Krema Blog

Il dolce e l'amaro dentro e intorno a noi

Chi sono

Utente: bkrema
Nome: benito cremonini
Un vecchio signore che non ha nessuna voglia di andare in pensione mentale ma che può finalmente scegliere orari tempi e colleghi.

Partecipano

 Il mio profilo Contattamibkrema
 Il mio profilo Contattamikreben

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 28 dicembre 2006

UNA CURIOSITA'. SOLO SCIENTIFICA?

Attività sessuale regolare e benefici per la salute

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
27/12/2006 10.38.00

Fare l'amore non è solo una piacevole attività che regala buon umore e rilassatezza a chi la pratica, è anche un vero toccasana per il fisico. Sono ormai numerosi gli studi, più o meno rigorosi, che mostrano che una frequente attività sessuale porta con sé una serie di tangibili vantaggi fisiologici. Come se fosse necessario un incentivo a lasciarsi andare, un articolo pubblicato sulla rivista Forbes stila una lista di questi benefici sottolineandone alcuni insospettabili.

Innanzitutto, e insospettabilmente, migliora il senso dell'olfatto grazie al rilascio di prolattina, che permette lo sviluppo di nuove cellule neuronali nei bulbi olfattori del cervello. Riduce il rischio di malattie cardiovascolari: fare sesso tre o più volte in una settimana dimezza il rischio di attacco cardiaco. La passione poi brucia anche le calorie, all'incirca 200 per ogni rapporto sessuale, come una partita di squash.

Inoltre, riduce la depressione e calma il dolore: promuovendo il rilascio di endorfine che alleviano diversi tipi di dolore, dall'artrite al mal di testa (signore, cambiate scusa questa non regge più!). Rafforza il fisico contro influenze e raffreddori, come provato da uno studio della Wilkies University of Pennsylvania e nell'articolo si legge anche che permette di ottenere un sorriso brillante grazie al contenuto di zinco, calcio e altri minerali nel liquido seminale. Infine, può ridurre di un terzo le possibilità di contrarre un cancro alla prostata, questo vale solo per gli uomini naturalmente.

L'autore tiene a sottolineare, forse per invidia, che per le donne c'è un altro vantaggio, ovvero che il sesso non è mai troppo: il massimo che può accadere alle signore è rassodare per bene pancia e natiche. Gli uomini invece devono andarci un po' più cauti e dare tempo al loro corpo di recuperare e tornare al 100 per 100...

Dunque perché rinunciare ad una piacevole e sana occupazione? Ricordandosi sempre, però, di tenere sotto controllo eventuali complicazioni quali gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmesse.

Fonte: Farnham A. Is sex still necessary? Forbes 15/12/2006

caterina visco

Da Yaooh salute.

Non sono improvvisamente impazzito, però forse dopo la corsa frenetica al nuovo coso, sia esso un  accessorio da computer o da infilare nell'orecchio, oppure l'ultimo modello di auto che sostituisce l'altro da intestare come leasing aziendale. Dopo la riunione affollata di amici al nuovo ristorante alla moda, riandare a ricordi degli anni dell'adolescenza dove scoperta e abbandono arricchivano il sogno del futuro può far riscoprire orizzonti dimenticati e da riesplorare.

Pur non avendo particolari esperienze in entrambi i campi penso che con la persona che abbiamo vicino sia sempre meglio della meno squallida beauty farm.

Provare per credere (figli e nipotini permettendo. chiudere il telefonino prima).

Felice Capo d'Anno! 

postato da: kreben alle ore 11:18 | link | commenti
categorie: politica, viaggio, cronaca, chimica
domenica, 24 dicembre 2006

Natale, una vita.

Natale sta arrivando

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Natale di bimbi felici in attesa del miracolo che si rinnova e ricrea la rassicurante illusione che altri, ben oltre il padre e la madre e tutti gli adulti che li soffocano di attenzioni, stiano vegliando su di loro per cogliere i pensieri più vivi e più semplici

Verranno poi i tempi dei giochi e dei visi arrossati dal vento sulla neve. Natale coniglio al momento vivo

Poi passeranno anche quegli anni e verrà la curiosità di terre mitiche e lontane, dove trovare conferme all'amore e all'avventura della vita non più soli.Natale tropicaleQuindi la serenità dei boschi e delle acque dei laghetti tranquilli, lontani dagli affanni e dalle corse e dai casini non solo del lavoro.                                                                       Natale nel bosco

E nel chiuso della propria casa, quasi un castello che tutto racchiude e comprende,Natale castello

e proprio in questo mondo quasi fatato tornerà il ricordo del simbolo adulto del Natale, per ridonare quel senso fanciullo del vivere, quella sicurezza che altri son lì a pensare a te, adesso che molti dei grandi di un tempo non possono esserti vicino perchè sono stati trasformati in un ricordo fin troppo reale, ma appunto soltanto un ricordo.il primo presepe

postato da: bkrema alle ore 23:51 | link | commenti (4)
categorie: politica, racconti, storia, viaggio, biografia
lunedì, 18 dicembre 2006

<Non mi interessa di ebrei e cattolici, io voglio essere natalizio».

Cristiani ed ebrei, laici e musulmani, a Natale, potremmo essere tutti, anche semplicemente e saggiamente natalizi.

Lo spunto è arrivato da un fondino de La Stampa in cui si parlava delle manie di moda, chiamiamole "corrette". Anche un'autorità islamica a Bolzano ha ricordato che Gesù è una personalità importante nel mondo islamico, è un profeta.

Diamoci una calmata tutti, è già molto se del Natale raccogliamo il senso più vero, quello della civiltà contadina dei vostri nonni o al massimo bisnonni, quando il massimo del consumismo erano, in Romagna almeno, i cappelletti nel brodo di cappone del Natale, la "brazadéla" (un pane dolce con lievito chimico, tartrati, bicarbonato e simili) e, se ci si sprecava, l'anguilla nei tanti modi della vigilia (magari cacciata di frodo nelle valli).

Non è nascondendo le tradizioni locali che si fa accoglienza, è non rifiutando che gli altri abbiano le loro tradizioni e noi allora le rispettiamo perchè sono le loro. I loro figli e nipoti cresceranno e molti di loro smadoneranno esattamente come abbiamo fatto noi, magari più educatamente.

postato da: kreben alle ore 20:56 | link | commenti
categorie: politica
domenica, 17 dicembre 2006

(8.3.10) Trieste. Università. La F.U.C.I.

Parrà strano ai ragazzi di oggi che nella storia di qualcuno di passaggio all'Università ci sia anche, e spesso soprattutto, il riferimento a una organizzazione. E mi riferisco proprio ad una organizzazione, che in questo mio caso è di tipo cattolico, più che religioso, ma che per altri era di tipo laico, come la UGI (unione goliardica italiana) a forte indirizzo laico da cui sono passati molti futuri esponenti politici e non solo. Personaggi come Pannella, come Giulietto Chiesa, ma anche Lino Jannuzzi, che fu tra i fondatori, e lo stesso Occhetto, per non parlare del FUAN filiazione diretta dello MSI quello almirantiano.

La FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) faceva poi parte di un raggruppamento più ampio, Intesa Universitaria, dove confluivano una serie di organizzazioni cattoliche, come le Congregazioni Mariane emanazione della Compagnia di Gesù, ma anche tipicamente politiche come le organizzazioni dei giovani democristiani. Del resto nell'UGI confluivano socialisti, comunisti della FGCI, liberali, repubblicani che poi andarono a formare un raggruppamento chiamato UNURI.

Nel 1950 fu emanata una legge che dava in qualche modo una regolamentazione al rapporto fra studenti e Università con elezioni di rappresentanti che si rapportavano con il Senato Accademico, stabilendo un tentativo di collaborazione. Fu poi inevitabile tutta una serie di scissioni, congressi che finirono letteralmente a seggiolate specie all'interno dell'UNURI in parte conseguenza delle fratture politiche fra i partiti filoatlantici e gli altri. Ma anche all'interno del FUAN le scaramucce erano particolarmente vivaci, anche per l'insofferenza verso la gestione della componente decisamente conservatrice di Michelini nell'MSI in antitesi con l'ala repubblichina (la sinistra missina) con ispiratore Almirante.

Non so oggi come sia il grado di rappresentatività e di rapporto fra le varie organizzazioni, anche se francamente non era il problema principale degli incontri fra di noi da soli o con l'assistente ecclesiastico, immancabile presenza di ogni organizzazione cattolica. Da noi in quegli anni c'era un giovane prete, Don Pino, che aveva l'irritante abitudine di chiamarci "zerbinotti" forse per sentirsi più adulto di noi,anche se aveva attorno a 30anni. Io l'avevo avuto come docente di religione al liceo e lo accettai anche in quella veste.

Uno degli aspetti, almeno allora, principali delle organizzazioni cattoliche giovanili era anche quello di favorire la formazione di famiglie "CATTOLICHE" ed anche la FUCI triestina non era di ostacolo a questo aspetto. L'unico inconveniente era il rapporto femmine/maschi che era di 10/12 a uno e quell'uno spesso decisamente imbranato come il sottoscritto.

L'altro aspetto era una presenza diciamo medio alta come provenienza sociale, ulteriore fattore di disagio e impreparazione del sottoscritto. Poi pian piano l'ambiente si riscaldò un pochino, in fondo avevamo sui vent'anni, affrontavamo tutti una nuova esperienza di vita e di studio anche se le donne erano prevalentemente di facoltà letterarie e simili.

Naturalmente la Fuci non era neutra politicamente e c'era un piccolissimo gruppo di futuri democristiani in carriera capitanato dal futuro ing. Dario Rinaldi che compirà una brillante carriera cittadina, una volta rinunciato alle ambizioni più alte e rifugiatosi nel mondo dell'associazione giuliano-dalmata di cui da poco è Presidente Onorario, suppongo anche per raggiunti limiti di età (in fondo siamo coetanei) anche se le cronache affollano Google di sue frenetiche attività.

L'attività in cui all'epoca, almeno secondo noi piccoli iscritti di base, si impegnava di più era quella di sollecito frequentatore e tramite delle autorità religiose superiori e ispiratore di una campagna di moralizzazione nei confronti di noi "organizzatori di festini"

Scoppiò infatti una querelle implacabile. Era un fatto che, specie quando c'era un altro futuro ingegnere, Aurelio, e il suo compagnone, Stelio, si finiva talvolta in qualche posto a bere un bicchiere di vino e magari c'era anche qualche rara nostra collega di FUCI.  Ma le colpevoli cose avvenivano durante gli incontri di solito a casa di una delle varie fucine, anche perchè alcune di loro avevano case spaziose, genitori che allestivano simpatiche quantità di bibite e di panini, giradischi e dischi e illuminazioni di centinaia di Watt.

C'era poi un piccolo gruppo di nostre amiche che facevano riferimento a due sorelle  con ampio giardino e casa in via Dei Porta, oltre a una famiglia notevole, forse perchè il capofamiglia era un comandante di marina mercantile e sapeva trattarci con rude cordialità e la madre con magnificenza e abbondanza all'altezza della sete e degli appetiti alimentari legati all'età.

In effetti il futuro ingegnere da grandi mete era escluso dal nostro giro, ma credo più per scelta sua che nostra, oppure no, visto che da subito era decisamente democristiano mentre noi rappresentavamo sfumature molto variagate, a partire da me, come più volte detto, definibile socialfascista e altri più esplicitamente si direbbe di sinstra, ma senza esagerazioni.

La questione fu fortemente dibattuta, ci furono dimissioni in qualche modo respinte o ritirate di alcuni di noi, vedemmo di frequentare un po' di più esercizi spirituali e messe domenicali e poi cominciarono gli anni a camminare, qualcuna delle ragazze, visto che noi maschietti non ci muovevamo, trovarono morosi e poi mariti più veloci, un paio di noi, un ragazzo e una ragazza, chiusero la loro giovane vita buttandosi da un balcone di un piano alto per motivi affettivi o per scarsa riuscita negli studi.

Fu questa una esperienza drammatica, tanto più che il ragazzo era mio dirimpettaio in quei blocchi di palazzi che a Trieste hanno un insieme di cortili non comunicanti tra loro ma su cui si affacciano tutti i balconcini interni, in una specie di arco di cerchio compreso fra la via D'Azeglio, la via Vasari e la via Parini. Il tragico è che io lo seppi per caso proprio in sede, ed era successo qualche giorno prima e mi venne in mente allora che un mucchio di ghiaia del cortile interessato era stato spostato di alcuni metri per coprire quanto era accaduto e il rimorso fu ancora più grande.  

La ragazza invece era spesso la mia ballerina, nel senso che uno più sgorbio dell'altro non eravamo particolarmente appetiti da nessuno, almeno così ci pareva e così, nonostante io non abbia mai saputo ballare, qualche giro vagamente orsesco o stile tribù africana lo facevo. del resto era l'epoca degli inizi del rock, di Celentano, di kriminal tango e con un bicchiere di Martini secco passava la paura e il panico.

Solo che la povera Marcella si era innamorata di un futuro giornalista, che restò per sempre futuro nel sottobosco triestino e quando finì pensò che tutto fosse per lei finito e anche in questo caso nessuno di noi o delle nostre amiche si accorse di nulla.

In fondo a quell'età nella disperata voglia di crescere si è tutti molto concentrati su sè stessi.

Mi accorgo che le parole stavolta stentano a trovare la loro strada, anche se fu comunque un periodo in qualche modo felice con sentimenti quasi mai espressi ma non superficiali, con allegrie sane da film americano, quelli buoni buoni con i ragazzi che non corrono mai forte (andavamo a piedi), che non bevono (massimo un Martini secco in una serata), che magari fumano mezzo pacchetto di alfa nella serata e l'altro mezzo pacchetto il sabato dopo. 

O che non sanno come sdebitarsi dell'ospitalità perchè la propria casa era di sola camera e cucina e sgabuzzino e si era in quattro in famiglia, così che era più facile trovare il tempo di accapigliarsi per una interpretazione biblica o politica che telefonare a un'amica per far due passi assieme. Anche se fu in quel gruppo che trovai delle amiche dolcissime e quella che sarà, per sua sfortuna forse, mia moglie, ma devono accadere ancora altre cose.

Restava pur sempre Barcola, restava il mare triestino  e quella chimica che, nel sottofondo, non mi abbandonava mai, forse perchè era l'unica vera strada a cui affidavo un cambiamento non avendo nè le doti nè il carattere per un matrimonio promozionale di cui pure c'erano state le premesse e che non sapevo decidermi a cogliere.

Ed era sia ricca che simpatica e anche decisamente carina. E riuscivo a ballarci persino kriminal tango. E papà, direttore di Banca, e la mamma persone bellissime di animo.

A volte si teme di non essere o restare padroni della propria vita e ci si ferma e tutto sommato non fu certo un errore.

Gli errori vennero dopo.

 

postato da: bkrema alle ore 20:06 | link | commenti (1)
categorie: politica, racconti, cronaca, biografia, universitĂ 
venerdì, 15 dicembre 2006

QUANDO DIO E LA VITA PRENDONO LA COMETA

Sarà che è Natale, sarà poi che arriva l'Epifania e quindi i Re Magi cultori di astronomia e astrologia, sarà che le comete hanno pur sempre un fascino particolare. Tutto quel che volete, però queste stelle con la coda da cui arriva di tutto nel bene e nel male magari ce l'abbiamo proprio nel DNA antropologico, storico, biochimico, etc.

Sono pensieri che in qualche modo riaffiorano e in qualche modo ti consolano, la vita su questo nostro meraviglioso mondo non è legata solo alla casualità e alle evoluzioni di questo sistema in fondo piccolo piccolo, anche se ha avuto miliardi di anni a disposizione, tutto lo spazio era a disposizione, tutto lo spazio quello praticamente infinito,  quello praticamente eterno, quello che nella sua lontananza e vicinanza insieme non può che essere perfettissimo...

Che strano, ricordate la dottrina cristiana da bimbi? Chi è Dio? è l'essere ... creatore e Signore del cielo e della terra...

Leggetevi questa notiziola di Repubblica (ma anche di altri giornali, magari l'Osservatore romano o l'Avvenire no, ma la rivista dei Gesuiti penso di sì)

La prova definitiva dalla polvere di Wild-2 raccolta dalla sonda
Stardust lo scorso gennaio. Il ruolo di tre osservatori italiani

La vita sulla Terra giunta dallo spazio
in una cometa i mattoncini del Dna

di LUIGI BIGNAMI

postato da: kreben alle ore 05:30 | link | commenti (4)
categorie: politica, viaggio, cronaca
martedì, 12 dicembre 2006

medici e pazienti

Chiedo scusa a bkrema, ma non c'era tempo di cambiare vestito, dopo la lettura di un interessante articolo su La Stampa che mette in relazione medicina e internet. L'articolo tuttavia parte dalla scusante internet per affrontare il "difficile" rapporto fra medico e ammalato o, meglio, l'insieme attorno all'ammalato.

E, come sempre, il mio pensiero corre indietro nel tempo, veleggia attorno al 66/67 nei primissimi anni o mesi di vita del futuro chimico di quelli veri, tutta matematica informatica e, per fortuna, sperimentazione non solo con le macchine. Questo signore che era qui rappresentato con la sua sacra famiglia solo qualche post fa, allora era un cucciolo mi pare attorno a un anno di vita con quelle forme influenzale che non passano più, rimpallano da una laringite a una otite, si abbassa a febbriciattola, irrompe violenta verso i 39/40°C non all'ombra ma di termometro infilato ovunque per la certezza della misura.

E non solo, contiamo anche i genitori di buona cultura, se la laurea è una misura, anche se di formazione lontana, uno un pratico e la madre eccellente, anzi ottima a guardare il libretto e la lode della laurea, prodotto di una cultura classica ben assimilata e non solo teorica ma con molto originale senso critico.

Tutte cose che quando hai un coso lì da giorni e il medico, la brava Scannabissi di Budrio (Bo), aiuto primario nonostante la giovane età, futura docente all'Università, ben documentata su tutte le novità. Le aveva provate tutte, quelle dell'epoca, restava la prova della cultura batterica o come si chiama. Grossa novità per gli incolti medici come quei genitori spaesati.

A un certo punto mi si rivolge e "se provassimo con la vecchia pennicillina G?". Probabilmente la domanda nasceva da una cultura affondata con salde radici nel mondo agricolo e quindi nella tradizione, nella consapevolezza che il vecchio non si butta, può venire buono.

Io ricordo ancora l'occhiata sorpresa e spaesata della madre che vedeva franare ogni giudizio di solidità nei confronti della medico, ma come chiede a noi cosa fare? A me parve invece da subito un incontro fra menti pratiche, un percorso che conoscevamo assieme, io come padre inquieto, lei come medico pratico che applicava le conoscenze nuove e cercava una risposta, pur anche rinunciando al dogma della infallibilità e della novità.

Ci andò bene, la vecchia pennicillina G risolse il problema a dosaggi decisi, i signori che mettevano in crisi quel bel e solido fanciullino furono messi rapidamente in minoranza e la serenità tornò, assieme alla possibilità di ridormire un po' di più.

Eppure un dubbio rimase, in altre situazioni, in un altro ambiente quel medico avrebbe chiesto? Avrebbe arrischiato un giudizio?

Ecco, questo cercatelo nell'articolo citato. 

postato da: kreben alle ore 12:47 | link | commenti (3)
categorie: politica, racconti, storia, cronaca