Deve essere l'effetto di un fine settimana autunnale, questo invece è il quadretto natalizio dell'altra fettina di tribù in viaggio (2005) nel mondo britannico, fra colleghi chimici.
Mi sa che le uniche a divertirsi realmente siano state le due più piccole.

E' un piccolo omaggio a un mio giovane amico che, nonostante l'età (non è più un fanciullo) e l'attività seriosa (fa l'avvocato), riesce ad abbinare natura gioco ed esperienze tecnologiche. Dimenticavo, è mio figlio.

(8.3.6) E venne finalmente il tempo delle chimiche.
All'epoca le materie erano sostanzialmente due, Chimica Generale e Inorganica I,e il Laboratorio di Preparazioni Chimiche e Analisi Qualitativa.
Trieste in parte era feudo di Roma e il docente di Chimica Generale era per forza di cose un allievo di Caglioti e quindi il nostro prof. Guido Sartori era, come capita, eternamente in viaggio fra Roma e Trieste. Ma noi notammo una particolarità che ce lo rese discretamente simpatico. All'inizio del mese viaggiava a sigarette, poi passava ai toscani e verso fine mese arrivava la pipa dove bruciava tutti i residui di sigarette e sigari religiosamente tenuti da parte.
Il corso di Chimica generale I è decisamente fondamentale per la formazione mentale di un chimico perchè affronta in modo parallelo sia i primi tentativi di costruzione di teorie generalizzatrici dei vari fenomeni chimici e nello stesso tempo costringe a prendere in mano i singoli "oggetti" chimici, sali acidi basi con le loro caratteristiche individuali di colore, corrodibilità, igroscopicità, massa, etc.
Questo aspetto, negli ultimi decenni ha perso molta della importanza che un tempo gli veniva attribuita, con il risultato che molti degli aspetti concreti vengono trascurati e non conosciuti, esponendo quindi il neo laureato a rimpalli disagevoli nell'ambiente di lavoro, specie se in reparti di produzione e, anche se può sembrare strano, a concorrenza competente da agronomi, veterinari e simili.
Indirettamente mostro così tutta la mia "antichità", ma anche il vantaggio di un processo conoscitivo che mi è arrivato via via dal particolare al generale. Scienza giovane la chimica, Lavoisier, di cui qualcuno ricorderà il nome dai testi del liceo, viene ghigliottinato durante la Rivoluzione Francese ed è praticamente con lui che si comincia a passare dalla sfera alchemica a quella scientifica e siamo già a fine '700, inizio '800.
Tuttavia non era con Sartori che siamo cresciuti, troppe poche le ore di contatto vero. Ben diverso era con il Prof. Antonio Ciana. Anche se praticamente coetaneo di Sartori il Ciana, ovviamente, non era in cattedra ma ci teneva per mano nelle lunghe, interessanti e spesso divertenti ore di laboratorio, con l'appoggio del camice blu, il tecnico arguto e paziente Coglievina.
In laboratorio, come già detto dal lunedi al venerdi dalle 14,30 alle 19.30, dal 15 novembre al 15 maggio, il tutto era affidato a noi e toccava a noi consegnarlo alla fine perfettamente pulito e in ordine, comprese le tracce, di quando in quando, di merende a base di salumi, paste asciutte e fiasconi di vino rituali alle viste delle vacanze scolastiche tradizionali o, alla fine del corso, nelle prove finali (di solito tre giorni di otto ore ciascuno) incognite i cui risultati influivano sul voto.
Ma era sempre il Ciana che camminava instancabile fra i banchi e vedeva tutto.
Una delle inevitabili, forse, abitudini dei nuovi studenti è prendere una provetta e introdurvi via via qualcuno dei reattivi che hai davanti agli occhi, con risultati abbastanza strani sia nell'aspetto che, spesso, nel profumo. Allora ti arrivava alle spalle implacabile il Ciana, ti prendeva la provetta dalle mani, la rigirava e rimirava e fra gli occhiali e i baffi sul biondo ti chiedeva cosa fosse quella smerdolosità, andandosene poi sornione e sorridente senza neppure attendere la risposta inevitabilmente impossibile.
Molte delle metodiche, di cui oggi spesso non si riconosce neppure il nome, venivano direttamente dal '700 e '800, come l'impiego del cannello ferruminatorio o la perla al borace. Alcune di queste metodiche di analisi qualitativa sono, fra l'altro, utilizzabili ovunque senza necessità di evoluti e costosissimi laboratori, come del resto non lo erano quei laboratori di un paio di secoli fa dove furono riconosciuti e ben "sistemati" molti di quegli elementi e quei composti che porteranno via via alla affermazione di questa giovane scienza.
Il cannello ferruminatorio è ancor oggi usato per laboratori portatili mineralologici, assieme magari ad una scatola di fiammiferi, una candela e un pezzo di carbone di legna, più qualche sale opportuno. Il tutto nasce da un piccola conca costruita sulla superficie del carbone entro la quale si pone la sostanza incognita opportunamente macinata (da un mortaietto e pestello a uno dei vecchi macinini da pepe o sale, o anche solo usando della selce), la candela serve per fare la fiamma, il cannello per inviare la fiamma, soffiando, sull'alloggiamento del campione.
Fiamma + aria = carbone che brucia in eccesso di aria e quindi temperatura elevata, il carbone e l'aria reagiscono con la sostanza incognita e osservando quel che succede si "deduce". Il cadmio, ad esempio, lascia un alone di vari colori sulla superfice del carbone a cui hanno dato il nome di coda di pavone e così diventa facile rivelarne la presenza nei sali di zinco, visto che il cadmio è uno di quegli elementi che è bene non venga ingerito neppure in tracce.
La perla al borace invece si ottiene mescolando borace e sale incognito, ci si arriva sopra con un filo di platino (infilato al rosso in una bacchetta di vetro) rovente, si torna a scaldare con attenzione, il tutto a questo punto fonde, si toglie dalla fiamma, si forma una gocciolina di vari colori che si lascia raffreddare sul piano di porcellana o simili e di nuovo si "osserva" e si "deduce".
Oggi naturalmente tutto è più semplice (e costoso, però veloce), si introduce il campione, il sistema fa tutto e poi ti spedisce il foglietto con il risultato e non occorre più "osservare" e "dedurre". Il chè può essere un gran vantaggio, perchè c'è più tempo da dedicare agli mp3 infilati nell'orecchio.
Una domenica senza quotidiani in terra infidelium. Dello, felice paesino della bassa bresciana a poco più di 25 kilometri da Cremona a circa 15 da Brescia.
Un tranquillo paese di pianura, circondato da campi ricchi di mais e di erbai a sostegno di allevamenti sempre meno numerosi nel passare delle generazioni. Gli ampi casali e le strutture annesse sono ottime cubature per futuri fortilizi da ricchi, altrimenti sono ottimi pollai dove mettere tutti quegli extra in cerca di casa. Con un doppio risultato, sono poco in vista e rendono parecchio, ormai sono gli unici in affitto e numerosi come sono alla fine pagano bene.
Mi son sempre chiesto infatti dove sono tutti quei signori di aspetto non indigeno che vedo alle fermate alle 6/7 di mattina ma che non si ritrovano più nel resto del giorno, tanto meno di domenica.
Il centro è molto quieto, le campane avvertono che si prepara il clou della mattinata la messa principale, nei bar gli anziani arzilli ed azzimati, si fa per dire, chiudono le carte e si preparano alla cerimonia. Ma anche i giovani, specie le coppie, stanno arrivando con le loro Mercedes, anche se qualcuna ha già almeno tre anni.
Un paio di pasticcerie sono aperte per addolcire la mensa, le stesse che negli altri giorni distribuiscono leccornie sotto forma di pane, da mettere in cassaforte visto il prezzo che ormai cammina spavaldo verso i 5 o i 6 euro, ma tanto una michetta o come si chiama qualcuna di quelle forme piccole piccole basta e avanza. Gente frugale questa di Lombardia e se può non fa perdere tempo in casa, è più pratico il ristorante.
C'è anche una vetrina nell'unico negozio di abbigliamento femminile, è appena allestita è tutta Dolce e Gabbana del resto basta guardarsi in giro.
Qualche perplessità nel negozio dei giornali con annesso lotto e lotterie, non c'erano quotidiani commestibili, ma anche quelli più cercati sono in numero ridotto Libero, il Giornale non hanno rischiato gli invii sono quelli di sempre e ci scusiamo. Così non cercate l'Espresso, non si fanno giacenze, però c'è un bel malloppo di Panorama.
Ne approfitto faccio riserva di biglietti della corriera per Brescia, ormai son 4 euro andata 4 euro al ritorno, spero proprio che il mio Caddy si rimetta in salute presto.
Torniamo a casa in fondo in bici son neanche 10 minuti e a pezzi ogni tanto c'è pure quasi un pista ciclabile, ma siamo proprio pochi, ormai saran tutti a messa.