Krema Blog

Il dolce e l'amaro dentro e intorno a noi

Chi sono

Utente: bkrema
Nome: benito cremonini
Un vecchio signore che non ha nessuna voglia di andare in pensione mentale ma che può finalmente scegliere orari tempi e colleghi.

Partecipano

 Il mio profilo Contattamibkrema
 Il mio profilo Contattamikreben

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
domenica, 27 agosto 2006

(8.3.1) Università. Anno zero. 1955. Trieste.

Alla cena della matura la prof. Sponza, di scienze, mi chiese cosa avrei fatto e io, non so neppure perchè, dissi CHIMICA. Non so neppure perchè ma lei non ne fu sorpresa perchè, probabilmente, da laureata di scienze naturali e quindi meticolasamente certa di ogni ossicino, di ogni muscolo, di ogni mono- di- e, non so neppure se esistono, pluricotiledoni aveva un concetto catalogativo della natura. Del resto anche nei quasi due anni di chimica aveva applicato gli stessi concetti, che qualsiasi, anche modesto, studente poteva ragionevolmente affrontare. Come uno come me che in scienze difendeva, con fatica, un miserabile 6, poco più, poco meno.

Avevamo i suoi appunti che io scrivevo diligentemente in quaderni sottili a quadretti con la copertina nero bitume e con la stilografica dall'inchiostro acquoso. Nei tanti traslochi della mia vita da oltre 20anni randagia ogni tanto rispuntano, io li guardo, leggo e mi stupisco che io un tempo sapessi tutti quei nomi e sapessi anche inserirli in modo logico e nello stesso tempo mi chiedo come si facesse allora a entusiarmarsi di una scienza apparentemente così arida.

E invece no e l'ho scoperto veramente da poco, su uno di quei massi rocciosi della costa cagliaritana coperti e scoperti continuamente dal mare in modo tranquillo con piccole onde sempre uguali ed eternamente disuguali. Su questi massi di ogni misura c'erano patelle, ferme fisse immutabili, e lumachine. Queste ultime le potevi prendere e piazzare in un altro punto, come dei gattini quasi neonati, poi le posi e quasi subito loro debbono decidere in che direzione muovere. E lo fanno subito, appena arriva una piccola onda che le sommerge e poi si ritira, ecco che le  vedi muoversi immancabilmente e diligentemente nella direzione mare.

Naturalmente quasi per un gioco cattivo le riprendevo, le mettevo in un altro punto ed orientate in modo diverso e loro, zac, alla prima ondina riposizionarsi. E allora ne prendi un'altra e poi un'altra e un'altra ancora e tutte a comportarsi nello stesso modo. E sei contento, puoi scrivere una prima regola o legge o istinto delle lumachine di quel particolare scoglio o pezzettino di mare cagliaritano e ti comincia a venire la curiosità e ti chiedi se è una caratteristica solo di quelle ed è bene che le cominci a classificare dalla forma del guscio, dal tipo di avvolgimenti, dalle dimensioni, dal colore e dalla tipologia dell'ambiente, dal tipo di mare se più mosso o più calmo.

Non lo sai, ma stai diventando un ricercatore e le risposte diventano una ossessione quasi maniacale e quasi ti dimentichi che giochi con un materiale vivo e lo disponi in funzione delle domande e non di loro stesse povere lumachine. Nello stesso tempo cominci seriamente a chiederti chi è che ha insegnato loro come comportarsi. Non può essere che quello che si preoccupa dei gigli dei campi e dei passeri dell'aria sia poi in grado di seguirli uno per uno e mamma lumachina non è come mamma gatta (i padri son sempre altrove a far cose "importanti") che trasmette esperienze a colpi di zampette unghiate e strofinate leccose.

In quegli anni '50 DNA e RNA e simili erano lontani dall'essere immaginati dalla massa dei prof. e degli operatori e sarà già nel 1953 che un biochimico USA (Watson), un biofisico britannico (Crick) e due ricercatori dell'Università di Cambridge (Wilkins e Franklin) arriveranno alla elaborazione di un modello che farà assegnare loro, nel 1962, il Nobel per la medicina. E' opportuno ricordare che il Nobel arriverà ai primi tre, mentre Rosalind Franklin ne rimase esclusa perchè semplicemente non era più viva ma morta di cancro nel 1958 a 38 anni. Probabilmente anzi quasi certamente anche per la esposizione alle radiazioni indispensabili così indispensabili per studiare le strutture incontrate nel corso delle ricerche (qualcosa a suo tempo era successo a monsieur Curie e a madame no, il maschio in quel caso era lei). Tuttavia l'inerzia tipica italiana e del sistema Italia e l'ingessatura del programma ministeriale (non certo colpa del marxismo o del comunismo) farà sì che queste cose, questi fatti, queste novità scientifiche entreranno molto più tardi nel comune sapere diffuso anche universitario. Ve lo immaginate uno dei nostri baroni distogliersi dal gioco delle cattedre e lasciare "il se tu mi chiedi quello per il tuo pupillo allora mi devi appoggiare quando io..."  e prendersi la briga di modificare le sue alate lezioni così immutabili nei decenni?

La chimica, a malapena intravista nel corso del liceo, aveva anche un fascino suo speciale, perchè nelle fantasie adolescenti quasi ti trasformavano in un dio: dai singoli elementi potevi  arrivare a composti complessi dalle proprietà le più diverse. La radio e la pubblicità vantavano lo splendido avvenire di Agip, da poco (1953) affiancata dalla neonata ENI, tutta l'Italia veniva simbolicamente ravvivata dallo splendido avvenire dela chimica. Quella stessa chimica che aveva modificato radicalmente anche le coltivazioni agricole, grazie ad esempio all'UREA, concime di sintesi di cui l'Italia possedeva forti e innovative conoscenze dallaMontecatini (grazie soprattutto ai brevetti Fauser, per il passato recente, e al lavoro della scuola torinese di Natta), poi Montedison, poi, ma sarà storia più recente e molto itasliana, Valerio e Gardini e il grande splash...

Tutti questi fatti mi fecero dire chimica.

E CHIMICA FU. 

  

postato da: bkrema alle ore 01:35 | link | commenti (4)
categorie: politica, racconti, storia, cronaca, biografia, universitĂ , chimica
venerdì, 18 agosto 2006

(8.2.16) 1954-55. E' ora di finirla. Ultimo anno. Trieste. Oberdan. Quinta E.

Mi accorgo che l'ultima volta che parlavo di quell'antico ragazzo alle soglie della maturità e quindi del diploma e quindi magari dell'Università e poi splendidi futuri e splendide speranze e splendidi sogni e chi ne ha più ne metta, era il 24 giugno di quest'anno.

Come del resto chiunque clicchi alla voce "liceo" nella colonnina delle categorie può tranquillamente verificare e che forse è l'unica cosa un po' ordinata e razionale che mi sia riuscita di fare.

L'ultimo anno, anche e soprattutto allora, era dedicato alla messa a punto dei singoli e dell'insieme. La maturità era una cosa impegnativa, anche se gli argomenti erano quelli dell'ultimo anno con i riferimenti degli anni precedenti. Qualcosa era stato già ammorbidito rispetto a qualche tempo prima, però gli orali vertevano su tutte le materie, con commissione completamente esterna più il commissario interno in veste ovvia di avvocato difensore che doveva però dare l'impressione di saggia imparzialità. L'unico vero addolcimento era che mente prima si portavano gli interi programmi degli ultimi tre anni, adesso erano gli interi programmi di tutte le materie dell'ultimo con gli ovvi riferimenti agli anni precedenti.

Per alcune materie, lettere, storia, latino, matematica, fisica, ma anche storia dell'architettura e francese, significavano, i riferimenti, pressochè gli interi programmi anche se ci si affidava al buonsenso della corte e all'abilità del commissario interno.

Da notare poi che eravamo le prime classi a concludere un percorso scolastico cominciato in situazione di normalità. Quando eravamo partiti nel 1950 gli odori della guerra, delle distruzioni, delle piccole, si fa per dire, "ferocie" da dopoguerra erano quasi ricordi consolidati o sulla strada di diventarlo. Le conseguenze  personali delle adesioni politiche e degli schieramenti erano ormai chiare, una buona parte aveva cambiato colore alla camicia conservando luogo di lavoro e spesso anche grado e funzione non solo nell'impiego privato ma anche in quello pubblico (l'amnistia Togliatti risolse parecchio.e Chi, come mio padre, lavorava in corpi dello stato scomparsi e non aveva l'età per essere assorbito nei nuovi corpi di polizia o dell'esercito si era in qualche modo trovato una sistemazione magari passando da un lavoro impiegatizio a uno di tipo operaio.

Chiaro che non avendo una preparazione tecnica adeguata il ruolo non poteva che essere quello di manovale. E magari ci fosse!

Ritornando poi al clima dell'ultimo anno, non eravamo solo noi sotto esame ma anche i nostri prof. e in particolare quello che oggi si direbbe di materie letterarie, il prof Suadi, per molti motivi legati all'importanza che l'insieme delle sue materie rappresentava nell'ambito della riforma Gentile, ma anche perchè la sua cattedra, cioè le ore di insegnamento e di lavoro suo proprio, era tutta nella nostra classe.

Così ripulitura e consiglio di rivedere il latino, già semplificato per lo scritto dal (latino) e non in (latino), il chè significava una iniezione di lezioni private perchè praticamente avevo campato di rendita sulla buona base ricevuta nelle medie inferiori in Seminario. Lo scritto di latino non era così preoccupante, ma la traduzione a vista dell'orale non poteva basarsi sui suggerimenti del dizionario o sui messaggi vari dei compagni. Naturalmente significava che nell'amministrare il salario di mio padre, mia madre doveva trovare una nicchia di disponibilità pari al 5/10 % del totale, magari incrementato con una giusta dose di ore straordinarie. Di questo te ne rendi conto solo anni dopo e neanche allora non pienamente.

Comunque nell'insieme l'esame andò, anche lo scritto di matematica, materia a me non ostica ma ero inciampato in una amnesia pericolosissima, fu portato a compimento grazie all'aiuto di una compagna che aveva messo gli appunti sotto l'elastico che teneva le calze (le ragazze, saggiamente, avevano deciso di sembrare delle donne, e a 18/19 anni non era poi così difficile neppure allora). Giuro che non mi ricordo come fosse il supporto di quegli appunti.

Lo scritto di architettura, che comprendeva anche una specie di disegno-ricopiatura del particolare fornito dal ministero, poteva essere solo uno dei tre:  romanico, gotico, barocco. Captato il collocamento del particolare, al resto pensavano i rotolini sviluppati sotto gli occhi attenti della commissaria appoggiata al mio banco (ero sempre nella prima fila), che ovviamente controllava attentamente quelli dietro di me.

Agli orali frana paurosa in francese e in scienze, onesta difesa nelle altre, brillante in storia e pure filosofia. In storia, forse perchè il mio accento non era pienamente triestino (e poi mi chiamo Benito!) il giovane commissario mi sottopose un problema non certo nel programma: il destino di Trieste se la guerra fosse andata in modo diverso. Io, senza barare ma con convinzione, sostenni che sarebbe passata sotto l'influenza germanica e così gran parte dell'Istria. Naturalmente blah, blah rientrava in una politica di sbocco sull'Adriatico etc. etc. Complimenti, accompagno all'uscita dall'aula, stretta di mano.

E un miserabile 7, unico in una marea di 6. In effetti io mi aspettavo il rinvio a settembre in francese e scienze però voti brillanti in storia, filosofia e sopra il 6 almeno in matematica. Siamo strani noi studenti, anzichè notare il passaggio in prima battuta, mi diedero fastidio altre cose, però non è così ingiustificato, almeno così avrei capito e dimostrato di eccellere da qualche parte e invece... Invece come mi disse il prof Suadi, promozione, gli altri voti al 6, il 7 in storia perchè il commissario mi aveva difeso, anzi si era risentito della richiesta.

Il mio ego in qualche modo fu soddisfatto e quando 10/15 anni toccò a me fare il commissario interno compresi di essere stato trattato con giustizia. E poi, diciamo la verità, io ero campato di rendita sulla rivoluzione francese e il Robespierre (con il forte aiuto del Michelet e del meraviglioso prof. Lonza brillante e umano segretario socialista in Trieste), fondamenta che prima o poi mi avrebbero riportato sul sentiero giusto dopo la sbornia giovanile repubblichina, ma delle altre cose, come il Congresso di Vienna, le guerre coloniali e tutte quelle balordaggni lì io sapevo ben poco. Quello che sapevo, per letture personali sul fascismo e il suo fondatore non era certo spendibile allora. Per fortuna anche mia.

E adesso? Adesso un senso di vuoto, di pavimenti traballanti, un futuro incognito che non trovava aiuto in esperienze o tradizioni familiari , anzi toccava a me costruire quelle tradizioni, incombenza poco gradevole che cominciò a far crescere quel fondo anarcoide e vagamente antisistema che amavo far risalire al misterioso nonno anarchico, morto nel 1926, e di cui avevo trovato tracce nei quotidiani triestini dell'epoca.

postato da: bkrema alle ore 07:20 | link | commenti (2)
categorie: politica, racconti, storia, cronaca, biografia, liceo
domenica, 13 agosto 2006

sardegna, billionaire? o VISIONNAIRE?

sardegna soruGirando e cercando su google immagini, alla voce "soru" appare, fra le altre questa ragazza perplessa e interrogantesi su cosa si sta preparando dentro di lei.

Le premesse ci sono tutte, un DNA con evoluzione quasi autoctona che si perde nella notte dei tempi. Un ambiente interno ed esterno tale da impegnare ferocemente mente e corpo. Una abitudine alla disciplina fisica e mentale inevitabile che ciunque può capire anche solo prendendo un traghetto da Civitavecchia a Cagliari, tutti sul ponte a godere e temere una sfilata di coste durissime e quasi inacessibili.

Ve lo immaginate la "barchetta" cartaginese e poi araba e poi spagnola che magari arrivava da un giretto nel Tirreno e aveva bordeggiato fra Calabria e Sicilia, si era illusa nel golfo di Cagliari e poi, girato un po' a Est per salire al Nord, patapumfete ma dove si attracca qui? ma chi sono quei tipi che sopportano di vivere qui?

Per i toscani andò meglio, arrivavano su Olbia o comunque in quel pezzo a Nord dove la costa, pur sempre non troppo disponibile, era già decisamente migliore rispetto alla cugina Corsica.

Ma perchè questi discorsi? Intanto grazie a bkrema per l'autorizzazone a trasmettere sensazioni e sentimenti meno legati al ricordo e più alle beghe della contemporaneità, lo stimolo è arrivato da un articolo di Mattia Feltri (cognome casuale o parente?) su La Stampa

DALLA CREAZIONE DI TISCALI ALLE POLEMICHE CON BRIATORE: I SOGNI, GLI IDEALI, LE BATTAGLIE DEL GOVERNATORE CHE VUOLE CAMBIARE IL DESTINO DELLA SUA REGIONE

Soru, Guerriero per la Sardegna al centro del mondo

Si è ispirato agli antichi nuraghi per costruire il suo impero del Web. Non sopporta la retorica dell’isolamento, crede nel futuro e adotta il sardo come lingua ufficiale

L'articolo è, al solito, particolarmente lungo, ma già la chiusa è sufficiente per chiarire "la visione", senza la quale non c'è neppure l'illusione di modificare la realtà:

E Soru spiegava: «La Sardegna non avrà più ostacoli. Io sono la dimostrazione che con Internet pure un uomo di media intelligenza, proveniente da un’area disagiata del Paese, può fare qualcosa di buono. La dimostrazione che la mia terra non è necessariamente periferia».

Come il nonno di Grauso, Soru continuava a navigare verso tutti i porti, ma da casa. E a questo orgoglio adesso se ne aggiunge un altro: «Se la nostra identità sarà protetta e saprà svilupparsi nel mondo moderno, potremo far fruttare...». Un popolo, una nazione e un nazionalismo. SIAMO un popolo e una nazione».

postato da: kreben alle ore 09:12 | link | commenti (1)
categorie: politica, sardegna
martedì, 01 agosto 2006

ORISTANO.

SARDEGNA oristano cattedraleCi arrivi alla fine quasi per caso. Esci dalla statale ampia comoda poi infili una serie di strade quasi di paese piccolo ed invece ci sei già.

In fondo ti aspetti un capoluogo di provincia e ti ritrovi una piazzetta raccolta, nitida, non assonnata come spesso accade alla stessa altezza sul continente, qui la gente c'è, operosa, nei negozi, nelle case, ma quasi in silenzio.

Anche il traffico non appare insistente e insolente. Una vigile, giovane, elegante, o forse non è un vigile è un ausiliare del traffico, sta infatti controllando le vetture perchè lì il parcheggio è a pagamento.

Solerte e ruffiano mi incammino verso di lei, anche i vecchi signori, o soprattutto i vecchi signori, non disdegnano di onorare l'autorità quando è così decorativa ed anche molto gentile. Mancava poco ormai allo scadere del mattino per cui il pagamento ripartiva molto più tardi (16.30), meglio tuttavia premunirsi, tanto più che non occorreva neppure cercare una rivendita, le schedine da riempire con data, orario, etc. era già lì nelle mani della elegante fatina in divisa.

Ma gli occhi erano attratti ormai dalla cupola del campanile e i miei ricordi di studente non riuscivano a collegare l'insieme della struttura della chiesa, così austera ma anche protetta e protettiva, addossata corpo a corpo quasi a difesa non solo del contenuto ma anche dell'ambiente attorno, con l'imponente struttura poligonale del campanile e quella cupola-guglia a colori smaltati, nell'insieme non solo decorativi ma allegri.

L'immagine folcloristica del popolo sardo, come appare ad esempio nelle due principali stazioni televisive locali, è di una tradizione formalmente ineccepibile, con movimenti di danza, di suoni e di canti e atteggiamenti del corpo supercontrollati.

Quella guglia-cupola è fuoco su un insieme architettonico non arcigno, non ostico, ma pronto, vibrano i muscoli all'interno di quelle mura, guardate anche alle piccole finestre, poche davvero, sono occhi vigili, poi quei colori, quei pensieri di fuoco, accesi. E allora pensi al nero dei costumi specie maschili, quel copricapo tipico, i corpi eretti e i movimenti lievissimi dei piedi e delle gambe e l'accompagno delle figure femminili che nulla hanno da invidiare come postura e fierezza.

Sono considerazioni del dopo, ma lascio Oristano con una sensazione di tranquillità difesa, ma anche di armonia per quei negozi inseriti in strutture di un tempo, le insegne indenni da certa facile e sgraziata grafica fin troppo frequente ovunque, e mi rendo conto che anche altri "turisti" come me si stavano muovendo stranamente tranquilli e rispettosi in sintonia con l'insieme della cittadina.SARDEGNA  oristano giudice

Naturalmente non poteva mancare il dovuto omaggio a quella donna giudice e quindi padrona dei destini di un popolo e che solo un popolo consapevole del ruolo fondamentale delle donne nella società poteva accettare. La storia di Eleonora di Arborea richiederebbe da sola uno spazio ben più ampio, fu

Eleonora_d

un giudice che seppe manovrare fra gli interessi degli Aragona di Spagna e la famiglia genovese dei Doria e riscoprì le tradizioni dei re di Sardegna riuscendo a riunificare gran parte della Sardegna sotto di sè. Il tutto fra il 1340 e il 1404, periodo compreso fra la sua nascita in Spagna e la conclusione della sua vita in Sardegna.

Ma occorre ripartire, anche per vedere di trovare un qualche posticino dove sgranocchiare qualcosa, stranamente non avevamo notato nessun ristorante dall'aspetto accessibile nel centro di Oristano. 

E allora l'uscita dalla città, il passaggio nella zona commerciale, lo strano impatto con due strade che si incontrano e quasi si scontrano all'attacco del ponte sul Tirso, qui si siamo di nuovo ai nostri giorni con quel tanto di pacchiano e di squallido che hanno certe strutture commerciali "moderne" e che non possono che stridere e sottolineare la propria estraneità al tessuto urbano preesistente.

E allora in cammino verso la penisola del Sinis  e le antiche pietre di Tharros.

Ma sarà soprattutto il mare, una volta raggiunto, ad attrarre la mia ammirata attenzione.

 

postato da: bkrema alle ore 21:40 | link | commenti (4)
categorie: politica, racconti, storia, viaggio, sardegna