlia sia «discriminata». La figlia si salverà, ma la madre morirà ad Auschwitz nel ‘44. Pure per lei c’era la confortante annotazione sulla lettera: «stare tranquilla». Come dire: ci pensa il Duce.
NON CREDO SERVANO ALTRI COMMENTI.
E' proprio così, cose da preti, e DICO o non le DICO?
A parte il gioco di parole ormai superato dai fatti politici incombenti, immaginate se un governo allargato a qualche ex-DC potrà riparlare di DICO. Credo però che non sia inutile riprendere un articolo de La Stampa e che illustra, in parte solo in parte, come Santa Madre sa intervenire, ma spesso no, su questioni piuttosto pruriginose e schifose legate al VI comandamento, per loro, e ai diritti personali e alle leggi sul doveri degli educatori.
Il cardinale Dziwisz accusato di aver taciuto gli abusi sessuali dei preti polacchi
Non è il giorno più giusto per sognare, sarebbe già qualcosa se la prospettiva di cambiare maggioranza di governo non significasse le stesse faccie, le stesse opinioni, gli stessi slogan che da oltre 10 anni conosciamo.
Guardiamo la realtà, la borsa ha già risposto, in una giornata di listina in perdita il risultato del Senato ha riversato denaro abbondante su Mediaset. L'equazione è semplice semplice, perchè a parità di tutto la x è sicuramente maggiore di zero.
Ma non era di questo che volevo parlare, anche se è innegabile che molte delle nuove faccie governative dopo un primo rodaggio scricchioloso stavano cominciando a muoversi in modo meno scontato e prevedibile e, oserei dire, in modo concreto e innovativo. E non mi riferisco solo agli abituali Bersani & C..
Ma a me ha fatto venire la voglia di parlare d'altro un articolino breve breve sul nuovo Rettore dell'Università di Torino, per caso chimico, per caso che intanto ha detto no al Magnifico.
Ezio Pellizzetti nella sua prolusione tenuta al Teatro Regio ha dato semplicemente i numeri: Harvard ha un bilancio di 20 miliardi di euro circa, l'intera Università italiana non arriva a un terzo della cifra. E continuando a dare i numeri, da bravo chimico (omnia in numero et mensure atque pondere era scritto a caratteri grandi nell'aula grande del Ciamician a Bologna) aggiunge:
Quel dato spiega perché l’Italia nella classifica dei Paesi che esportano prodotti di alta tecnologia sia al ventitreesimo posto con l’8,6 per cento di hi-tech sul totale delle esportazioni, contro una media del 19 per l’Ue, del 24 per cento del Regno Unito e del 22 della Francia. Spiega perché molti dottori di ricerca, costati al Paese mezzo milione di euro, portino all’estero questo capitale depositato nel loro cervello in vent’anni di studi. E perché viceversa la nostra università sia così poco attraente per gli stranieri, anche ora che sono sul mercato a prezzi di saldo tanti ricercatori provenienti da India, Cina e Russia.
Certo molto è voluto dai nostri imprenditori che preferiscono andare a rimorchio di aziende estere e i brevetti li comprano o li noleggiano già pronti e naturalmente in questo modo
abbiamo perso contatto con settori strategici: l’elettronica, l’informatica, la chimica, il nucleare.
Però non è solo questo e, concedetemelo, questa è una osservazione che nasce spontanea in qualsiasi chimico che faccia ricerca sperimentale pur nei limiti della tradizione aulica italiana
Eppure non è solo questione di denaro. Chi è stato in un campus americano, a Stanford o al Mit, a Yale o a Harvard, sa che i neuroni di studenti e professori interagiscono più ai tavolini dei bar che nelle aule. È lì, con appunti veloci presi su tovagliolini di carta, che nascono nuove idee. Forse la nostra università non brilla anche perché manca di buoni bar, e del clima che fa di studenti e professori entità complementari, guidate da un’allegra curiosità, secondo l’equazione: studente e docente = creatività e cultura = audacia ed esperienza. L’altro ieri Pelizzetti ha voluto il nudo titolo di rettore, senza l’aggettivo «magnifico». Segnale interessante, in attesa di bar, fotocopiatrici e finanziamenti.
Era il 1970/71, il Preside ne aveva un po' le palle piene di me e, nella sua bontà, mi nominò (tanto il costo non cambiava) Direttore della scuola chimica al Professionale. Erano e un po' anch'io tutti giovani fuori ruolo i colleghi ma molto legati fra loro e la loro abitudine di trovarsi abitualmente una due sere al mese tutti studenti e docenti assieme a cena in qualche specie di trattoria aveva costruito una realtà fatta di rispetto ma anche di lavoro leale.
Sono stati anni splendidi, anche perchè le ore assieme con gli studenti andavano, dalla prima alla terza, da 18 a 14 ore settimanali di laboratorio. In quel modo tu insegnante non potevi svicolare e lo studente acquisiva quel senso di squadra che purtroppo non sempre trovava dopo ma che lo portava a intestardirsi e molti passavano al corso periti e una parte ancora all'Università e diversi di loro addirittura alla cattedra universitaria.
Certo molto era merito loro, ma sono fortemente convinto che molto merito nascesse dalla coralità del rapporto interpersonale. Qualcosa molto dopo cambiò, si volle uniformarsi alla scuola ufficiale, il rapporto divenne formale e burocratico, forse invecchiavamo o, negli inevitabili trasferimenti interni, il gruppo si sfaldò.
L'avevo promesso a una insidiosa e impertinente ragazza, almeno credo, di dedicarle un fiore d'ortica, tanto più che la pianta di per sè, solo in visione, non è neppure urticante (purtroppo).
E poichè i fiori sono belli e sanno già di primavera, ne accompagno qualcun altro. Badate che son fiori ripresi in queste valli lombarde .
Guardandoli vien da pensare che dietro ai loro parlari per molti di noi non troppo comprensibili ricchi come sono di gutturali e aspirate, ci siano occhi e sentimenti opportunamente oscurati da modi burberi e, quelli sì, urticanti.
Poi ci vuole qualcosa di giallo

ma non può mancare l'azzurro. Ma quale scegliere, il pennacchio spennacchietto?
o l'azzurro tutto contorcigliato da serata non proprio splendida?
UNA VOLTA TANTO DIMENTICHIAMO IL MONDO E VIAGGIAMO NEI SOGNI. QUELLI PROFONDI. QUELLI CHE NON RIUSCIAMO A RACCONTARE NEANCHE A NOI STESSI.
CORAGGIO LA PRIMAVERA ARRIVERA' ANCHE QUEST'ANNO.
Era inevitabile ci si sarebbe arrivati. Però c'è sempre una possibilità: regalare le scarpe a qualcuno e fuggire il più lontano possibile.
Poveri bimbi specie cresciutelli, sempre sott'occhio. C'è da dire che così si sa dove sono le scarpe, mica raccontano se hanno un altro paio di scarpette vicine e i loro padroncini saltellano qua e là aspettando e cogliendo la primavera.
C'è una news (da yahoo) che sta spopolando nella messaggistica, è del 2 febbraio, giorno della "candelora" un tempo si andava alla messa mattutina per pregare e tenere lontano mal di gola e simili con l'apposizione sul collo di due candele benedette intrecciate e i rituali proverbi che andavono bene comunque del tipo (a Trieste) "se xe bora e tira vento de l'inverno semo drento" oppure "se xe vento e tira bora de l'inverno semo fora".
Come la sibilla insomma
Qui invece si prospettano altre future emozioni con l'impiego di modernissimi accessori del tipo vibro/suono-canto-ballo (con l'i-pod).
Roma, 2 feb . (Ign) - Il piacere davvero non conosce confini. Ora anche dalle nuove tecnologie arriva un aiutino alle coppie vogliose di novità e gli orizzonti si dilatano e si estendono al punto che qualcuno ha pensato di collegare la pulsante passione amorosa alla musica. Come? Con il doppio vibratore collegato all'iPod. L'idea viene dagli inglesi (che abbiano trovato il modo di ovviare alla loro proverbiale 'freddezza'?), e si chiama iBuzz Two (video). Un piccolo oggetto, da tenere comodamente in tasca e da tirare fuori al momento giusto. Due colori, immancabilmente rosa e celeste, due forme diverse, anello per lui, coniglietto per lei (con quelle orecchiette che per il clitoride sono tutto un programma), un cavetto verso l'ipod e due ovuli terminali. Due modelli, Classic White e You Two Black, in edizione limitata, e ben 11 velocità di vibrazione, da far impallidire anche una centrifuga o un martello pneumatico. Come il costo, davvero irrisorio, se si pensa che l'obiettivo è tra i più anelati dall'umanità: solo 24.99 sterline. Ma come funziona l'innovativo strumento di piacere? Beh, la location sceglietevela voi, al resto ci pensa lui. Seduti, sdraiati, a letto o in 'camporella', insieme al vostro partner potete ascoltare musica insieme mentre sulla vostra pelle prendono corpo tutte le sensazioni scatenate dai due stimolatori che vibrano a ritmo con il brano scelto. L'unico dubbio resta la scelta musicale: che succede se su motivetti e canzoni non ci si mette d'accordo? Sarà il fascino della trasgressione, vero è che questi oggettini spesso danno alla coppia quel friccicore in più che di sicuro non guasta. Una domanda però sorge spontanea: se la passione mi travolge, se irrestistibile il mio partner si staglia davanti a me, perché por giochetti in mezzo? Che sia l'alibi per consumare un momento di piacere con un partner "non lecito" potendo però sostenere di non aver realmente consumato un tradimento? A tutti gli orgasmi del mondo l'ardua sentenza. (Adnkronos)
NB. Le istruzioni per l'uso mi sono ignote.
Il disordine aiuta! O, meglio, non cacciare via niente qualche volta aiuta. Non sempre.
Cercavo nella catasta di Repubblica su cui inciampo abitualmente un articolo che non deve avere più di dieci giorni su Giordano Bruno. Ne ricordavo vagamente l'inquadratura e il tono, l'ho cercato nel sito, si vede che ho fatto male la domanda oppure non è arrivato alla "it".
Mi stavo rassegnando, poi a pag. 21 del 6 febbraio un titolo che mi aveva già colpito "Il boom delle frodi scientifiche", è un motivo che ricorre abitualmente nell'ambiente perchè poi sono la quantità e la qualità delle pubblicazioni che in teoria decidono carriera e prestigio.
La più diffusa è quella della bottiglia mezzapiena e mezza vuota. Se indagate sulla nicotina e quanto faccia male se in qualche modo vi paga chi produce e vende sigarette o se invece vi paga chi produce o vende caramelle e simili è chiaro che qualche tentazione arriva, rimanendo percentualmente un po' onesti.
Ma non è questo il genere di "frode" che si intende rappresentare.
Intanto cominciamo con l'escludere tutte quelle categorie in qualche modo legate alle "scienze umane", figuriamoci se prendiamo sul serio il modo con cui molte ricerche sociologiche e dintorni vengono condotte o impostate.
Non so se qualcuno sta seguendo le recentissime polemiche tutta interna al mondo ebraico dopo l'uscita sull'ebraismo di un libro di un TOAFF figlio (ariel) e le relative osservazioni di TOAFF (elio) padre. In questo libro si tenta di verificare se risponde al vero che un tempo le comunità ebraiche preparavano il pane azimo aggiungendo all'impasto un po' di sangue umano. Si stanno accapigliando sulle fonti storiche e quindi figuratevi se ne uscirà una qualche certezza, oltre tutto con tutte le complicazioni del caso.
Ma anche all'interno delle scienze naturali c'è una gerarchia di probabilità che vede l'etologia in testa, poi la biologia (in senso lato compresa la medicina), quindi la chimica (pochi ne capiscono qualcosa e un po' di omertà non guasta), segue la fisica e infine la matematica. Cioè mutande di bandone sulle pubblicazioni etologiche, decente tranquillità con i matematici, forse perchè si capiscono solo tra loro e un pizzico parecchio grande di pazzia ce l'hanno nel DNA.
Quello che recentemente ha fatto sensazione è il caso del prof. sudcoreano W.S.Hwang che aveva pubblicato tra il 2004 e il 2005 due importanti lavori su embrioni e dintorni. tutti a scapellarsi, ad applaudire, conferenze, borse di studio poi un po' di maldicenze, notizie sulla approssimazione della fornitura di ovuli e alla fine il crollo del mito.
Anche il contorno della povera Dolly è ampiamente ricco di contraddizioni e quindi è stato fortemente ridimensionato.
Clamorosa è un'altra ricerca, quella della memoria biologica dell'acqua . La ricerca era legata alle storielle che si raccontano sull'omeopatia. Come forse molti, spero, sanno si tratta di soluzioni diluitissime di principi attivi che avrebbero comunque una efficacia documentsabile ben oltre all'efficacia legata al cosiddetto effetto "placebo". Effetto autoindotto sull'individuo dal credere efficace un qualsiasi prodotto. Tutte le volte che si studia un farmaco si imposta anche una squadra a cui si fornisce un prodotto simile ma del tutto innocuo e questa squadra vede sempre degli effetti positivi qualche volta quasi miracolosi, stile Lourdes.
A sostegno della omeopatia si affermava che è vero le diluizioni sono fortissime ma l'acqua subisce una modifica e "si ricorda" delle concentrazioni precedenti. Quando uscì questa pubblicazione, particolarmente apprezzata da erboristi, farmacisti e simil-commercianti, nei laboratori di chimica che giocano con la Risonanza Magnetica Nucleare si partì alla scoperta e alla verifica, ma il sacro Graal non venne trovato.
Le prove sono piuttosto complesse, vi basti però sapere che con questa tecnica è possibile capire se un vino viene veramente da una zona (fino quasi al podere specifico) oppure no, non per la presenza di sali particolari o simili ma proprio per le caratteristiche dell'acqua come tale, con la sua storia di piogge, terreni, falde e simili.
L'acqua della omeopatia no.
Naturalmente hnno fatto delle indagini conoscitive, come quando il nostro EX doveva decidere se rispondere o no alla Veronica. Degli interpellati 1 su 3 ha detto che forse probabilmente qualche aggiustatina almeno una volta nella vita l'hanno fatta.
E anch'io. Ero borsista all'Università post laurea, qualche secolo fa, avevo un piano di ricerche per studiare come si comportano le "destrine" (semplificando, farine arrostite, come la crosta del pane. L'amido si rompe in parti di dimensioni minori etc.). Naturalmente avevo delle analisi da faree i risultati da mettere in una tabella.
Quando tabulai i risultati, nella mia presunzione e timore, mi sembrò che i dati non fossero in linea con i risultati attesi dai capi. E così cambiai qua e là con un effetto estetico migliore. Passa un paio di settimana e il mio prof. Mangini, fondatore della facoltà di Chimica Industriale a Bologna, mi chiama e io, cretino, arrivo lì tutto fiducioso.
Infatti, cordialissimo, siediti siediti poi con una ottima pronuncia barese un po' corretta dagli anni bolognesi, si alzò in piedi e mi diede una lezione che ricorderò fin che campo e finchè faccioil chimico. Iniziò con il rituale "testa di cazzo" (i chimici sono molto diretti ed espliciti) a me la verità la devi dire com'è, se qualcosa va aggiustato lo decido io,e prima però verifico. Poi si mise a ridere, ma credi che mi sarei fidato a occhi chiusi di un ragazzino come te? E finì quasi in modo cattolico, vai e non peccare più.
Tanti anni dopo a sua figlia, mia collega chimica un po' più giovane, disse, quando muoio quei libri vecchi lì dalli a quel ragazzo... E fu così che il ragazzo quasi 50enne ricevetti i vecchi libri e anche qualcuno dei sigari che gli piacevano e che negli ultimi mesi non potè più fumare.
Io li passai al mio figliolo, il chimico quello sì rigoroso e inflessibile!