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mercoledì, 19 aprile 2006

TRIESTE OSPEDALE MAGGIORE 1833

(8.2.10) ospedale maggiore TRIESTE.

L'immagine, è evidente, è datata 1833 e tutta la costruzioe dell'immagine vuole dare lo spirito con cui gli amministratori dell'epoca volevano fosse vissuta questa novità che non era la solita riconversione ospedaliera di conventi, ricoveri di mendicità e simili, quando non di caserme.

La città riteneva che una struttura ospedaliera fosse elemento indispensabile per un corretto vivere e quindi fosse importante impostare un servizio che fosse all'altezza delle ambizioni e delle potenzialità economiche di una città che si avviava a uno sviluppo quasi esplosivo.

Notate come la stessa presenza delle famiglie a passeggio, con bimbi, cagnolino o ferme a crocchio a conversare o semplicemente e solo a passeggio, tutti non sembrano nelle adiacenze di luogo di dolore e di preghiere imploranti, ma sereni partecipi di quanto avviene dietro a quella fila di alberi ancora giovani e che cresceranno, non per nascondere, ma per ravvivare, per avvicinare sempre più la città agli "ospiti" non ai pazienti.TRIESTE MAGGIORE 2

Ed ecco alcuni anni dopo, gli alberelli sono diventati un vero e proprio giardino di cui Trieste città è estremamente povera e poi piazza Ospedale è in pieno centro, leggermente appartata, ma proprio all'attacco della zona collinare, quella più nobile, quella delle famiglie con tradizioni, ma non isolate dal resto della città.

Oltre alle ville e villette sopra via Rossetti c'è anche tutta una serie di case che oggi definiremmo popolari e sono certamente vissute in modo ordinato, ma la struttura complessiva ricorda che parliamo di una cttà di mare, di commerci e di avvio di grandi attività non solo commerciali, ma anche industriali.

Sulla "barca", ricordo che i primi tempi andando in treno tra Trieste e Imola e ascoltando i discorsi dei "marinèri" che erano in momentanea franchigia dai porti di Taranto o di Napoli mi aveva colpito questo affettuoso nome dato a bestioni da centinaia di passeggeri e pari uomini di equipaggio quando li vedevo ormeggiati alla Stazione Marittima, c'è disciplina, anche dura, ma c'è anche la consapevolezza che la vita di ognuno è affidata alla capacità e affidabilità di tutti. Lo stesso nel fondaco, anche se lì la affidabilità è soprattutto attenzione e onestà di conti. Persino nei cantieri e nelle industrie che arrivarono di cantieristica e di meccanica non c'è spazio per i numeri, ma c'è spazio per gli uomini, per le persone e le loro capaità ancora squisitamente individuali, quasi artigianali.

Verrà poi il momento in cui le persone non contano più, conteranno i giochi politici di Genova contro Trieste, quando gli intelligenti politici liguri sapranno difendere bene i loro interessi guidando una politica tutta a favore del triangolo Genova Lombardia Piemonte, lasciando a Trieste le bandiere e gli odi ai confini eternamente ingiusti comunque, e le industrie seguiranno pian piano l'andazzo di molte aziende di stato e più che a salvare professionalità e presenza sul mercato, diventeranno luogo per piccoli ras sindacali di parte bianca intenti a proteggere i propri e a emarginare quelli di parte rossastra troppo simili agli odiati "stiavi".

Ma torniamo all'Ospedale, oggi Maggiore,ma allora e per molto semplicemente l'Ospedale, poi c'erano gli altri, il Sanatorio Triestino, il Burlo Garofalo etc. tutti con la loro brava specializzazione e in aree non troppo distanti per consentire la reciproca intersezione. Poi, dopo, molto dopo, naturalmente, arriverà la mostruosa struttura di Cattinara, inserita in un contesto di edificazione pubblica allucinata, allucinante e cementizia, dove forse bisognerebbe applicare la recente decisione di Mosca che ha dato mano libera ai Writers per donare colore e umanità a qualcosa di assolutamente indigesto.TRIESTE CATTINARA CEMENTO

Vista così questa struttura ospedaliera è quasi gradevole specie con l'intelligente primo piano di alcuni alberi, posti a qualche chilometro in linea d'aria e dà l'impressione di un blocco efficiente ed anche elegante, architettonicamente gradevole. Magari una di quelle visure dalle mappe di Google, se qualcuno dei gentili visitatori la coglie e la mette in un commento, darebbe una visione più realistica.

Naturalmente, e lo si dice nel sito sopra citato, sono in corso ristrutturazione sia a Cattinara che al Maggiore anche perchè il destinare il Maggiore solo a lungodegenti e un po' di ambulatori costringe gran parte dei triestini a viaggi allucinanti, se dalla città, o a trasvolate oceaniche se fatte attraverso i raccordi che debbono circumnavigare l'intero territorio cittadino per ridiscendere finalmente vicino all'arrivo.

Quando ci arrivai io, in quel 1954, aveva il classico aspetto di molti degli ospedali che vedrò 25 anni anni dopo collaborando con una azienda di forniture ospedaliere e girando per tutta l'Italia dalla Sicilia ai confini Nord, Ovest ed Est. Androni enormi, corridoi larghissimi trasformati in corsie ma pur sempre corridoi che dovevano permettere il passaggio di barelle in entrata e in uscita dalle sale operatorie e dalle varie sale e salette per ambulatori, medici, infermiere, cucine, cessi e visitors e tende a circondare quelli che in qualche modo avevano concluso lì, in quel via vai, sotto quegli intonaci ormai utili solo a creare polvere, la loro esistenza e venire quindi trasferiti nella zona mortuaria per tutti gli adempimenti del caso.

Riprenderemo il discorso sugli aspetti che per quel ragazzo erano importanti, la vivacità dei rapporti, i compagni di letto di varia età ed esperienza, la gentilezza e il sorriso e la disponibilità non solo del pesonale infermieristico ma anche medico. Mi piace ricordare, come antipasto, un episodio che ci fece ridere tutti, 40/50 letti ordinatamente diposti nel corridoio-corsia con al centro le sale chirurgiche. Quel giorno, lo sapevamo, c'era una decisa amputazione di una gamba e quando il robusto infermiere uscì da quelle porte sostenendo un lenzuolo ripiegato più volte con all'interno qualcosa di forma tipica, si udì un sonoro saluto e avvertimento "e hògi polpete par tuti" .

Risata generale e qualche incertezza a mezzogiorno quando le polpette arrivarono davvero, ma l'appetito era giovane e le polpette buone.

postato da: bkrema alle ore 05:23 | link | commenti (4)
categorie: politica, racconti, storia, biografia, liceo
mercoledì, 12 aprile 2006

(8.2.9) Sanvenéro Rossèlli (Genova 1897-Milano 1974).

Buffo ritrovare pezzi della propria vita semplicemente andando su un motore di ricerca più per gioco che per vera necessità e curiosità. Cribbio, ricordavo bene, ed era proprio un chirurgo plastico con una specializzazione altissima in materia di viso.

No, non era ancora particolarmente diffusa la mania del naso e tanto meno di correzione da altre imperfezioni tra vere e supposte. Però c'era un ragazzo sui 24/25 anni che un problema, anzi decine di problemi, li aveva e una parte li aveva già vissuti (32 interventi tra grandi e piccoli) ed era si è no a metà strada. Sofferente di epilessia era caduto sulle braci del caminetto e quando l'avevano trovato ben poco c'era della realtà precedente del suo viso.

In effetti il suo viso appariva come quei blocchetti di marmo in qualche modo sbozzati da cui intravvedi la forma della testa, forse il taglio del viso, se tondo, se affilato, se squadrato, ma niete di più. Eppure ci si parlava, dopo un po' se ti sei fermato a parlare non vedi se non le parole il resto è sparito, ma non per affetto, comprensione, simpatia, bontà d'animo. Nente di tutto questo, è un fatto come se piove o tira vento, per cui se stai fuori ti bagni o ti vola via il cappello, ma dipende da te perchè se stai in casa al chiuso, protetto non ti bagni e non ti vola via il cappello.

Faceva coppia, capendosi a vicenda anche perchè da tempo si vedevano lì, e da qualche anno, per avanzare piano piano verso il traguardo sprato. Questi aveva il torace solcato da profonde cicatrici, che diceva, provenivano da un incidente con la fiamma ossidrica. E io solo adesso mi rendo conto che non era un'unica cicatrice in rilievo con cordonature oltre un centimetro di diametro, per cui probabilmente qualcuno lo teneva fermo e qualcun altro si era divertito a tracciare la trama con il cannello.

Io non ero più il bimbetto dell'Ospedale di Lugo o del Rizzoli, avevo quasi otto/dieci anni di più, ma c'era la stessa curiosità e disponibilità a credere e che in ranparte ho mantnuto ancora oggi. Non so fin dove il tutto era vero, quello che era vero è che una sera mancarono entrambi e quando ricomparirono era già tardi. Come in tutti gli ospedali a un certo punto lo spazio e il tempo scompaiono, divengono un'unica immobile realtà fino alle 5/6del mattino quando la vita, si fa per dire, riprende.

Il mistero, però, fu svelato velocemente, erano andati al casino un po' per accontentare la loro maschia mascolinità e un po' per divertirsi a esibire i loro "inconvenienti"  a una platea disponibile almeno finchè non suonava la campanella che dava l'inizio di un nuovo match d'amore, come si usa dire. E in effetti doveva essere un qualcosa di simile ad "amici miei" atto dieci o venti a sentire il racconto della reazione di quelle ragazze non certo entusiaste, ma non per ribrezzo, ma per moto compassionevole che le portavano a impegnarsi, secondo la descrizione, in modo più intenso ed efficace del solito e, giunto lo scroscio delle risate, gli avevano fatto pure lo sconto! E tornate quando volete, meglio il pomeriggio, e giù risate, perchè al pomeriggio c'è meno gente e abbiamo più tempo.

Ma tecnicamente?  non il casino, iltipo di intrventi, ovvio. I due, ormai esperti professsorini, risposero quasi all'unisono, si fa un rotolo, una specie di salsiccioto, lo si ancora a un estremo nel tessuto vivo e l'altro terminale  viene cucito più su e ogni circa 30 giorni si ripete l'intervento fino a raggiungere la parte da sistemare e allora si apre il salsicciotto, si toglie il derma a una parte corrispondente allo strato da portare al buono e gli si applica sopra il salsicciotto intanto opportunamente  preparato. Tempi? fate voi, misurate la distanza fra la coscia e il volto, vedete quanti 10/15 centimetri ci stanno, per ognuno quindi almeno 30 giorni ed è già passato praticamente un anno.

Anno nel quale ogni tanto ti arrischi con una prostituta per sentirti vivo e perchè lei non può opporsi, per lo stretto legame esistente fra utilizzatore e fornitore del servizio e la regola non certificata ma consolidata  per cui non si può rifiutare nessuno a meno che non sia ubriaco o affetto da malattie che possono creare complicazioni agli strumenti di lavoro. A chiarimento dei più giovani, all'epoca esistevano apposite aziende delegate ufficialmente a certi tipi di incontro.

Ma il tempo volava, in fondo io ero lì solo per far passare quei pochi giorni utili perchè si arrivasse a poter togliere i punti dei piccoli rammendi e rimandare a casa. Fortuna che ripassò la mia adorabile benefattrice e, assieme ad altri due pacchetti di Turmac mi portò un paio di libri. Quando se ne andò, sarebbe venuta dopo altri due giorni per salutarmi all'uscita, le risate e gli ammiccamenti dei "colleghi" e gli occhi attenti ai pacchetti di sigarette che affidai subito al più onesto di loro così che le distribuisse correttamente un po' a ciascuno. Io invece sfogliai subito i due libri perchè avevo già acquisito una delle tante malattie che mi tenevano compagnia, la lettura di un particolare tipo di gialli, i gialli Mondadori e cominciavo dalle primissime poche pagine tanto per capire palcoscenico e attori per  correre poi dall'ultima via via indietro fino a tentare di capire qualcosa dell'esito finale.

A quel punto sono rilassato e posso costruire mentalmente il percorso insieme all'autore  controllando se il tutto, inizio e fine, sono coerenti fra loro. Abitudine che ho ancora, solo che dopo due pagine adesso mi addormento e sono diventato più difficile nella scelta, salvo quando prendo il treno che, in quest caso, il primo che trovo va bene, così non debbo partecipare alla coversazione tipica che, però, è sempre meno frequente e, talvolta, mi manca pure. Eterna contraddizione fra l'essere e l'avere.

E così il primo round ospedaliero era praticamente concluso e, ma non lo sapevo ancora, la mia simpaticissima gamba si preparava a qualcosa di più serio. Ma l'ambiente sarà diverso, sarebbe stato l'Ospedale, quello vecchio, di Trieste, a neanche un centinaio di metri da casa mia in via Parini, e sarei stato coccolato e vezzeggiato dalle allieve del corso di infermiere.

Mai più avuto tante belle ragazze attorno!

  

postato da: bkrema alle ore 21:00 | link | commenti (7)
categorie: politica, racconti, biografia, liceo
domenica, 09 aprile 2006

(8.2.8) E la mattina dopo il risveglio fu buono.

Allora non usava ancora, almeno non in quel livello di alberghi, che la colazione fosse compresa, nè io del resto mi sarei permesso di fare colazione al bar fuori casa. Eppure anche i ragazzini delle elementari se sono fuori con mamma e papà trovano normale, oggi, che ci si fermi a prendere qualcosa spendendo in quattro quasi quanto una madre all'antica spenderebbe per preparare un pranzo per tutti.

Naturalmente un pranzo stile anni '50 a base di un buon piatto di spaghetti, diciamo 800 grammi di pasta, calcolato che le madri di solito mangiano meno, condita magari, a seconda del tipo, con una salsa ottenuta da cipolla e pomodoro con l'aggiunta delle novità a base di sodio glutammato (come imparerà qualche anno dopo il chimico futuro) contrabbandato come estratto di carne Liebig o Lombardi, come suggeriva la pubblicità radiofonica.

Se qualcuno poi voleva mangiare in bianco allora si guadagnava in sapore e soldi con la Margarina Gradina al posto del Burro e una spruzzata di parmigiano o di pecorino o di latteria stagionato a seconda dei gusti e delle regioni. E io mi ritrovai seduto a tavolino con tovaglietta, il bricco del caffè e del latte, dei maritozzi ancora caldi e quei pacchettini piccoli piccoli di una marmellata quasi solida che era cotognata e i triangolini Ferrero con la forma dei formaggini e il sapore del cioccolato.

Questi ultimi li conoscevo benino perchè ogni tanto li avevo come merenda per l'intervallo grande assieme a mezza "biga" di pane a fare da supporto. La biga a Trieste era, ed è ancora, una pagnottella morbida e soffice all'interno (però cotta giusta) e una crosta croccante e la parte superiore è come divisa in due, da cui il nome. Qui a Milano il pane era di un tipo per me sconosciuto, piuttosto elastico e mal cotto, a giudizio delle abitudini riportate dalla Romagna e quelle assimilate dopo a Trieste.

Ma l'appetito, e la tensione che pur c'era, aiutarono a spazzare via con gusto tutto quello che veniva fornito e poi me ne andai a conoscere la grande città tanto avevo tempo fin quasi le tre del pomeriggi, come mi riferì il portiere a cui la mia protettrice aveva telefonato. E me ne andai a zonzo dopo aver attentamente scritto indirizzo, nome e telefono del luogo di partenza perchè già allora conoscevo molto bene come io sia completamente sprovvisto di ogni e più semplice capacità di orientamento.

E arrivarono finalmente le tre e la gentile signora arrivò puntuale in macchina guidata da un signore che non era il marito e feci il giro turistico più ovvio, oggi, i Navigli (ancora intatti) e poi il Duomo e più niente perchè le sei del pomeriggio erano vicine, era domenica e negli ospedali la domenica sera comincia ancora prima che negli altri giorni della settimana. Così mi accompagnò all'ingresso, mi consegnò alla suora addetta, mi fece una nuova sottile carezza quasi un abbraccio e... mi diede due pacchettidi Turmac.

Io rimasi interdetto con quelle due scatole bianche piatte con la scritta dorata, affascinanti, promosso sul campo adulto anche se non avevo mai più fumato dall'poca in cui andavo a caccia di cicche di bionde fra i piedi degli americani e dei polacchi  allo stadio di Ravenna o a quella specie di sigarotte fumate nel collegio di Villa S. Martino (a 9/10 anni) e ottenute da carta di giornale (cellulosa pura condita dal piombo degli inchiostri, ma mica lo sapevo) e foglie secche scricchiolate la cui natura variava al variare delle stagioni. Le foglie migliori erano quelle di vite,perchè asciugate bene si sfarinavano e avevano il colore scuro tipico dei sani tabacchi del popolo. Il tabacco delle Turmac invece era biondo- biondo, profumato, le sigarette appena più corte, schiacciate e poi non c'erano i fiammiferi.

Le corsie erano un tutto unico di un grande rettangolo e ne costituivano come una enorme  "L" riempita, a chiudere il rettangolo, dalle sale operatorie o, meglio, dalla sala operatoria unica all'interno della quale c'erano tre letti operatori seguiti spesso da un unico direttore d'orchestra che coordinava il lavoro delle tre sezioni. Come vidi poi il giorno dopo tutto era luminoso e scintillante. in fondo gli interventi di risistemazione sono in gran parte a livello di derma, quasi mai si debbono aprire cavità interne ed è un taglia e cuci decisamente superficiale e io ero un soggetto di una banalità unica e, come scoprii qualche mese dopo, anche con un risultato pressochè altrettanto inutile.

Ma non erano questi i miei problemi o le mie curosità, curiosità che furono ampiamente soddisfatte la mattina dopo perchè l'intervento fu in anestesia locale e lo osservavo guardando l'enorme specchio-lamapadario appeso al soffittoe lo avvertivo dal rilassamento dei piccoli muscoli del labbro superiore inciso dal bisturi e ricucito con un abile rammendo, ma ci sarebbe dovuto essere un apporto di materia prima ma, come commentarono fra loro i chirurghi di vario grado che mi circondavano, pressochè inutile  perchè sarebbe stato materiale appiccicato lì senza alcun collegamento e anche con qualche rischio di scarsa vascolarizzazione.

Quante cose si imparano ad occhi e orecchie aperte e come già allora gli onesti e valenti artgiani chirurghi e ortopedici con cui ho avuto a che fare ci tenessero a spiegare il come e il perchè facevano alcune cose invece di altre e ne parlavamo a cenni io, e a parole vere loro come se fossimo attorno al motore di un auto con un meccanico chiacchierone che spiega di bielle, manovelle e pistoni a uno zotico incompetente, ma curioso, perchè in fondo il motore è il suo ed è lui che poi pagherà le conseguenze e i risultati come immagine.

Ben più interessante fu la conoscenza, dopo, dei problemi di qualcuno degli altri inquilini di quella interessante clinica come vedremo al prossimo round.

postato da: bkrema alle ore 21:53 | link | commenti (1)
categorie: politica, racconti, biografia, liceo